domenica, 17 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Verso una scuola vera senza privilegi né discriminazioni
Pubblicato il 07-01-2013


Quello che è accaduto nella scuola di Catanzaro ci riporta nel più lontano passato ma soprattutto ci può, purtroppo, proiettare nell’immediato futuro.

I fatti: ad esterrefatti genitori viene impedito che il figlio frequenti la scuola materna di Montepaone (Catanzaro) perché colpito da fibrosi cistica ritenuta dall’istituto infettiva. Il richiamo al passato è evidente: fino a tutto il 1960, frutto dell’ignoranza e della scarsissima integrazione scolastica, si riteneva che l’handicap potesse essere infettivo o come diceva Enzo Aprea “l’handicap è l’unica malattia che si trasmette con lo sguardo”.

Finalmente con il difficile, complesso, ma nel contempo affascinante ed oserei dire meraviglioso processo di integrazione scolastica che inizia con la chiusura delle scuole speciali e con l’emanazione della legge sull’integrazione scolastica  gradualmente questi fantasmi, anzi in cubi del passato vengono resi inconsistenti.

Perché allora parlare di rischio per il futuro? Perché a causa della mancanza sempre maggiore di strumenti in favore dell’integrazione che ha ridotto il numero di insegnanti di sostegno, degli assistenti agli alunni con disabilità e soprattutto delle equipe pluridisciplinari che hanno il compito non solo di elaborare la diagnosi dinamica ma anche di costituire l’interfaccia tra famiglia ed operatori scolastici, si rischia di ridurre l’aggiustamento continuo dell’integrazione scolastica.

E’ proprio qui il punto: non basta varcare la soglia della scuola perché si realizzi la complessa alchimia dell’interagire assieme tra alunni normodotati e quelli con disabilità ma è indispensabile, soprattutto per alcune categorie di disabilità, un alto livello di professionalità oltre che i mezzi adeguati. Purtroppo le sempre minori disponibilità impediscono in troppi territori di proseguire nel percorso già dettato dalla Costituzione del diritto allo studio e oltre 100.000  alunni con disabilità rischiano  in troppe realtà, tali difficoltà da rischiare l’esclusione.

Ma soprattutto per i nuovi ingressi si prospettano le maggiori  difficoltà, come per il bambino del catanzarese cui ignoranza, superstizione, mancanza di risorse impediscono addirittura l’ingresso. In questa situazione forse non si tornerebbe alle scuole speciali ma alle classi speciali che prive di qualsiasi utilità, anzi estremamente negative, risponderebbero ad un unico criterio: quello meramente economicistico di “concentrare” i bambini con disabilità termine che evoca ben altri ricordi del passato.

Mai come oggi, come in campagna elettorale, noi socialisti dobbiamo essere senza equivoci dalla parte della scuola vera, quella senza privilegi che con giusto senso di meritocrazia non escluda nessuno.  La lunga via dell’integrazione scolastica rappresenta come ho sempre detto la più ampia e profonda operazione di salute mentale nonché di formazione delle giovani generazioni che il nostro paese ha vissuto e sta vivendo. Metterla in qualche modo in discussione vuol dire rinunciare a pagine esaltanti e sempre vive della nostra democrazia.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento