lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Mediterraneo: non trascuriamolo troppo!
Pubblicato il 15-01-2013


Libia-conflittiIn queste settimane siamo distratti dalle vicende di casa nostra, dalle imminenti elezioni politiche,  ma intanto il mondo va avanti. Di fatto vi sono alcune vicende estere, soprattutto quelle che riguardano i Paesi della sponda sud del bacino del Mediterraneo o i loro confinanti, che non possiamo permetterci di ignorare, poiché esse hanno inevitabilmente effetti e ripercussioni anche sul nostro Paese, ad esempio in termini di commercio internazionale, di fenomeni migratori, di posizionamento competitivo dell’Italia nello scacchiere regionale.

VAN ROMPUY IN EGITTO – Oltre alla tristemente nota guerra civile siriana, sono tre le recenti vicende che meritano la nostra attenzione. La prima è senza dubbio la visita del Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, in Egitto. Il più popoloso Paese del Nord Africa ha visto nelle ultime settimane una inattesa accelerazione del processo di riforma istituzionale. L’assemblea costituente ha approvato, in tempi ristretti e senza una sufficiente condivisione da parte delle forze politiche in campo, una Costituzione di stampo islamista che, secondo molti commentatori, definendo i principi della Sharia come fonti primarie della legge, rischia di non proteggere adeguatamente i diritti umani. La Costituzione è stata poi sottoposta a referendum popolare nel corso del mese di dicembre, ed è stata approvata dal 64% dei cittadini egiziani, seppure in un contesto di scarsi controlli da parte del sistema giudiziario. Lo stesso Presidente Morsi ha attirato su di sé molte critiche quando, con un decreto, si è posto al di sopra della legge. Insomma l’Egitto sta vivendo una fase molto dinamica nel processo di ricostruzione istituzionale, che si concluderà con le elezioni legislative previste entro il 2013. L’Europa ha scelto di stare al fianco del popolo egiziano, supportandone il processo di democratizzazione e di ricostruzione dell’economia. Van Rompuy nel corso della sua visita ha infatti confermato a Morsi che l’Unione Europea, insieme alle istituzioni finanziarie associate quali la Banca Europea di Ricostruzione e Sviluppo e la Banca Europea degli Investimenti, ha messo a disposizione dell’Egitto nel biennio 2012-2013 ben cinque miliardi di euro, tra doni, prestiti agevolati e prestiti a tassi di mercato. Ma, a due condizioni. La prima è che la transizione verso la democrazia sia effettiva. La seconda è che l’Egitto sottoscriva un accordo con il Fondo Monetario Internazionale, con cui sta negoziando un prestito da 4,8 miliardi di dollari volto a rimpinguare le riserve di valuta estera egiziane. Tuttavia, i segnali non positivi che sono arrivati dal processo istituzionale in itinere e l’aggravarsi della crisi economica, di fatto hanno ritardato le negoziazioni tra il Fondo e l’Egitto e, di conseguenza, la concessione del prestito. L’Italia è uno dei principali partners commerciali dell’Egitto, con importanti interessi economici in quel Paese e, di conseguenza, dovrebbe seguire molto da vicino l’evolversi degli eventi ed attivarsi per influenzare a proprio vantaggio la posizione Europea.

LIBIA, CHIUDE IL CONSOLATO ITALIANO DOPO L’ATTENTATO – La seconda vicenda che merita una certa attenzione è l’attentato, per fortuna senza conseguenze, al console italiano a Bengasi in Libia e la decisione del nostro Ministero degli Esteri di sospendere le attività e chiudere il Consolato. Secondo la Farnesina, l’attentato ha rappresentato un tentativo di destabilizzare le istituzioni delle nuova Libia, con cui l’Italia sta riallacciando importanti relazioni economiche. L’attentato, infatti, è avvenuto all’indomani della importante visita del Capo dello Stato libico, Al Mgarief, a Roma in occasione del secondo forum economico italo-libico, svoltosi pochi giorni fa alla sede del Ministero degli Esteri.

MALI, LA FRANCIA CONTRO I TERRORISTI – Infine, la terza vicenda che pur non vedendoci, almeno per ora, direttamente coinvolti è importante per noi, è l’azione francese di contrasto ai terroristi nel territorio del Mali. Da tempo, infatti, nel Sahel, in quell’area sub-sahariana di cerniera tra i Paesi della fascia mediterranea e i Paesi dell’Africa sub-sahariana, si vanno annidando appartenenti a gruppi terroristici associati ad Al Qaeda. L’intervento francese, che avviene sotto l’egida dell’Onu, è teso ad arrestare l’avanzata dei terroristi dal Nord ed a proteggere il Governo del Mali. L’Italia, come del resto altri Paesi occidentali, ha espresso il proprio sostegno all’azione francese. Ma l’intervento in Mali da parte della Francia ha anche lo scopo secondario di proteggere gli interessi francesi sulle miniere di uranio, in concessione alla società francese Areva nel confinante Niger, fondamentali per l’alimentazione delle centrali nucleari transalpine. Non facciamoci dunque distrarre troppo dalla scadenza elettorale e non trascuriamo ciò che accade non distante dai nostri confini, in una regione, quella del bacino del Mediterraneo, strategica per una potenza regionale come aspira ad essere l’Italia.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. Aggiungerei che proprio nel quadro geo-economico dei rapporti con i Paesi del Mediterraneo, l’Italia e in particolare il Mezzogiorno può ritrovare un percorso di crescita e di sviluppo. Purtroppo la campagna elettorale distrae dagli argomenti seri. Si ascoltano quasi solo le note dei vari pifferai.

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