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Opinioni e commenti
 

Gallinari, morto l’ex brigatista carceriere di Moro
Pubblicato il 14-01-2013


Gallinari-MoroÈ stato uno dei volti degli “anni di piombo”. Un volto in bianco e nero che raffigura la storia di quella stagione buia dell’Italia: dietro le sbarre, con uno zuccotto di lana a coprire la testa ferita dopo la sparatoria precedente il suo arresto, i baffi “alla turca” e gli occhiali. L’ex Br Prospero Gallinari è morto questa mattina, a 62 anni, nel garage della sua abitazione a Reggio Emilia. Il corpo è stato ritrovato all’interno della sua auto, stroncato probabilmente da un attacco cardiaco. Era nato nella stessa città in cui è morto, Reggio Emilia, dove, in pieno “Autunno Caldo”, insieme ad Alberto Franceschini ed altri fuoriusciti dal Pci, fondarono le Brigate Rosse dando inizio a una buia avventura della lotta armata. Partecipò direttamente al sequestro dell’onorevole Aldo Moro di cui fu carceriere con Anna Laura Braghetti, Mario Moretti e il ‘quarto uomo’, che sembra essere Germano Maccari.

CARCERIERE DI MORO – E’ stato considerato per molto tempo l’esecutore materiale dell’uccisione di Moro, secondo le testimonianze di diversi pentiti, nessuno dei quali però ha partecipato alla gestione del covo di via Montalcini a Roma. In un’intervista Mario Moretti si e’ poi addossato la responsabilità dell’uccisione e Adriana Faranda ha raccontato che, quando Moro lo salutò, il “duro” Gallinari pianse. Gallinari, nonostante non corrispondesse alla descrizione fatta dai testimoni, fu ritenuto l’ing. Altobelli’, intestatario dei contratti di via Montalcini e lui stesso, in un’intervista dell’89 a ‘Tg1 Sette’, aveva ammesso di essere Altobelli. Questa identificazione è stata invece successivamente esclusa sia da Moretti sia da altri ex terroristi. Sempre Gallinari, secondo il pentito Antonio Savasta, bruciò le carte di Moro rimaste in mano ai brigatisti, durante una riunione a Moiano, in Umbria.

IL “GRUPPO DELL’APPARTAMENTO” – Nato il primo gennaio 1951 a Reggio Emilia, da famiglia contadina, dopo un’esperienza iniziale nell’organizzazione giovanile comunista, Gallinari fa parte del “gruppo dell’appartamento”, che si riuniva in via Emilia San Pietro 25 a Reggio. Del gruppo fanno parte anche Franceschini, Pelli, Bonisoli, Azzolini, Ognibene e Paroli, che finiranno tutti nell’esperienza della lotta armata. Verso il 1972 passa in clandestinità ed entra in contatto con il ‘Superclan’ di Corrado Simioni. “Gallo”, come è soprannominato Gallinari, ricompare il 6 novembre 1974 a Torino, quando è arrestato insieme ad Alfredo Buonavita, a bordo di un’ auto rubata, e si dichiara prigioniero politico. Il 2 gennaio 1977, quando manca meno di un mese alla sua scarcerazione per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva, Gallinari evade dal carcere di Treviso con altri 12 detenuti, tra cui Vincenzo Andraus, il ‘boia delle carceri’. Nel 1978 Gallinari, che nel frattempo si guadagna la fama di “capo militare delle Br”, partecipa al rapimento di Aldo Moro in via Fani. Gallinari sarà arrestato nuovamente il 24 settembre 1979, a Roma, nel quartiere Appio, dopo una sparatoria con la polizia, nella quale viene ferito gravemente. Sottoposto ad un intervento chirurgico al cervello, riesce a riprendersi. Il 24 agosto 1981, nel supercarcere di Palmi, sposa Anna Laura Braghetti.

DALL’ERGASTOLO ALLA MORTE – Il 24 gennaio 1983 e’ condannato all’ ergastolo nel primo processo per il rapimento Moro (sentenza poi confermata nei processi successivi). Nello stesso anno e’ colpito da due crisi cardiache. L’1 ottobre 1984, dopo un infarto, e’ operato al cuore e gli vengono applicati tre by-pass. Gallinari fa parte degli irriducibili del terrorismo fino al 23 ottobre 1988, quando, senza pentimenti o dissociazioni, firma con altri detenuti un documento che riconosce che “la lotta armata contro lo Stato e’ finita”. L’1 dicembre 1990 il tribunale di sorveglianza di Torino respinge la richiesta di differimento della pena e il 21 marzo 1991 la Corte di Cassazione respinge il suo ricorso. Nel marzo 1993, dopo un’altra crisi cardiaca, è ricoverato al Policlinico di Roma, dove è sottoposto a terapia intensiva nell’unità coronarica. Poi, un nuovo ricovero all’ospedale Umberto I per ischemia cerebrale e un altro nel ’97 all’ospedale reggiano S. Maria Nuova per l’ applicazione di un defibrillatore. In seguito ha ottenuto la sospensione della pena per le precarie condizioni di salute; da anni era tornato a vivere a Reggio Emilia.

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