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Opinioni e commenti
 

Apertura della Chiesa sui gay. Concia (Pd): «Necessità di allontanarsi da posizioni indifendibili»
Pubblicato il 06-02-2013


Paola Concia-gay-Chiesa

Per il Vaticano le convivenze familiari fuori dal vincolo del matrimonio sono ormai «molteplici». Non una grande scoperta in un mondo definito “liquido” da ormai molti anni, ma pur sempre un’apertura da parte di un’istituzione dogmatica come la Chiesa che si è detta pronta ad accettare «soluzioni di diritto privato e prospettive patrimoniali all’interno dell’attuale Codice civile». Le “esternazioni” non vengono da un prete di provincia, magari appassionato di “Teologia della Liberazione”, ma dal neo presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, l’arcivescovo Vincenzo Paglia. Affermazioni che hanno suscitato sentimenti contrastanti che vanno dall’entusiasmo allo scetticismo: «Io credo che la Chiesa si sia trovata un po’, diciamo così, accerchiata», ha affermato all’Avanti! Anna Paola Concia, già deputata e candidata del Pd alle prossime legislative.

Il neo presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, Vincenzo Paglia, pur ribadendo le convinzioni del Vaticano, ha pubblicamente detto che la posizione della Chiesa è aperta verso «i diritti delle coppie di fatto, anche gay, con soluzioni di diritto privato». Affermazioni accolte da un lato con entusiasmo e dall’altro con scetticismo. Cose ne pensa?

Credo che la Chiesa si sia trovata un po’, diciamo così, accerchiata. Le posizioni del Vaticano sui gay non sono un mistero: le gerarchie ecclesiastiche sembrano davvero ossessionate dall’omosessualità. In questi anni ci hanno regalato delle vere e proprie “perle” in merito. Oggi, però, si trovano di fronte ad uno scenario molto mutato in cui oltre al centrosinistra, storicamente all’avanguardia nella difesa dei diritti dei gay, addirittura parti del centrodestra ritengono che non si possa più andare avanti con questa situazione figlia di una visione oscurantista.

Dunque si sentono con le spalle al muro.

Sì, anche perché la questione esula dai confini nazionali. La Francia, l’America  così come altri paesi del mondo sono andati avanti. Vedo questa debole apertura come figlia della necessità di, almeno in apparenza, allontanarsi da una posizione che non è più difendibile. Del resto, parlano di diritti individuali quando il vero tema è quello di riconoscere le coppie gay, cosa che faremo noi del centrosinistra.

Paglia ha “scomodato” due simboli della laicità: la Costituzione e Giorgio Gaber. Come se lo spiega?

Quanto alla Costituzione, non è la prima volta che la usano come “spauracchio”. In maniera del tutto impropria, del resto visto che non è vero che l’articolo 29 impedisce l’estensione del matrimonio alle coppie omosessuali. Ci sono fior di dichiarazioni di costituzionalisti che smentiscono questa visione. Rispetto a Gaber, davvero non riesco a capire da dove siano andati a ripescarlo.

Paglia ha detto che «Giorgio Gaber diceva che donna e uomo sono destinati a restare diversi, perché senza due corpi differenti e pensieri differenti non c’è futuro».

È una citazione che non ha niente a che vedere con l’omosessualità. Essere gay non è affatto una negazione delle differenze sessuali e di genere, quindi la citazione è inappropriata e non pertinente al tema. Esistono uomini e donne che amano persone dello stesso sesso.

Casini è intervenuto, scavalcando “a destra” addirittura il Papa e affermando il suo “No” secco alle aperture sul tema coppie omosessuali.  

Sinceramente credo che Casini faccia solo il gioco delle parti per ragioni politiche. Un gioco che, secondo me, comunque non pagherà perché gli italiani sono più avanti di questi giochetti.

Vendola ha affermato di non sentirsi sicuro, come omosessuale, nella Capitale. Alemanno ha risposto che Roma ha una tradizione di accoglienza di omosessuali dimostrata dai vari Gay Pride.

Sono d’accordo con Vendola. Nemmeno io mi sento sicura. Anche io, come Nichi, mi sento più sicura a Bari che a Roma. Proprio nella Capitale, sono stata aggredita mentre passeggiavo con mia moglie Ricarda in pieno centro da gente che diceva che avrebbero dovuto riaprire i forni crematori per gli omosessuali. Da questo punto di vista, Roma è una città che è molto peggiorata e Alemanno lo sa bene. Un conto, infatti, è la sicurezza nell’ambito di manifestazioni di massa come il Gay Pride dove, ovviamente, vi è un buon livello di sicurezza e una presenza di persone che impedisce l’azione di violenti, un altro è il vissuto quotidiano.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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