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Opinioni e commenti
 

Ue, Juncker: Salario minimo nella zona euro, anche i ricchi paghino la crisi
Pubblicato il 10-01-2013


Juncker

Non è lo “spettro che si aggira per l’Europa” evocato nell’incipit del Manifesto del partito comunista, ma è il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker, esponente del Partito popolare europeo, a invocare la necessità di misure come il salario minimo nel Vecchio Continente, menzionando proprio Karl Marx nel corso di un’audizione all’Europarlamento: “Bisogna ritrovare la dimensione sociale dell’unione economica e monetaria – è l’appello di Juncker – con misure come il salario minimo in tutti i Paesi della zona euro, altrimenti perderemmo credibilità e approvazione della classe operaia, per dirla con Marx”.

NON SOTTOVALUTARE LA DISOCCUPAZIONE – Sono parole chiare quelle del premier lussemburghese, secondo cui nell’area euro “stiamo sottovalutando l’enorme tragedia della disoccupazione, che ci sta schiacciando. La disoccupazione – rivela Juncker – supera l’11 per cento, e dobbiamo ricordarci che quando è stato fatto l’euro avevamo promesso agli europei che tra i vantaggi della moneta unica ci sarebbe stato un miglioramento degli squilibri sociali”. Inoltre, Junker invita i governi europei a non pensare che la crisi sia finita: “I tempi che viviamo sono difficili – sottolinea il presidente dell’Eurogruppo – non dobbiamo dare all’opinione pubblica l’impressione che il peggio sia alle nostre spalle perché ci sono ancora cose da fare molto difficili”.

ANCHE I RICCHI PAGHINO LA CRISI – Juncker vorrebbe “che in Europa si facesse supportare le conseguenze della crisi ai più forti. E’ questa la solidarietà. Non mi piace quando si dice che gli sforzi devono essere effettuati dai più svantaggiati perché sono i più numerosi”. Di fronte alla disoccupazione galoppante si dovrebbero “realizzare politiche più attive per il mercato del lavoro”. L’esempio concreto è arrivato subito. “Quando è stato introdotto l’Euro avevamo promesso che avrebbe avuto effetti positivi anche sugli equilibri sociali“, ha detto tornando a rilanciare, citando Carl Marx, la proposta di un “salario minimo legale in tutti i paesi dell’Euro, altrimenti si rischia di perdere la credibilità e il sostegno dei lavoratori”. Occorre “una politica industriale dell’Unione Europea che al momento non abbiamo”, ha proseguito Juncker. In particolare, aggiunge, “quando l’economia ripartirà avremo la necessità di 200 milioni di tonnellate di acciaio l’anno” mentre al momento “con le restrizioni attuali abbiamo una capacità di 140 milioni. Quindi dovremmo importare. E’ da pazzi”.

SISTEMI SOCIALI DIFFERENTI – Tra i numerosi problemi da affrontare, poi, c’è “quello dei sistemi sociali diversi” tra i vari Paesi. “Avremo molti problemi sul fronte del finanziamento della protezione sociale e delle pensioni. La nostra generazione deve farsi carico di questi problemi e continuare a renderli sostenibili dal punto di vista finanziario. Attualmente non è così perché il potenziale di crescita al momento non è sufficiente”, ha detto Juncker, che nell’attuale situazione non ha avuto un ruolo di secondo piano visto che esce da otto anni di presidenza del centro di coordinamento europeo dei ministri dell’Economia e delle finanze dell’Eurozona. A tal proposito ha preferito non fare immediatamente un bilancio: “Se lo facessi in modo spontaneo adesso sarebbe troppo negativo. In negativo c’è tutto quello che non è riuscito, i ritardi, tutti gli atti mancati e le decisioni sbagliate”.

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