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Opinioni e commenti
 

La Spezia, rapimento Calevi: la fine di un incubo. Quattro le persone arrestate: due italiani e due albanesi
Pubblicato il 02-01-2013


Sono trascorsi appena due giorni dalla liberazione, e Andrea Calevo è già tornato nella sua impresa edile. Il giovane imprenditore spezzino, rapito lo scorso nella notte tra il 16 e il 17 dicembre nella sua villa di Lerici da una banda di rapitori dilettanti, ha espresso «fiducia negli inquirenti, hanno fatto un ottimo lavoro, sono riusciti a prendere il capo e li prenderanno tutti». Procedono intanto le indagini che vedono arrestati quattro dei sette malviventi autori del sequestro. Ieri pomeriggio si è svolto l’interrogatorio di garanzia durante il quale il capobanda, Pierluigi Destri si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre un giovane operaio albanese, coinvolto nel rapimento, ha cominciato a fornire dettagli sulla vicenda. Secondo fonti investigative a breve saranno arrestati altri due albanesi che hanno partecipato alla fase operativa del sequestro.

LA FESTA IN AZIENDA PER IL GIOVANE IMPRENDITORE – Ha avuto paura l’imprenditore spezzino, durante i 15 giorni di prigionia nelle mani dei delinquenti, improvvisati rapitori. «Finalmente si torna alla normalità» ha dichiarato appena varcati i cancelli, accompagnato dalla sorella Laura. Per lui i dipendenti hanno improvvisato un brindisi tra abbracci e applausi: «Siamo felici che sia di nuovo con noi in azienda» hanno detto.

GLI ARRESTATI E L’INTERROGATORIO DI GARANZIA – Per ora le persone arrestate sono Pierluigi Destri, l’imprenditore edile 70enne ritenuto la mente della banda, suo nipote Davide Bandoni, 23 anni e due giovani operai albanesi, Fabijan Vila, e Simon Halilaj. Ieri pomeriggio durante l’interrogatorio di garanzia, Destri non ha voluto rispondere alle domande del giudice del tribunale de La Spezia, Marta Perazzo. Ma se il 70enne non intende collaborare, al suo posto c’è il giovane operaio albanese Simon Halilaj che ha cominciato a ricostruire la vicenda con gli inquirenti.

LA PIZZA E LA SVOLTA ALLE INDAGINI – Fatale è stata una telefonata per ordinare una pizza «perché il ragazzo ha fame». Il telefono del capo dei malviventi – già schedato per precedenti reati legati al mondo della droga e delle rapine in banca e sotto controllo da tempo – ha consentito agli inquirenti di confermare che il ragazzo si trovava nella sua villa a Sarzana. Questa informazione ha consentito agli inquirenti di condurre il blitz che ha portato alla liberazione del giovane imprenditore.

LE INTERCETTAZIONI FRA DESTRI E BANDONI – Nelle numerose intercettazioni, soprattutto tra Destri, considerata la mente dell’operazione, e il nipote Bandoni, il braccio operativo, si evince che i due alternano organizzazione e improvvisazione durante le varie fasi del sequestro. Frequenti i malumori del giovane 26enne, tossicodipendente in fase disintossicante, che si lascia andare a espressioni come «mo’ gli stacco un dito», o il desiderio di usare violenza contro Calevi. In un’altra occasione aveva pensato fargli bere dell’acqua con del metadone per farlo «dormire». Sembra inoltre che Bandoni volesse acquistare un coltello, da utilizzare verosimilmente sull’imprenditore.

IL BLITZ CONGIUNTO DI ROS E SCO – L’operazione di lunedì mattina ha visto l’attività congiunta del Ros, il Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri e dello Sco, il Servizio centrale operativo della polizia che hanno trovato Calevo incatenato nello scantinato, prigione della villa del capobanda Destri, nella zona commerciale di Sarzana.

Silvia Sequi

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