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Opinioni e commenti
 

Pd: si tratta a oltranza sulle liste, da sciogliere i nodi di Sicilia e Sardegna
Pubblicato il 08-01-2013


Come da copione, le ultime ore prima della “chiusura” delle liste sono frenetiche e le riunioni al Pd sono praticamente continue. Già due sere fa ci sono stati diversi incontri informali al partito, presente lo stesso segretario Pier Luigi Bersani, con i rappresentanti delle varie regioni. Il puzzle da comporre è complesso, dai “territori” arriva la richiesta di non anteporre i nomi “garantiti” a quelli che hanno fatto le primarie, ma il regolamento prevede che i capilista siano nominati dal comitato elettorale e poi ci sono i nomi “garantiti”, quel 10% di candidati (che sarà circa il 30% degli eletti) che entreranno in lista in posti sicuri senza essere passati per le primarie. Il comitato elettorale avrebbe dovuto riunirsi ieri sera alle 19.30, ma dopo contatti informali in giornata si è deciso di aggiornare l’incontro alle 10 di questa mattina.

SICILIA E SARDEGNA TRA I NODI DA SCIOGLIERE – Tra le questioni più spinose ci sono la Sicilia e la Sardegna. La direzione del Pd siciliano ha chiesto che i candidati “paracadutati” da Roma siano meno di quanti furono nel 2008, ovvero meno di 6, mentre nelle intenzioni del vertice del Pd avrebbero dovuto essere 11. Richieste analoghe arrivano un po’ da tutte le regioni e per Bersani e per il comitato non è facile tenere insieme i pezzi: tra i “garantiti” ci sono tutti gli esponenti della società civile che il leader Pd annuncia quotidianamente (ieri è stata la volta di Giampaolo Galli); poi ci sono il tesoriere attuale Antonio Misiani e l’ex Mauro Agostini, oltre all’ex tesoriere Ds Ugo Sposetti; quindi, c’è la stretta cerchia bersaniana. Inoltre, a Matteo Renzi dovrebbero spettare 17-18 nomi nel “listino protetto”. Una situazione che ha spinto gli altri “maggiorenti” del partito a rivendicare uno spazio adeguato e che porta appunto i “territori” a fare fronte comune contro i nomi imposti da Roma.

ARRIVA GALLI, IL PROF CHE CRITICA MONTI – Tra le new entry nelle fila del Pd provenienti dalla società civile Giampaolo Galli: bocconiano doc, super-esperto di finanza, allievo del premio Nobel Franco Modigliani al Mit. Il profilo dell’ex direttore generale di Confidustria sembra quello “dell’anti-Monti”. Un professore che ultimamente si era distinto con qualche critica all’azione dell’esecutivo. “Forse nel gennaio scorso potevamo sperare che le misure, molto coraggiose e incisive, attuate dal governo Monti, a partire dal Salva-Italia, fossero sufficienti a mettere in sicurezza il Paese. Ma oggi dobbiamo purtroppo constatare che non è così”, scriveva Galli, ad esempio, il 15 aprile scorso sul Sole 24 Ore. E chiedeva: “Presidente Monti, qual è il prossimo passo? Nuove tasse e una recessione ancora più pesante? Non ci sembra possibile”.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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