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Il Cavaliere e la “sindrome del gambero”: Berlusconi fa marcia indietro su Draghi
Pubblicato il 17-01-2013


Berlusconi-Draghi-gamberoTra i tanti vezzi, stranezze e difetti al Cavaliere andrebbe ascritta anche la “sindrome del gambero”. Non si parla di quello che in psicologia è definito il processo lento e doloroso di elaborazione di un amore finito che si inceppa e si torna con la mente alla persona amata, quanto piuttosto della ormai consueta abitudine alla quale Berlusconi ha abituato gli italiani a tornare sui suoi passi, da un giorno all’altro, contraddicendo se stesso ma sempre a testa alta. Come la marcia indietro su Draghi al Quirinale dopo solo due giorni dalla plateale proposta: Silvio Berlusconi ieri ha affermato che “non c’è mai stata” una candidatura del governatore della Bce al Colle. Per carità, “non per mancanza di stima o dubbi sul suo valore, ma perché sta facendo molto bene alla Bce ed è merito suo se si e’ calmata la speculazione finanziaria sui titoli del debito pubblico. Non c’e’ nessuna opportunità, né per lui né per noi, che lasci un incarico così importante”. Del resto, già due giorni fa lo stesso Draghi aveva stoppato la manovra con un “hic manebimus optime” che lasciava poco spazio alle fantasie inconfessabili.

IL VECCHIO (PROGRAMMA) CHE AVANZA – Berlusconi, intervistato alla radio, ha tirato fuori tutto il campionario di questi ultimi giorni: giustizia a orologeria, Ppe che entra a gamba tesa in faccende interne al Paese, gli italiani che devono esprimere un voto utile perché in Italia la democrazia è bipolare. Poi la stoccata a Mario Monti: “O Monti pensa che gli italiani siano matti o c’e’ in giro un matto che crede di essere Monti…”. Da ultimo, nel nome della lotta alle ingiustizie, ripromette l’abolizione dell’Imu al primo Consiglio dei Ministri che lo vedrà legittimamente reinsediato a Palazzo Chigi. Contemporaneamente, su Raiuno, si produce nella sua imitazione Gianfranco Fini, che non ne riproduce il tono vocale – né l’accento longobardo – ma ripete a memoria le frasi a lui più care, del tipo “sono i giudici comunisti”.

MONTI RIPETE IL GIA’ DETTO – Giornata priva di scossoni, quella di ieri, dal punto di vista della campagna elettorale. Anche Mario Monti, ospite dell’Ice, ripete il già detto, e cioè che quando arrivò lui a Palazzo Chigi la nave andava a fondo, e la situazione era disperata. Poi una stoccata intimistica alla classe politica nazionale, tacciata intrinsecamente di provincialismo: “Trova più familiarità e usualità di costume e di interlocuzione con ciò che è interno, qualche volta con ciò che è intimo, al sistema politico”. Niente ruvidezze. Forse perché nel frattempo iniziano ad agitarsi le acque per la corsa al Quirinale, con i primi nomi che circolano. Ma è presto, prima devono tenersi le elezioni. Nel frattempo arriveranno altre giravolte del Cavaliere e passi indietro da manuale, anzi da gambero.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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