martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Usa, più tasse ai “super ricchi”. Compromesso raggiunto sul “fiscal cliff”
Pubblicato il 02-01-2013


Alla fine gli Stati Uniti non precipiteranno nel cosiddetto “fiscal cliff”, il baratro fiscale che sarebbe scattato a partire da oggi, rappresentato dall’aumento delle tasse e dal taglio alla spesa pubblica. Dopo aver tenuto col fiato sospeso il presidente Obama, anche la Camera ieri ha votato a favore del compromesso che implica l’aumento delle tasse su coloro che guadagnano più di 400 mila dollari l’anno. Il voto finale ha contato 257 “sì” e 167 “no”, ma tra i deputati del Grand Old Party hanno vinto i pareri sfavorevoli: solo 85 “sì” contro 151 “no”. Tra i progressisti solo 16 hanno votato contro il testo. Il fiscal cliff avrebbe provocato l’aumento delle tasse per il 98% degli americani e tagli indiscriminati alla spesa, misure per un totale di 1.200 miliardi, quattro punti di Pil, che avrebbero condannato l’economia Usa alla recessione.

OBAMA, PROMESSA MANTENUTA – «Avevo promesso di alzare le tasse sui più ricchi, il due per cento degli americani, e di salvaguardare la classe media. Stasera lo abbiamo fatto» ha reso noto Obama poco dopo la votazione finale, ringraziando deputati e senatori e in particolare il vicepresidente, Joe Biden. «Questo è un passo importante per rafforzare l’economia, ma è solo un primo passo nella lotta al deficit. Serve ora un’intesa più ampia per rilanciare l’economia. Democratici e repubblicani – ha proseguito il presidente americano – possono lavorare insieme».

PARZIALE L’INTESA RAGGIUNTA – L’intesa faticosamente raggiunta ieri – dopo una maratona lunga 80 ore – è però parziale. Non affronta infatti il nodo dei tagli alla spesa pubblica che sarà oggetto di un nuovo negoziato che sarà portato avanti fino alla fine di febbraio.

SPACCATURA NEL PARTITO REPUBBLICANO – La votazione ha gettato nel caos il partito repubblicano che ha votato spaccato: 151 sono stati i pareri sfavorevoli contro 85 “sì”. A favore dell’intesa hanno votato anche grandi rappresentanti dei conservatori. Tra questi, Paul Ryan, ex candidato vicepresidente alla Casa Bianca; a capo dei dissidenti, invece, vi era Marco Rubio, denominato l’“Obama latino, il giovane senatore della Florida di origini cubane, che ha votato contro l’accordo.

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