domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Intestamè, una geniale pièce teatrale che fa ridere e piangere insieme
Pubblicato il 30-01-2013


Intestame-RagoneCanto, ballo, mimo, poesia, storia, letteratura, folklore. Il pluriartista Carlo Ragone, classe ’67, autore e protagonista unico della pièce teatrale “Intestamè” – in scena al teatro Greco di Roma dal 24 gennaio al 3 febbraio 2013 – sembra aver fatto ricorso all’intero insieme delle muse classiche per creare un collage di emozioni tra realtà, memoria e sogno. Comico nella tragedia, tragico nell’onirico, immaginifico nel descrivere la realtà di una Napoli sotto le bombe della guerra, “Intestamè” trascina in un vortice di stati d’animo, che accompagnano lo spettatore dentro e fuori la finzione senza alcuna consapevolezza. Sospesi in una dimensione spazio temporale indistinta, tra fiaba e poesia, in “Intestamè” si ritrova tutto il cuore di Napoli dei testi di Erri De Luca e la capacità di trasformare la realtà in magia di Lindsay Kemp.

In scena con il protagonista solo il trio musicale William Kemp, che sembra assumere il ruolo del coro delle tragedie greche. Con qualche accordo musicale, piccoli suoni o semplici battute richiamano delicatamente alla realtà il protagonista che altrimenti rischia di volar via come un palloncino nel cielo sulle ali della fantasia e dei ricordi.

La trama apparentemente surreale, in realtà è carica di un’umanità commovente. Il protagonista riceve un’assurda eredità dal padre: “A mio figlio Ferdinando ci lascio tutto. Tutto quello che non ho fatto”. Dopo aver indossato la sua giacca, unico ricordo del padre appena defunto, Ferdinando viene portato per incanto nella Napoli degli anni ’40, tra bombardamenti, fame ed emigrazione, dove avrà finalmente l’occasione di osservare com’era suo padre da giovane, di conoscerne le speranze, le illusioni, i rimpianti.

Uno spettacolo teatrale che colpisce per la straordinarietà, difficile da definire, se comico o tragico, e che mette in luce tutta la complessità artistica del protagonista. Ragone, infatti, si è dedicato al balletto classico fin da piccolo fino a quando si trasferisce a Roma, nel 1985, per frequentare l’Accademia Nazionale Renato Greco. Successivamente prende parte al corso di perfezionamento mimico con Yves le Breton e Lindsay Kemp e al corso di perfezionamento al balletto classico in Francia con i solisti dell’Opera di Parigi. Si diploma al Laboratorio d’Arti sceniche diretto da Gigi Proietti. Infine studia canto con J. Fuèntes del teatro dell’Opera di Roma.

Cristina Calzecchi-Onesti

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