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Opinioni e commenti
 

“Andiamo a vincere”: Nencini e Bersani chiudono la campagna elettorale in un bagno di folla a Napoli
Pubblicato il 22-02-2013


Nencini-Bersani-Napoli-piazza Plebiscito

“Andiamo a vincere”. E’ il grido di battaglia lanciato ieri da Pierluigi Bersani e Riccardo Nencini a Napoli, per la chiusura della campagna elettorale del centrosinistra. I leader di Pd e Psi, stretti nell’abbraccio di una Piazza del Plebiscito piena in ordine di posto e resa ancora più bella dallo sventolio di migliaia di bandiere, hanno chiamato a raccolta l’intera Italia per la grande sfida di domenica e lunedì, quando il popolo sarà chiamato a “voltare finalmente pagina” dopo vent’anni di disastroso populismo berlusconiano.

NON PRENDIAMO IN GIRO GLI ITALIANI – Il pomeriggio è stato aperto da Nencini che non ha risparmiato frasi dai toni forti per sottolineare la concretezza e il realismo della proposta elettorale della coalizione, affermando con onestà apprezzata anche dalla folla che gli ha dedicato applausi scroscianti: “Non facciamo nessuna promessa, perché vanno dette con chiarezza le cose che possiamo fare e quelle che non possiamo fare: non possiamo prendere in giro gli italiani”. Il segretario del Psi ha spiegato a chiare lettere che l’Italia oggi ha due possibilità: scegliere una destra “che propone medicine peggiori del male”, oppure “un grande cambiamento nel segno dell’equità, dello sviluppo, della speranza hanno una sola strada: il centrosinistra con Bersani presidente”.

LE PROPOSTE SOCIALISTE – Nencini si è rivolto “all’Italia giusta, a quella che ogni mattina si sveglia per dare dignità a se stessa, alla propria famiglia e al Paese, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta”. Perché l’Italia è una sola, a dispetto di quello che sogna da sempre la Lega. Lo ha fatto scandendo gli impegni che assume il Psi nel prossimo Parlamento: redistribuzione della ricchezza e nuove opportunità per chi si trova nella condizione di bisogno. E diritti, sociali e civili, senza distinzioni, perché – ha spiegato – “nella società moderna ormai si incrociano”. Il leader riformista ha parlato di diritto allo studio, ricordando l’impegno preso per i giovani fuori sede meritevoli, che hanno bisogno di sostegno per l’acquisto dei libri, per pagare l’affitto e tornare a casa per riabbracciare i propri cari. Ma anche la proposta di spostare l’Erasmus alle scuole superiori affinché tutti, non solo chi se lo può permettere, abbiano la possibilità di imparare una nuova lingua. Perché alcuni giovani, dopo anni di populismo e demagogia della destra italiana, “molto diversa da quella europea”, rischiano di non avere un futuro.

DA CAMERON ALL’ART. 18 –  Il segretario del Psi ha puntato molto anche sulla difesa della diversità, citando l’esempio di David Cameron in Gran Bretagna: un uomo che ha scelto di concedere il diritto di sposarsi alle coppie omosessuali, pur sapendo che avrebbe poi perso la sua maggioranza. “Ecco – ha spiegato – il centrosinistra sarà garante dei diritti per tutti”. Ma c’è anche un’altra grande sfida che la coalizione progressista lancia. Quella del lavoro e delle professioni, che vanno “ripensate in maniera diversa”. Riccardo Nencini lancia la proposta di affiancare all’articolo 18 originario, anche un articolo 18 bis “che tuteli i lavoratori precari, a termine e atipici”. Una vera rivoluzione in un Paese, come l’Italia, che deve assolutamente fare i conti con drammi come quello dell’Ilva. Una rivoluzione che deve partire dalla necessità di “dare voce a chi ha dei diritti, ma non ha la possibilità di goderseli”.

BOCCONI E BOCCACCE – Prima di cedere la parola a Bersani, però, il segretario del Psi un paio di sassolini dalle scarpe se li toglie, prima definendo “Bocconi e boccacce” il duo Grillo-Monti, poi lanciando un messaggio alla Germania e alla Merkel: “Il progetto dei riformisti italiani rischia, in Europa, di togliere la leadership alla Cancelliera”. Infine Nencini mette tutti di fronte al bivio: “Fate scelte decisive, non a metà: c’è il centrodestra che forse ha un candidato, l’uomo di Arcore. Oppure fate una scelta coraggiosa e risoluta per un governo riformista con Bersani presidente del Consiglio. Non andate nel mezzo, nel centro c’è la palude o un caos terribile. E l’Italia non ne ha bisogno”.

