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Opinioni e commenti
 

Libri, “Lacrime silenziose”: un libro per raccontare da dentro la realtà dell’affido
Pubblicato il 11-01-2013


Dopo un’esistenza fatta di agi e divertimento, la morte della madre lo ha indirizzato verso un cambiamento radicale della e nella sua vita: la totale dedizione ai ragazzi in difficoltà. Riccardo Ripoli, ex commercialista, insieme alla compagna Roberta Filice ha condiviso, e continua a farlo, uno stile di vita nuovo e diverso, fatto di otto ragazzi in affidamento e oltre 500 accolti tra le loro mura, tra centri diurni e residenziali. Questo è lo spirito e la mission che animano l’associazione “Amici della Zizzi”, in ricordo della madre, il cui soprannome era appunto Zizzi. Si tratta di una delle associazioni no profit più attive della Toscana nella tutela dei minori e nell’affido. L’argomento dell’affido è poco conosciuto dalle famiglie italiane, e la presentazione di “Lacrime silenziose”, libro ideato dal fondatore Ripoli ha dato la possibilità di dibattere sulle difficoltà e le gioie di questo strumento d’amore verso i bambini. Significativa è stata la presenza dell’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Comandante dell’Accademia di Livorno che ha lanciato l’idea di un progetto con “Amici della Zizzi” per sensibilizzare gli allievi dell’Accademia e i futuri ufficiali sull’importanza sociale dell’affido. “Lacrime silenziose” è la raccolta di dialoghi quotidiani fatti con i ragazzi che parlano di quei valori che stanno alla base di questa scelta di vita. «Il libro è stato concepito anche per attirare l’attenzione sul tema dell’affido» ha dichiarato all’Avanti! Riccardo Ripoli, autore del libro, nonché fondatore dell’associazione.

Ripoli, da dove origina l’idea di questo libro?

L’idea è nata quasi per caso. Si tratta di dialoghi con i ragazzi. Dall’ottobre 2011 ho cominciato a scriverli, condividendoli con loro. Poi ho pensato di raccoglierli in un libro per poter divulgare e far conoscere il tema dell’affidamento. Poi c’è stata anche la volontà di lasciare ai ragazzi qualcosa di scritto, rappresentato dalle loro idee e riflessioni.

In Italia i meccanismi di affido e adozione sono regolamentati dalla stessa legge. Una stranezza?

Sì, per questo abbiamo avanzato la proposta di diversificarla, per non generare confusione. L’affido non dovrebbe passare poi all’adozione. Vi sono casi di bimbi che non possono tornare alla famiglia di origine, facendo concretizzare il cosiddetto “affido sine die”.

Qual è il principio che la guida in questa scelta di vita?

In primo luogo la voglia di fare qualcosa per gli altri. Dopo la morte di mia madre la scelta è stata in un certo senso egoistica: dovevo togliere il pensiero del dolore. In quel periodo stavo terminando gli studi universitari, e avevo pensato anche al suicidio. La scelta di vita è arrivata dopo, con la gioia e l’appagamento che mi danno i ragazzi. Resta comunque la voglia di cambiare la legge che contiene degli aspetti che vanno rivisti.

Quali?

I Comuni: da una parte pagano le rette d’affido, dall’altra l’affido stesso è deciso da loro. È assurdo. E poi la scusante è spesso la stessa: la mancanza di soldi

Silvia Sequi

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