martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Siria, rapito giornalista statunitense. Onu: «Quasi 60 mila le vittime del conflitto»
Pubblicato il 02-01-2013


Sono trascorsi 40 giorni da quando è stato rapito, ma solo oggi i familiari di James Foley, giornalista statunitense freelance, ne hanno voluto dare notizia. Era il 22 novembre quando nella città di Taftanazm, nel Governatorato siriano di Idlib, quattro uomini armati di kalashnikov rapiscono Foley, il suo autista e il suo traduttore che sono stati poi rilasciati. Durante il sequestro è stato rapito anche un altro giornalista, del quale però i familiari ancora non hanno fornito l’identità. La famiglia di Foley ha invece deciso di rompere il silenzio e di lanciare un appello ai rapitori. Nel frattempo non sembra attenuarsi la sanguinosa guerra civile che sta devastando la Siria e che, secondo una ricerca dell’Onu, ha provocato la morte di quasi 60 mila persone.

L’APPELLO DELLA FAMIGLIA DEL FREELANCE SEQUESTRATO – «Vogliamo che Jim torni a casa sano e salvo, o almeno dateci la possibilità di parlare con lui», ha chiesto in un appello ai rapitori il padre del giornalista sequestrato. «Jim – ha continuato – è un giornalista obiettivo e chiediamo che sia rilasciato. Per favore contattateci». Foley, 39 anni, è un reporter di guerra che aveva seguito i principali conflitti scoppiati negli ultimi anni e che, fino al giorno del sequestro, aveva fornito immagini-video dalla provincia siriana di Idlib.

ATTIVISTI, 40 VITTIME IN RAID AEREO SU SUBBORGO DAMASCO – Secondo il bilancio provvisorio sono 40 le vittime provocate da un raid aereo condotto dalle forze del regime siriano sul sobborgo a sud-est di Damasco. A riferirlo sono gli attivisti che si oppongono al regime del presidente Bashar al-Assad.

ONU, QUASI 60MILA I MORTI DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – Secondo quanto riferito da una nota dell’Onu, le vittime individuate nel conflitto siriano – tra il 15 marzo 2011 e il 30 novembre 2012 – sono 59.648. «Il bilancio delle vittime è molto più alto del previsto ed è veramente scioccante», ha commentato l’Alto Commissaerio delle Nazioni Unite, Navi Pillay. «Questa – ha aggiunto – è una significativa perdita di vite umane che si sarebbe potuta evitare se il governo siriano avesse scelto un percorso diverso da quello della repressione spietata».

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