lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Obama come Lincoln, si apre uno spiraglio per gli immigrati irregolari
Pubblicato il 31-01-2013


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Mentre dagli schermi delle sale cinematografiche l’attore Daniel Day Lewis, nei panni del presidente Abraham Lincoln, ripercorre le tappe dell’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti, Barack Obama, significativamente il primo presidente afrodiscendente d’America, parla, da una scuola media di Las Vegas, della necessità di creare le condizioni per “un percorso chiaro verso la cittadinanza” per gli 11 milioni di migranti che vivono, senza regolare permesso, negli Usa. Non è un caso che Obama abbia scelto proprio lo stato del Nevada per lanciare il suo appello. In quello Stato, infatti, uno dei più duramente colpiti dalla crisi, alle ultime presidenziali, il 44° Presidente aveva distaccato lo sfidante Romney di sei punti. Una vittoria importante il cui punto di forza e motore trainante sono stati i voti della comunità dei “latinos” che hanno scelto, a furor di popolo, di riconfermare Obama alla Casa Bianca. Una scelta di cuore, viste le origini “migranti” di Obama, ma anche di testa poiché in tanti tra gli ispanici aspettano proprio dal Presidente una mossa risolutiva in fatto di leggi sull’immigrazione.  

YES, WE CAN – Dopo anni nel dimenticatoio, la riforma sull’immigrazione, improvvisamente, sembra a portata di mano. Proprio come Lincoln, Obama si trova davanti ad uno scenario in cui il tanto auspicato cambiamento  potrebbe essere a portata di mano. I repubblicani, infatti, recentemente castigati dal voto degli elettori “latinos”, sembrano aver capito quanto sia urgente un intervento legislativo in materia.  Il peso della comunità ispanica infatti, sia in termini elettorali che sociali, non è più trascurabile.

UNA NUOVA AMERICA – «Molti americani sono d’accordo nel ritenere necessario rivedere un sistema che, da troppo tempo, non funziona», ha sottolineato Obama. Il riferimento è ai vari tentativi succedutisi negli ultimi anni per arrivare a una riforma, tutti naufragati a causa dell’incapacità di trovare una linea comune di confronto al Congresso tra repubblicani e democratici. «La buona notizia è che invece, oggi, dopo molti anni, democratici e repubblicani sembrano pronti ad affrontare questo problema insieme». Le parole di Obama giungono, infatti, proprio il giorno dopo che un gruppo di influenti senatori dei due schieramenti si sono incontrati definendo una proposta sul tema dell’immigrazione che ha molti aspetti in comune con la bozza presentata qualche mese fa della Casa Bianca.

I REPUBBLICANI APRONO GLI OCCHI, BYE BYE WASP – Sono soprattutto i repubblicani ad aver “ammorbidito” le proprie posizioni rendendo verosimile la possibilità di giungere ad una riforma. Da sempre portatore di una visione “restrittiva” delle regole sull’immigrazione e improntata a limitare la possibilità per i cittadini stranieri di ottenere la cittadinanza, lo schieramento repubblicano ha dovuto aprire una profonda riflessione proprio dopo l’ultimo fallimento elettorale. Lo stesso Romney aveva insistito molto sulla questione del contrasto all’immigrazione cercando di soffiare sulla paura degli americani, preoccupati, in un momento di crisi, di dover “aprire” le maglie ai cittadini stranieri dipinti dalla retorica conservatrice come “competitors” sul mercato del lavoro statunitense. Ma, i risultati delle urne hanno costretto i conservatori a ripensare a fondo alle conseguenze dei mutamenti della demografia dei 50 Stati che compongono gli Usa. Mutamenti che, oltre che sociali e culturali, determinano anche trasformazioni profonde di quella che è la tradizionale geografia politica americana, facendo saltare schemi da tempo consolidati. Sono tante le città nordamericane che parlano spagnolo piuttosto che inglese, soprattutto in quelle aree storicamente considerate roccaforti repubblicane come gli stati del Sud, vicini alla frontiera messicana e il Centro.

«E’ TEMPO DI AGIRE» – «Non sarà un processo veloce, ma sarà un processo giusto per strappare questi uomini e donne all’ombra e dargli una possibilità». Obama, come il suo predecessore Lincoln, sembra guardare in prospettiva, facendosi promotore di un cambiamento indispensabile quanto inevitabile. Per questo, il Presidente, ha sottolineato che se il Congresso non dovesse essere capace di agire in modo tempestivo, sarà pronto lui stesso a proporre la nuova legislazione sottoponendola al voto. Nonostante ciò, Obama ha ben presente che una materia così delicata è piena di implicazioni per il futuro del Paese che, più di ogni altro nella storia, è stato costruito da migranti. Per questo, il Presidente è consapevole che una tale riforma ha bisogno di passare con un largo appoggio e un’attenta riflessione che coinvolga tutte le parti. Del resto Obama lo aveva annunciato nel suo discorso inaugurale: «È tempo di agire».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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