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Mps, Monti e Napolitano dicono ‘no’ alle speculazioni. Bersani declina ogni responsabilità
Pubblicato il 25-01-2013


MPS-Monte Paschi SienaLo scandalo-derivati del Montepaschi scuote i vertici del Paese. Una scossa che colpisce tutti: dal Capo dello Stato al presidente del consiglio, dal ministro dell’Economia alla Banca d’Italia, da Piazza Affari alle forze sindacali, fino all’ultimo dei politici. Insomma, l’intero sistema. Il tutto mentre ieri al primo piano di Palazzo Salimbeni, a Siena, il Cda della banca è stato riunito per oltre sei ore cercando la quadra ad una situazione che porterà l’istituto a chiudere il bilancio in rosso per svariate centinaia di milioni. Solo dalla vicenda derivati si avranno infatti 700 milioni di risultato negativo. Un ‘buco’ causato della “mala gestio” che nei giorni scorsi ha portato alle dimissioni il numero uno dell’Abi Giuseppe Mussari, già presidente di Mps.

MONTI E NAPOLITANO DICONO NO ALLE SPECULAZIONI – Intanto le comunicazioni in Parlamento da parte del ministro del Tesoro Vittorio Grilli la prossima settimana, e la difesa di Bankitalia da parte del presidente Napolitano, segnano due punti fermi nella vicenda Mps che sta investendo la politica in piena campagna elettorale: il primo è il tentativo del premier Monti di disinnescare le speculazioni; e il secondo è la ferma volontà del capo dello Stato di evitare che la crisi da politica in qualche modo rischi di diventare istituzionale. Rimane il fatto che la destra e la sinistra radicale continuano a bastonare il governo, con la vistosa eccezione di Silvio Berlusconi, e il Pd che deve disinnescare questa mina pericolosa per la campagna elettorale. Un ‘assist’ a Monti lo ha dato ieri mattina il presidente della Camera Gianfranco Fini, annunciando l’intenzione di invitare il governo a riferire alle Camere sulla spericolata operazione in derivata effettuata da Monte Paschi, a fronte della quale l’esecutivo è intervenuto con un prestito complessivo di 3,9 miliardi, i cosiddetti Monti-Bond. Un prestito non ancora erogato, si precisa in ambienti di governo che comunque declinano ogni responsabilità in merito alla vigilanza. Il Parlamento è la Tribuna più alta e quindi la più adatta per Professore per far capire di non aver nulla da nascondere. Il premier ne parlerà nei prossimi giorni anche in veste di leader politico spiegando agli italiani, nei suoi interventi pubblici, tutta la vicenda per mettere in evidenza la trasparenza dell’Esecutivo.

IL PROFESSORE AL BIVIO – Il premier aveva di fronte due strade: venire a Montecitorio di persona in modo che, ad attacchi politici, potesse replicare sul piano politico. Oppure rispettare le competenze tecniche, e quindi far venire il ministro Grilli che ha gestito la vicenda del prestito a Mps. Ed ha optato per la seconda strada, annunciata a Davos, dopo un comunicato del Tesoro che ripercorreva i dettagli della vicenda e metteva i puntini sulle ‘i’: in primis la vigilanza sulle banche spetta a Bankitalia; poi i Monti-Bond (che prevedono condizioni più rigide rispetto a quelli del passato) sono stati votati in Parlamento da tutti i partiti compresi Pdl e Lega; per non parlare che sono strumenti che proseguono la strada intrapresa da Giulio Tremonti nel 2009 con i Bond per 1,9 miliardi concessi a Siena. Napolitano ha deciso comunque di intervenire cautelativamente a difesa della banca centrale italiana con l’obiettivo di evitare che una polemica ormai politica tracimi coinvolgendo le istituzioni.

BERSANI, NOI ESTRANEI ALLO SCANDALO – Netta la reazione del Pd, il cui segretario Bersani ha ribadito l’estraneità allo scandalo: Mps, ha detto, “ha un governo, una Fondazione in cui siedono gli enti locali” che però “hanno un potere di indirizzo e non di gestione, ed anzi il Comune di Siena ha lavorato al cambiamento”. Insomma un conto sono Mussari e il vecchio management, un conto sono gli amministratori locali. Difesa più forte di quella di D’Alema, secondo il quale “Mps non è mai stato un punto di riferimento del partito”. La strategia del Pd è aspettare le comunicazioni del governo alle Camere per vedere che atteggiamento avrà. Inoltre agli attacchi di Lega e Pdl si risponderà ricordando sia il crack della banca leghista Crediteuronord, come ha fatto anche Bersani, sia il fatto che Pdl e Lega si sono sempre opposti alle richieste del Pd di limitare il ricorso ai derivati. Ha sorpreso Berlusconi che ha difeso Mps ricordando che la banca è stato il suo primo finanziatore da imprenditore. Ma se si aprissero polemiche politiche sulle norme riguardanti i derivati, il Cavaliere, sa che anche lui verrebbe coinvolto per le scelte dei suoi governi e del ministro Tremonti.

Lucio Filipponio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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