LE PAROLE GIUSTE DI BERSANI – Nell’entusiasmo generale per il discorso di Nencini e il divertente intermezzo della brava Geppy Cucciari, ha poi preso la parola Pierluigi Bersani, che per prima cosa ha accettato con grande convinzione l’invito della presentatrice ad approvare, in caso di vittoria, entro i primi 100 giorni di governo, una legge dura contro il femminicidio. La prima parte dell’intervento del segretario del Pd viene interrotta diverse volte dagli applausi della piazza. Anche perché le parole sono quelle giuste: dal ringraziamento ”per una spinta per questa battaglia che vogliamo vincere e che riusciremo a vincere” all’obiettivo: “Siamo arrivati ad un passaggio storico per il nostro Paese, possiamo chiudere una stagione lunga venti anni ed aprirne una nuova”. Bersani usa parole chiare per dare il senso di quello che sarà l’impegno della coalizione, qualora fosse chiamata a guidare il governo: lavoro, equità, moralità, solidità, onestà. Perché “con queste parole, le nostre parole, ce la faremo”.

DIFFIDATE DAL POPULISMO – L’ex ministro sottolinea poi la bellezza della campagna elettorale del centrosinistra, perché “siamo andati ovunque, non solo in tv, a cercare la nostra arma atomica, cioè risvegliare la partecipazione del popolo delle Primarie”. E diffida dal populismo di Grillo (”il rischio è che si esca fuori dalla democrazia”) o dalle promesse del Cavaliere, mettendo in guardia soprattutto il popolo del Sud: “Berlusconi ha detto che prima di dire sì alla proposta di Maroni del 75% di fiscalità trattenuta in Lombardia, ha consultato dirigenti meridionali e ha detto che erano d’accordo, che Caldoro era d’accordo – ha scandito -. Questo significa che le classi dirigenti del Mezzogiorno sono feudatari e lui, l’imperatore, è al comando”. Per questo motivo Bersani ha rivolto un messaggio anche ai delusi del centrodestra che sono stati presi in giro dalle frottole di Berlusconi per vent’anni o a chi, per rabbia, sta pensando che Grillo incarni realmente l’antipolitica: “Sarà difficile fare qualcosa se non recuperiamo il baratro tra la politica e i cittadini”. Il programma del centrosinistra, unica coalizione a firmare una Carta in cui sono stati definiti con chiarezza punti programmatici e ruoli, pone infatti al centro di tutto il lavoro. Ma, sottolinea il candidato premier dei riformisti, anche “una guerra totale contro criminalità e corruzione, che non sono questioni meridionali, altrimenti non si sarebbe andato a votare in Lombardia”. E ancora diritti civili, infrastrutture, piccole opere a partire dalle scuole, banda larga, fisco e lavoro. Non solo per i giovani, ma anche e soprattutto per chi lo ha perso e giovane non è più.

ANDIAMO A VINCERE – Come Giuseppe Burgarella, l’operaio di Trapani che si è ucciso con la Costituzione italiana tra le mani, dopo una vita spesa tra lavoro e sindacato, perché da anni non riusciva più a trovare un’occupazione. “Questa è la ferita più grande di questa campagna elettorale”, ha spiegato Bersani ad una folla che si è spellata le mani per rendere omaggio ad un amico che non c’è più. La storia di Giuseppe è quella di molti altri italiani. Una storia che non deve più ripetersi. E il leader dei progressisti lo grida a gran voce chiudendo la manifestazione: giriamo pagina una volta per tutte. Battiamo la destra di Berlusconi e della Lega, così lontana dall’Europa e dalla realtà. Riportiamo l’Italia in alto con un centrosinistra moderno, europeo ed europeista. “Andiamo a vincere”.

Dario Borriello

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Commenti all'articolo
  1. Bravo Nencini, discorso chiaro, bello, diretto, senza retorica con forza e convinzione…..molto bene. In bocca al lupo per tutti noi e per L’ITALIA GIUSTA che vogliamo dal 26/2, sempre AVANTI!

  2. state scherzando vero? La piazza era piena ad 1/4 dico 1/4, va bene le bandiere ma ciamarlo bagno di folla. Saimo ormai al ridicolo della seminformazione itaglianotta.
    Manca poco godetevi l’ultimo governo, stiamo arrivando.

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