domenica, 22 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

In darkness, Holland porta al cinema lo Schindler polacco
Pubblicato il 21-01-2013


In darkness-HollandImpiegato comunale addetto al controllo delle fogne, ladruncolo, furbastro, buon padre di famiglia e capace di un’impresa incredibile: salvare dalle stragi e le deportazioni naziste nel 1943 a Lvov (allora città polacca, inglobata dall’Urss dopo la II Guerra Mondiale e conosciuta come Leopoli), 10 ebrei nascondendoli per anni proprio nella rete fognaria. E’ Leopold Socha, una sorta di Schindler polacco, la cui storia viene raccontata da Agnieszka Holland nel dramma “In darkness”, entrato l’anno scorso fra i finalisti all’Oscar per il miglior film straniero e in uscita il 24 gennaio (tre giorni prima della Giorno della Memoria) distribuito da Good Films.

LA REGISTA GIA’ DUE CANDIDATURE AGLI OSCAR – La cineasta polacca è già stata candidata alla statuetta due volte per film sull’Olocausto: nel 1985 con Raccolto amaro (in gara per il film straniero) e nel 1992 per la sceneggiatura di Europa Europa. Fiori all’occhiello in una carriera nella quale la Holland ha attraversato i generi, con film come Il giardino segreto, da un classico per ragazzi, Poeti dall’inferno sul legame tra Rimbaud (Leonardo Di Caprio) e Verlaine (David Thewlis), Washington Square, da Henry James. Negli ultimi anni inoltre ha un legame forte con la tv americana, che l’ha voluta per dirigere pilot o puntate di serie di pregio come The wire, Treme’, e The killing. Proprio per la Hbo la regista ha finito qualche mese fa le riprese di Burning Bush, miniserie su Jan Palach, lo studente cecoslovacco che nel 1969 si diede fuoco come gesto simbolico contro l’occupazione sovietica.

TRATTO DAL LIBRO ‘IN THE SEWERS OF LVOV’ –  Inizialmente la regista aveva rifiutato l’offerta di girare In darkness, arrivata dallo sceneggiatore David F. Shamoon, che ha tratto la storia dal libro In The sewers of Lvov: “Sarebbe stato doloroso tornare a quel periodo e lo sapevo – spiega la Holland – sapevo che se avessi deciso di farlo sarebbe dovuto essere molto reale, e molto autentico e quindi non girato in inglese, il che avrebbe reso difficile convincere i produttori”. Ma “lo sceneggiatore è stato molto testardo – aggiunge – mi ha mandato varie versioni della sceneggiatura e dopo un po’ ne sognavo le scene, dovevo far uscire questa storia”.

LA VERA STORIA DI SOCHA E DI 20 EBREI – Sempre per la maggiore veridicità possibile, la regista, ha girato molte scene fra i canali delle fogne di Berzlino, Leipzig e Lodz, immergendo le scene nel buio. Così rivive attraverso il pathos dei personaggi e della storia, ma senza facili sentimentalismi, la vicenda di Leopold Socha (Robert Wieckiewicz), che in una delle sue perlustrazioni delle fogne di Lvov, si accorge del tentativo di alcuni ebrei, di scappare dal ghetto in cui erano stati chiusi dai nazisti, attraverso i canali. Socha gli offre i suoi costosi servigi per aiutarli nella fuga ma quando i tedeschi svuotano il ghetto facendo stragi e deportando i superstiti, Socha aiuta a nascondersi 20 ebrei, dei quali ne riesce a mantenere in vita 10, pur se nascosti in una locale buio, fetido e pieno di topi, fino alla ritirata nazista, portandogli il necessario per vivere e sviando le perquisizioni tedesche. Sia Socha che la moglie (Kinga Preis), sempre al suo fianco, verranno riconosciuti da Israele fra i Giusti tra le nazioni, cioè i cittadini non ebrei che hanno agito in modo eroico rischiando la propria vita per salvare quella anche di un solo ebreo dalla Shoah. “Esaminare le molte storie di questo periodo mostra un’incredibile varietà di destini e vicissitudini – dice la Holland nelle note di produzione – spiegate in un ricco tessuto di trame e drammi, con personaggi che affrontano scelte morali e umane difficili dando prova sia del meglio che del peggio della nostra natura”.

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