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Opinioni e commenti
 

Missoni: dal “supertestimone” al perito. Diversi elementi farebbero pensare ad un dirottamento dell’aereo
Pubblicato il 15-01-2013


Dirottamento-pilota-aereo scomparso-MissoniSi infittisce il giallo sulla sparizione dell’aereo su cui viaggiava Vittorio Missoni e altri tre italiani, sulla rotta dei misteri Los Roques-Caracas. Alla notizia, certo diffusa ieri dall’Agenzia nazionale per la sicurezza al volo (Ansv) secondo la quale il pilota del volo scomparso aveva la l’idoneità psicofisica al volo scaduta in data 30 novembre 2012, si aggiungono altri elementi che non fanno ben sperare e che suffragano l’ipotesi del dirottamento.

IL PERITO, PENSO CHE L’AEREO SIA STATO DIROTTATO – Secondo Mario Pica, ex pilota della nostra Aeronautica militare e perito tecnico in molte inchieste: “Se non si trova nulla, se non c’è un solo indizio dell’incidente, quel velivolo non è precipitato. Perché una traccia riaffiora sempre. Perché se un aereo sparisce in mare c’è un sistema di segnalazione collegato alla scatola nera che si attiva automaticamente a contatto con l’acqua e indica la posizione del velivolo. Quindi devo pensare a un dirottamento”. Nella sua analisi Pica esclude un’azione dei Narcos: “Il Britten Norman BN-24A Islander è troppo piccolo, non è un tipo di velivolo appetibile per i signori della droga. Ma potrebbe essere stato organizzato un sequestro per ottenere un riscatto o uno scambio di prigionieri. Le autorità colombiane spesso arrestano personaggi coinvolti nel traffico di cocaina e a volte sono costrette ad accettare lo scambio con ostaggi sequestrati”.

SPUNTA IL “SUPERTESTIMONE” – Ci sarebbe inoltre un “supertestimone” sui cellulari di Vittorio Missoni, la sua compagna Maurizia Castiglioni e degli amici bresciani Elda Scalvenzi e Guido Foresti. Si chiama Renato Della Valle, opera tra Milano e Londra nel campo immobiliare, è amico intimo di Vittorio Missoni con il quale si è misurato più volte in temerarie sfide offshore in mare aperto. Le sue parole al settimanale ‘Oggi’ rafforzano l’ipotesi del dirottamento e non dell`inabissamento come sostenuto fin dal primo momento dalle autorità venezuelane. “Domenica mattina, intorno alle 10.30 – ha raccontato Della Valle – ero all’aeroporto di Roma Fiumicino in partenza per Londra quando ho saputo per telefono da un amico della scomparsa, per caduta in mare, dell`aereo con il gruppo di Vittorio, il pilota e il copilota. Allarmato, ho cercato al telefono Tania, la prima moglie di Vittorio e madre dei suoi figli. Ma, data la forte emozione, ho scoperto subito dopo di aver composto il numero di cellulare di Vittorio, e non quello di Tania: il telefonino chiamato, quello di Vittorio appunto, ha squillato a vuoto. Ho mollato e richiamato il numero corretto di Tania, la quale in un primo momento non mi ha risposto. Le ho mandato un sms – ha proseguito – per chiedere se era ancora valido il numero di Vittorio. Lei mi ha mandato un messaggio confermandomi la validità del numero e chiedendomi quando lo avessi composto. `Pochi minuti fa`, le ho risposto, e in lei si è riaccesa la speranza, perché le ho spiegato che, a dire degli esperti di telecomunicazione, se Vittorio fosse stato in mare, il suo telefono non avrebbe dovuto squillare. Quel cellulare era sicuramente a terra”.

Il dialogo tra Renato e Tania si è prolungato: “Lei mi ha chiesto se avevo provato a chiamare gli altri tre che erano con Vittorio”. “`Non ho i loro numeri`, le ho risposto – ha detto ancora Della Valle – E lei: `Te li do, eccoli`. A quel punto, era il pomeriggio, dalla mia casa di Londra ho fatto tutti e quattro i numeri. I primi tre hanno risposto con sei, sette squilli a vuoto. Quello di Elda, invece, dopo una decina di squilli ha fatto scattare la segreteria telefonica, in italiano. Ho richiamato Tania e l’ho nuovamente rassicurata. Se rispondono i cellulari, vuol dire che non sono in mare, ma a terra. Quindi si tratta di individuare le celle telefoniche più vicine”. Dopo questa esperienza diretta, Renato Della Valle non ha dubbi: “Vittorio e i suoi non sono in fondo al mare, sono arrivati a terra e sono quasi certamente in vita. Forse sono in mano a qualcuno che, come dimostrano tante esperienze passate, vuole ottenere qualcosa in cambio di questo prezioso ostaggio”.

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