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Opinioni e commenti
 

Berlusconi-Monti: dalla passione alle accuse. Vent’anni di amore e odio
Pubblicato il 18-02-2013


Monti-BerlusconiÈ destino che i grandi amori di Berlusconi finiscano sempre con una volata di stracci. È accaduto nella vita privata, ma ancor di più in politica. Il Cavaliere ha coltivato grandi passioni, concluse quasi tutte con una separazione a colpi di accuse e insulti. In principio fu Casini, e in epoca più recente è successo con Fini e Tremonti. Nell’ultimo anno la storia si è ripetuta anche con Mario Monti, che oggi lo definisce un “cialtrone” dopo anni di stima, elogi e nomine.

GLI ESORDI DELLA LOVE STORY – Il rapporto tra i due iniziò nel 1994, quando Berlusconi decise di scendere in campo. L’economista sostenne vivamente la battaglia per quella “rivoluzione liberale” sempre promessa ma mai realizzata. Quegli elogi valsero al professore la nomina a Commissario europeo con  deleghe a Mercato Interno, Servizi Finanziari e Integrazione Finanziaria, Fiscalità e Unione Doganale. L’ex premier italiano stimava così tanto Monti da caldeggiarne la conferma continentale anche sotto il governo D’Alema, che accolse l’invito e indicò Prodi alla presidenza della Commissione Ue e il Professore al timone del dicastero della Concorrenza. Il rapporto divenne talmente stretto che il Cavaliere, tornato nel 2001 a Palazzo Chigi, offrì a Monti la poltrona di ministro dell’Economia. Quest’ultimo però rinunciò, chiedendo di continuare il lavoro in Europa. Berlusconi ci riprovò anche nel 2004, quando il suo governo scricchiolava pericolosamente e gli alleati chiedevano la testa di Giulio Tremonti, che alla fine decise di lasciare l’incarico. Anche in quel caso, dopo una cena a Macherio, il Professore declinò l’invito a entrare nella squadra.

L’INIZIO DELLA FINE – In realtà l’obiettivo dell’economista italiano era quello di prendere il posto di Romano Prodi, ma lo scarso potere politico del Cavaliere in Europa impedì che il sogno si realizzasse. Fu forse quello l’inizio della fine dei rapporti, anche se dal 2008 al 2010, nella veste di editorialista del Corriere della Sera, Monti spese parole di grande elogio per il rigore del governo. Dopo la cacciata di Gianfranco Fini dal Pdl, però, l’economista cambiò radicalmente idea. Il tono dei suoi articoli divenne sempre più sprezzante verso l’operato dell’esecutivo, che nel novembre 2011, fu costretto a cedere il passo ai tecnici guidati proprio da Mario Monti. Berlusconi, però, sembrava non aver cambiato idea sull’ex rettore della Bocconi, tanto da accettare di buon grado la sua nomina a senatore a vita prima, e a premier poi. Nelle prime interviste rilasciate dopo le dimissioni, infatti, si diceva sicuro che Monti avrebbe proseguito la sua opera. Anzi, cercava di tacere i critici più aspri. Anche quando nel Paese il malcontento aveva preso il sopravvento, il Cavaliere difendeva a spada tratta l’operato della Professore.  Almeno fino al mese di dicembre dello scorso anno, quando, dopo un tira e molla estenuante, decise di non rinunciare alla politica.

REGOLAMENTO DI CONTI – Il primo colpo battuto per comunicare il suo rientro in campo fu quello di dare la spallata decisiva per la caduta del governo Monti. I maligni sostengono che nella scelta dell’ex premier ci sia molto delle opinioni personali dell’ex ministro Renato Brunetta, che per un anno ha fatto le pulci al governo tecnico, diffondendo quotidianamente in rete i dati macroeconomici estremamente negativi registrati negli ultimi 12 mesi con l’obiettivo di tornare ai posti di comando. Tant’è, quei dati sono poi diventati i temi principali della campagna elettorale di Berlusconi, che da un mese a questa parte ha iniziato un fuoco di fila contro il Professore che appare più un regolamento di vecchi conti che una competizione politica. L’escalation è degenerata a tal punto da far volare tra i due accuse violente: da “Monti di economia non capisce niente” a “Berlusconi pifferaio magico” che “Compra i voti degli italiani”. E pensare che il Cavaliere, soltanto un mese fa, offriva al premier la guida dei moderati. Ma dopo vent’anni di conoscenza, il professore evidentemente non se l’è sentita di appoggiare chi promette improbabili restituzioni dell’Imu ed elogia la terrificante pratica della corruzione. Monti avrà forse capito che l’Italia, di queste “cialtronerie”, ne ha piene le tasche.

 Dario Borriello

 

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