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Opinioni e commenti
 

Squinzi (Confindustria) pensa agli imprenditori e si dimentica di tutti gli altri
Pubblicato il 23-01-2013


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Il numero uno di Confindustria dice di non voler entrare nel dibattito politico, ma inevitabilmente lo fa. Presentando ieri il documento “Crescere si può, si deve”, Giorgio Squinzi avanza “una proposta che vale sia che vinca il centrodestra, sia che vinca il centrosinistra, che ci sia un’alleanza o che vinca Grillo. La nostra proposta rimane la stessa, crediamo in quello che abbiamo fatto, nei numeri che abbiamo individuato e nei provvedimenti che chiediamo”. Una ricetta bipartisan insomma e che guarda al bene del Paese anche se nei toni, oltreché nei contenuti, sa tanto di ulteriori “lacrime e sangue” stile Fornero.

LA RICETTA SQUINZI – Squinzi dice che “l’Italia ha bisogno di una vera e propria terapia d’urto, che deve segnare una forte discontinuità e produrre effetti economici immediati. Dobbiamo tornare a crescere, è un imperativo, un obiettivo raggiungibile”. L’alternativa è il “declino”. Ma qual è la ricetta Confindustria? “Lavorare 40 ore in più l’anno, pagate il doppio perché detassate e decontribuite”. E poi il pagamento immediato di 48 miliardi di debiti commerciali accumulati da Stato ed enti locali, che sono un “debito pubblico occulto”. Confidustria chiede inoltre il taglio dell’8 per cento del costo del lavoro e l’azzeramento per tutti i settori dell’Irap che grava sull’occupazione; ridurre l’irpef sui redditi più bassi, aumentare gli investimenti del 50 per cento, la ricerca e abbassare il costo dell’energia.

CONFINDUSTRIA SI DIMENTICA DEI SOLITI NOTI – Bene, anzi no. Il presidente di Confindustria, come da mandato, tutela gli interessi degli imprenditori e chiede al prossimo governo l’adozione di misure che diano ossigeno ai suoi confederati. Ma ai lavoratori cassintegrati, a quelli costretti ad una vita da precario da una flessibilità unicamente in uscita, ai giovani disoccupati che non hanno altre soluzioni tranne quella di emigrare verso paesi più civili, alle centinaia di migliaia di “esodati” senza un futuro che soluzione offre il presidente Squinzi? La ricetta di Confindustria, slegata da riforme strutturali e più eque su pensioni e che promuova oltreché tuteli l’accesso al mondo del lavoro, finirebbe soltanto per aggravare la già penosa condizione nella quale versano gli italiani.

INTANTO AUMENTANO I POVERI – Basta scorrere i dati allarmanti riportati dallo studio dell’Istat Noi Italia, 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo: nel 2011 sono 11 milioni i poveri e la disoccupazione giovanile è in aumento. In particolare, le famiglie in condizioni di povertà relativa sono l’11,1%, ossia 8,2 milioni di individui poveri, il 13,6% della popolazione residente mentre la povertà assoluta coinvolge il 5,2% delle famiglie, per un totale di 3,4 milioni di persone. La situazione non migliora sul fronte della disoccupazione giovanile, quella tra i 15 e i 24 anni, attestata al 29,1%, in aumento per il quarto anno consecutivo e superiore a quello medio dell’Unione europea, pari al 21,4%. E poi ci sarebbe da chiedersi come pensa Squinzi di realizzare le riforme urgenti per “dare ossigeno alle imprese”? Insomma dove trovare le risorse economiche? Aumentando il carico fiscale dei cittadini comuni per alleggerire quello degli imprenditori? Oppure tagliando i servizi e il welfare? Ricetta anti-crisi sì, ma non pasticciata.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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