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Opinioni e commenti
 

Lascia il Giappone per vivere “da vacanziere” sul fronte siriano: l’ultimo esempio di turismo di guerra
Pubblicato il 03-01-2013


Secondo alcune stime, sarebbero oltre 60.000 i morti dal marzo 2011. Secondo altre 40mila. Senza dubbio una tragedia. Difficile districarsi nel conflitto siriano, di sicuro l’immagine del fallimento del giornalismo contemporaneo che, ubriacato, ma soprattutto impigrito da Twitter e da Youtube, dimentica che “il mestiere” di cronista, soprattutto quello di guerra, si fa “consumando la suola delle scarpe”. Ma, nonostante la latitanza dei reporter, casi eccezionali e meritevoli a parte, incredibilmente la guerra in Siria non tiene lontani i “turisti”, che si recano nel Paese dilaniato dalla guerra civile a caccia di emozioni forti.

IL GIAPPONESE DI ALEPPO, «SONO UN TURISTA DI GUERRA» – E’ il caso di Toshifumi Fujimoto, un camionista giapponese che ha lasciato il suo Paese per sbarcare ad Aleppo, nel bel mezzo del conflitto tra ribelli e soldati filo-governativi. «È molto eccitante, e il picco di adrenalina non ha pari», ha raccontato il giapponese all’agenzia France Presse. Ogni mattina, quasi fosse un combattente, Fujimoto si reca sulla linea del fronte, dove pare si sia trasformato in una sorta di «attrazione locale», anche perché è solito indossare una uniforme militare giapponese, una telecamera e una macchina fotografica. «Sono un turista in zona di guerra», ammette candidamente, rivendicando di partire ogni mattina con i ribelli dell’Esercito Libero Siriano verso le zone di combattimento. Fujimoto, padre divorziato di 46 anni, era un autista di camion in Giappone e trasportava gasolio.

DALLA BOSNIA ALL’IRLANDA DEL NORD, L’EXPLOIT DEL TURISMO DI GUERRA – E il coso della Siria non è certo il primo esempio di “turismo di guerra”, una pratica che sembra diventare sempre più popolare. E c’è chi non perde tempo a trasformare queste velleità in un business. Secondo il quotidiano belgradese Kurir, alcuni mesi fa, un’agenzia britannica, la “Political Tour”, avebbe iniziato ad offrire, al prezzo di 2.870 euro (2.400 sterline), un giro turistico “degli orrori”, denominato simbolicamente  “L’eredità di Mladic”, in Bosnia-Erzegovina e Serbia, ripercorrendo i luoghi simbolo del sanguinoso conflitto. Pernottamento a Srebrenica, teatro del massacro di 8000 musulmani nel ’95 da parte proprio delle truppe di Mladic, passaggio per il viale dei cecchini di Sarajevo, il tour prevede tappe anche a Pale, quartier generale delle forze serbo-bosniache, Vitez, Gorazde e la possibilità di visitare il bunker nucleare di Tito nella zona di Mostar. La stessa agenzia britannica organizzerebbe anche giri turistici sui luoghi legati a Gheddafi così come in Irlanda del nord e in Corea del nord.

CANDIDATI ALL’UNESCO COME SITI DOVE RIPERCORRERE LE ORME DELLA GUERRA E c’è anche chi concorre anche per il riconoscimento all’Unesco come sito, patrimonio dell’Umanità su cui ripercorrere le tracce della guerra. È il caso di tredici dipartimenti dell’est della Francia che hanno chiesto il riconoscimento per i campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale. Candidate sarebbero le cinque spiagge della Normandia su cui sbarcarono gli Alleati, nel ’44, il famoso D-Day (Omaha, Utah, Sword, Juno, Gold). A fine 2013 l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura deciderà quali saranno i nuovi luoghi del pianeta da considerare patrimonio. Chissà se anche i luoghi di guerra entreranno in classifica.

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