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Opinioni e commenti
 

Ilva, sit-in di protesta dei lavoratori. Confermati i domiciliari ai Riva
Pubblicato il 17-01-2013


Ilva-sit-in-Prefettura-TarantoAncora fibrillazione, a Taranto, in merito alla questione dell’Ilva. Mentre la prima sezione penale della Corte di Cassazione respinge i ricorsi presentati per la revoca dei domiciliari nei confronti di Emilio e Nicola Riva, oltre che dell`ex direttore dello stabilimento tarantino Luigi Capogrosso, i lavoratori tornano in strada. Un centinaio di operai dell’Ilva in cassa integrazione si è infatti radunato sotto la Prefettura di Taranto, dove è in corso un incontro tra i segretari provinciali dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil e metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm e il prefetto, Claudio Sammartino. L’intento della riunione è quello di discutere delle vicende che riguardano lo stabilimento e, in particolare, delle conseguenze che potrebbe determinare il sequestro dei prodotti finiti disposto dalla magistratura.

LAVORATORI CERCANO DI FORZARE I CANCELLI – Sempre stamane, un altro gruppo di lavoratori ha cercato di entrare nello stabilimento, ma attualmente risultano sbarrati sia l’accesso alla direzione sia quello alla portineria A. «C’è grande tensione – ha dichiarato Vincenzo Castronuovo, della Fim Cisl di Taranto – perché l’azienda ha già dichiarato che se non si sblocca la produzione con la revoca del sequestro disposto dalla magistratura non sarà in grado di pagare gli stipendi il prossimo mese e il problema riguarda anche gli altri stabilimenti del gruppo». Intanto la produzione del treno nastri, ha aggiunto il sindacalista, «è stata dirottata a Genova». «Stiamo tenendo assemblee – ha poi concluso – per discutere con i lavoratori, ma la situazione è davvero difficile».

CONFERMATI I DOMICILIARI A RIVA SENIOR E JUNIOR – Nel frattempo, al patron storico dell’impianto Emilio Riva e al figlio Nicola – come anche all’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso – sono stati confermati gli arresti domiciliari. L’accusa resta quella di disastro ambientale. In particolare, la Suprema Corte ha confermato l’ordinanza di custodia eseguita lo scorso 26 luglio da parte del Tribunale della libertà di Taranto. In quell’occasione iniziarono i primi arresti per disastro ambientale nei confronti dei vertici del colosso siderurgico.

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