domenica, 22 aprile 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

“Il meglio deve ancora venire”. Avanti!
Pubblicato il 01-01-2013


Hope, speranza. È quello che milioni di persone si aspettano dal 2013. E, se è vero che la speranza accompagna ogni passaggio di anno, forse quella che chiude la porta sul 2012 e la apre sul 2013, avrà un pò più di voce. È la voce del presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che nel discorso di ringraziamento per la sua seconda elezione ha detto che «Il meglio deve ancora venire», rilanciando quella parola che è stata slogan della sua campagna, titolo della nostra testata: «Avanti!». Hope, speranza. Potremmo tirare un sospiro di sollievo pensando che la profezia dei Maya non si è avverata. Guardando avanti, però, c’è ancora da aver paura. La staffetta che l’anno vecchio passa al nuovo è un testimone fatto di tante difficoltà. L’Italia non è fuori dalla crisi, e sono in molti a chiedersi se la fine del tunnel sia davvero vicina come dicono. Il 2012 è stato un anno difficile, anche dal punto di vista politico. Gli scandali che hanno travolto la giunta regionale del Lazio, e non solo quelli, rappresentano un monito che ha ricordato quanto sia lunga la strada da fare e quanto tempo passi tra il riconoscimento di una malattia e la sua guarigione. È stato un anno difficile per le famiglie. È stato un anno difficile per i giovani che hanno visto tante porte chiudersi di fronte a loro.

Lo scenario internazionale non lancia segnali migliori: la Siria è dilaniata dalla guerra e, a Betlemme, anche quest’anno gli incensi che accompagnano la messa nella Basilica della Natività non profumano di pace. Sulle “primavere arabe” è sceso il freddo, ci si è risvegliati dopo il sogno con uno strano sapore in bocca che apre scenari ancora tutti da capire su una regione così vicina a noi.

Abbiamo visto i colleghi de “El Pais” alzare in aria 129 cartelli nella redazione di Madrid per protestare contro i 129 licenziamenti notificati via email. Immagini che ci hanno ricordato la tragedia che vive la Spagna, che vive la Grecia, paesi che sono diventati la vera “frontiera” dell’Europa. Anche in Italia, il neonato giornale “Pubblico”, di Luca Telese, è durato lo spazio di 100 giorni prima di abortire: un’altra voce che non parlerà più, un modo di raccontare la realtà che si perde.

L’Europa. Lo ricordava sulle pagine del nostro giornale il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz: «In questi 60 anni abbiamo costruito ben più che un mercato. Abbiamo garantito pace, stabilità, e livelli di prosperità mai conosciuti prima a milioni di cittadini. Abbiamo permesso a popoli che, fino a pochi anni fa vivevano nell’oppressione e nella dittatura, di accedere alla democrazia, la libertà, la giustizia. Il nostro modello sociale, che tutto il mondo ci invidia, ha mostrato che è possibile combinare libertà e protezione sociale, concorrenza e diritti». Eppure anche quello scudo che avrebbe dovuto difenderci, quella comunità che si sarebbe dovuta stringere per elaborare una risposta è in affanno. Il Vecchio Continente che con la sua saggezza ed esperienza avrebbe dovuto consigliare, indicare una strada di moderazione alle follie nefaste del sistema neoliberista, ancora balbetta invece di urlare, forte e unito, come lo stesso Schulz ammette: «Purtroppo ancora oggi, al Consiglio, le proposte sui bonus dei banchieri, quelle sui paradisi fiscali, quelle per limitare l’high frequency trading, sono bloccate da alcuni governi, che non credono alla regolamentazione dei mercati finanziari».

Hope, speranza. Ce la ricordiamo l’Italia all’inizio del 2012? C’è un’immagine che ha fatto il giro del mondo in cui molti hanno voluto vedere, riflesso, il destino del Paese. È l’immagine della Costa Concordia, arenata sugli scogli dell’isola del Giglio. Sembra ieri. È vero, anche quello è uno dei volti del Paese. Faciloneria, incompetenza, imbrogli e soprattutto irresponsabilità. Sono successe tante cose da allora e molte di queste hanno dimostrato che esiste un’altra Italia, che va avanti. L’Italia che crede nel Bene Comune e che partecipa, l’Italia degna, stanca ma non piegata.

Viene da chiedersi quale volto abbia la speranza in questo mondo. Nella società dell’informazione e dei database, che ha rimosso il velo di Maya delle ideologie e ci ha costretto a ragionare in termini di sistema, a pensare, come i giocatori di scacchi, sforzandoci d’intuire sempre la “quarta mossa”, è difficile trovare un “volto” ad incarnarla, fosse anche quello di Obama. Non viviamo in società per “uomini soli al comando”. Interconnessi come siamo sarebbe impensabile affidare a una sola persona un compito che è collettivo.

Viene da chiederselo, ma la risposta non la troveremo oggi. Perché la risposta è una convinzione, uno stato d’animo, un’attitudine verso la realtà. È una scelta: perché «Il meglio deve ancora venire». La risposta la troveremo inseguendo quella parola semplice e indispensabile, primordiale come un sorriso, inevitabile come respirare: Forward, Avanti!

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

More Posts

Follow Me:
DiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento