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Mali: la Francia promette più truppe, ma i bombardamenti non fermano l’avanzata dei ribelli
Pubblicato il 15-01-2013


Mali-raid-aerei-FranciaLa Francia non permetterà che Bamako cada nelle mani dei jihadisti. Per questo la reazione delle truppe di Parigi dovrà essere rapida e diretta ad impedire l’avanzata delle truppe ribelli islamiche di Ansar al Din. In quest’ottica il presidente Francoise Hollande ha annunciato il dispiego di ulteriori unità che affiancheranno i 750 uomini delle truppe francesi già presenti sul territorio maliano portando il contingente a 2500. Ieri una colonna di miliziani integralisti ha sfidato i raid aerei francesi e si spinta ad appena 50 miglia da una delle principali città del Mali. Il deputato parlamentare Benco Ba ha dichiarato che gli integralisti hanno dato alle fiamme la chiesa di Diabaly, e che si stanno abbandonando ad atti di violenza sulla popolazione. La forza d’invasione islamista conterebbe una nutrita presenza di ragazzini fra i 13 e i 14 anni.

BOMBARDAMENTI NON FERMANO AVANZATA ANSAR AL DIN – Nella notte ci sono stati intensi bombardamenti dell’aviazione militare francese che non hanno però impedito alle milizie islamiche di conquistare il villaggio di Diabaly, nel Mali centrale, avamposto militare di strategica importanza. Anche oggi sono ripresi i bombardamenti che mirano ad evitare che i ribelli fortifichino le proprie posizioni. Dopo che il ministero degli Esteri ha affermato in mattinata d’aver arrestato la calata degli integralisti verso il sud del Paese, il ministero della Difesa ha ammesso che la situazione sul campo è più complessa: «Nessuna delle condizioni per il successo stata raggiunta», ha dichiarato il ministro della difesa francese Dominique de Villepin, parole che lasciano presagire una operazione militare lunga e non senza rischi. La Francia si è impegnata non soltanto ad arrestare l’avanzata delle milizie islamiche, ma anche a ristabilire l’integrità territoriale del Mali, oggi diviso in due.

ONU AUTORIZZA LA MISSIONE FRANCESE, MA L’APPOGGIO TARDA AD ARRIVARE – Nella serata di ieri, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato all’unanimità l’intervento delle truppe francesi. La missione in Mali è iniziata cinque giorni fa, a seguito della richiesta di aiuto del governo di Bamako, la capitale, per far fronte all’avanzata verso sud delle forze islamiste che lo scorso anno avevano occupato il nord del paese. Ma, nonostante il sigillo dell’Onu, l’assistenza degli alleati della Francia tarda ad arrivare. Washington ha promesso un supporto logistico limitato all’operazione, ma ha escluso ogni intervento militare diretto. Le Nazioni dell’Africa occidentale si sono impegnate ad inviare un contingente multinazionale di 3300 uomini, ma mancano delle risorse necessarie al trasporto, all’addestramento e al finanziamento delle nuove truppe. Giovedì si terrà a Bruxelles una riunione dei ministri degli Esteri europei per discutere sulla partecipazione dell’Ue nell’operazione

INTERSOS LANCIA L’ALLARME PER GLI SFOLLATI – «Una parte della popolazione del Mali si sta spostando dalle zone del Nord colpite dai combattimenti e bombardamenti verso luoghi più sicuri, fuori e dentro il paese». A renderlo noto è Code Cisse, responsabile della missione in Mali dell’organizzazione umanitaria Intersos, che spiega: «Siamo preoccupati per le conseguenze della guerra: nell’area di Mopti dove c’è la nostra base abbiamo messo a punto un piano d’emergenza per accogliere nuovi sfollati in fuga dalle violenze». Le operazioni congiunte dell’esercito maliano e francese nelle zone di Gao, Leré e Konna contro i gruppi ribelli delineano un quadro «incerto e pericoloso». Dalla capitale Bamako, Cisse spiega come il personale della ONG sia in sicurezza a Mopti lontano dagli scontri armati, pronto a riprendere le attività logistiche per preparare distribuzioni di kit di prima necessità per gli sfollati in arrivo.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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