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Opinioni e commenti
 

L’anestesista di Welby sarà capolista regionale Psi a Milano. Mario Riccio all’Avanti: «Un onore oltre che un dovere civico»
Pubblicato il 16-01-2013


Mario Riccio-Welby-Psi

Mario Riccio, l’anestesista dell’ospedale di Cremona che nel 2006 staccò il respiratore a Piergiorgio Welby che aveva chiesto l’eutanasia a causa di una distrofia muscolare in fase terminale, è il candidato capolista regionale a Milano per il Partito socialista Italiano alle elezioni lombarde. «Sono molto contento di aver ricevuto la proposta di candidatura da parte del Psi. Per me, la candidatura come capolista, è un onore oltre che un dovere civico e civile» ha detto all’Avanti! lo stesso Riccio che, ricorda, «il Psi, il migliore Psi era anche il partito di mio padre quindi questa candidatura si inserisce anche in una linea di continuità familiare».

UNA SCELTA SOCIALISTA, UNA SCELTA DI LAICITA’ – Anestesista e rianimatore presso l’ospedale Maggiore ha scelto dunque di essere candidato con i socialisti, precisando di non essere candidato alle politiche con “Rivoluzione civile” di Antonio Ingroia, come riportato da alcuni siti online durante la giornata di ieri. «Voglio impegnarmi in Lombardia, la mia Regione – ha sottolineato Riccio – e ho ricevuto questa offerta dai socialisti. La loro laicità è fuori discussione e io rispondo alla mia coscienza».

Dottore, lei è stato uno dei protagonisti di una battaglia difficile per questo Paese. Quali sono le ragioni, da medico per scegliere il Psi?

Innanzitutto voglio sottolineare che sono contento di prendere in mano il testimone di una grande tradizione politica e civile che spero di essere in grado di rappresentare al meglio. Proprio come medico, posso dire che la Lombardia di Formigoni ha reso il diritto alla salute alla stregua di una merce. I casi del San Raffaele, della Maugeri e della Santa Rita parlano, tristemente, da soli. Quando si fa della salute una merce i risultati sono sotto gli occhi di tutti, basti pensare a Don Verzè, mentre le sue strutture affondano nei debiti, va in vacanza in Brasile in jet privato.

Un problema politico senza dubbio. Ma anche culturale. Quanto è importante battersi per la laicità in un Paese ancora troppo influenzato da una cultura cattolica?

Senza dubbio un problema politico e culturale. Basta pensare che, in alcune strutture ospedaliere in Lombardia non è possibile eseguire interruzioni di gravidanza. Problemi che potrebbero essere risolti in un batter di ciglio da parte dei direttori delle strutture, ma che si preferisce non affrontare per opportunità politica. Parliamo di una regione in cui il presidente ha impedito, con toni a limite della minaccia, che avvenisse l’esecutività della sentenza Englaro, introducendo una sorta di “obiezione regionale”.

Proprio sul tema sanità, Formigoni ha sempre presentato la Lombardia come un polo d’eccellenza.

Lui ha trasformato la sanità introducendo un sistema di accreditamento selvaggio. Un sistema senza controlli che ha prodotto i risultati che purtroppo conosciamo. Anche sulla virtuosità ci sarebbe da discutere, visto che gran parte dell’efficienza è data dal fatto che le strutture private scelgono di offrire interventi terapeutici solo rispetto ad alcuni tipi di patologie ad alto valore remunerativo, tralasciando i servizi, spesso i più essenziali che costano tanto e quindi diminuiscono i margini di profitto. Per non parlare poi degli scandali. Io penso che la medicina sia sostanzialmente etica. Ma, il modello Formigoni ha creato strutture in cui il valore per il chirurgo era quello di “produrre” un rimborso maggiore per il suo ospedale. Certo, le responsabilità dei reati commessi sono poi individuali, ma un sistema del genere non favorisce certo quell’idea di sanità che cura i cittadini, soprattutto se il sistema è esasperato e mancano i controlli. Un giorno si dovrà pur spiegare come mai in Lombardia vengono effettuate più cardiochirurgie che in tutta la Francia.

Insomma, la scelta del Psi ha, per lei, radici politiche, familiari ed etiche.

Guardi, temi come la laicità e l’etica sono centrali per i socialisti. Questo per me è importante, soprattutto in un Paese che vive un forte ritardo su questioni di questo tipo. A sei anni dal caso Welby si sta ancora a discutere sulla possibilità di interrompere le cure. Viviamo in un Paese dove materie come l’inizio e il fine vita vengono ancora affrontate con terminologie e schemi da fine ‘800, mentre in altri paesi vicini si discute di suicidio assistito e eutanasia. Credo che una forza come il Psi abbia la statura e il bagaglio per affrontare, finalmente con una prospettiva laica, problemi che riguardano da vicino la vita dei cittadini.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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