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Opinioni e commenti
 

L’Ocse dà la caccia ai “furbetti” dell’evasione internazionale
Pubblicato il 22-01-2013


Multinazionali-fisco

La chiamano “ottimizzazione fiscale”. Nei fatti consiste in quella pratica un po’ “furba” alla quale sono avvezze diverse multinazionali di collocare le proprie sedi e filiali in Paesi in cui le tasse sulle imprese sono basse o nulle, evitando così di pagare ben più onerose imposte agli Stati in cui i loro principali introiti sono realizzati. Tuttavia qualcosa si muove anche sul fronte della lotta all’evasione. Dopo anni di pressioni sui paradisi fiscali e le loro pratiche poco trasparenti sui flussi finanziari, l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) infatti apre una nuova battaglia. Questa volta il nemico da sconfiggere è la cosiddetta “ottimizzazione fiscale”. Nello specifico il progetto predisposto dall’Ocse prevede una serie di accorgimenti per impedire che la tassazione di un’azienda sia geograficamente scollegata dall’attività reale, per esempio impedendo la creazione di società che non sono legate ad alcuna attività pratica, le cosiddette “scatole cinesi”, o “neutralizzando” le società ibride che consentano una doppia nazionalità fiscale, in grado di aggirare controlli e pagamenti. L’obiettivo è inserire questi principi in una convenzione internazionale, da far poi firmare e applicare da un numero più elevato possibile di Paesi.

NEL MIRINO STARBUCKS, APPLE, EBAY, PAYPAL, FACEBOOK, GOOGLE– Nel mirino ci sono nomi eccellenti del business internazionale, da Google ad Amazon passando per Starbucks e Apple oltre a Ebay e Paypal. “Non è un’offensiva contro le multinazionali – precisa il direttore per gli affari fiscali dell’Ocse, Pascal Saint-Amans – ma a favore di un cambiamento delle regole della fiscalità internazionale in modo che i profitti siano tassati là dove sono realizzate le attività”. In Francia e in Italia ma anche in Gran Bretagna negli ultimi mesi le autorità fiscali e giudiziarie hanno passato al setaccio diverse multinazionali che hanno fissato la sede in Olanda, Irlanda o altri Paesi favorevoli. Alcune, come Starbucks hanno accettato di aumentare i loro pagamenti sotto minaccia di boicottaggio, per altre il procedimento è in corso. Google, la cui sede è in Irlanda, è finita nel mirino delle autorità britanniche e della Guardia di Finanza (che ha chiesto 96 milioni di Iva non pagata), così come Ebay e Paypal sotto controllo dal fisco francese. Le fiamme gialle hanno poi di recente passato al setaccio Facebook che in Italia risulta avere un capitale sociale di soli 10 mila euro, undici dipendenti, pochi utili e, conseguentemente, paga poche tasse nel nostro Paese.

LA PRESENTAZIONE AL PROSSIMO G20 – Il progetto dell’Ocse di controffensiva alle multinazionali affezionate alla “ottimizzazione fiscale” verrà presentato al prossimo G20 finanze, in programma il 14 e 15 febbraio a Mosca, e verrà tradotto in un piano d’azione dettagliato entro la seconda parte dell’anno. La scelta del vertice dei 20 Grandi non è certo casuale: presentare un progetto del genere all’Unione europea avrebbe infatti significato il rischio di scontrarsi con l’opposizione di Paesi come il Lussemburgo o l’Irlanda, che hanno fatto dei vantaggi fiscali alle grandi imprese un elemento importante della crescita economica. E, vista l’unanimità richiesta per le decisioni in materia fiscale, il successo sarebbe stato arduo.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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