martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Con la Cultura si mangia, ma non a Firenze o a Pompei
Pubblicato il 07-02-2013


Firenza-Uffizi-crolloPotrebbe essere un “bufala” giornalistica per far vendere qualche copia in più e invece purtroppo è tutto vero. Ieri mattina nel corso di una normale operazione di manutenzione del sottotetto del primo corridoio della celebre Galleria degli Uffizi a Firenze, un operatore ha posato il piede in fallo ed è venuto giù un pezzo di affresco cinquecentesco dal soffitto al piano sottostante. I frammenti staccati dalla pittura sono finiti in parte su una delle statue del corridoio principale della galleria fiorentina e in parte a terra, nell’area più vicina al muro. Per fortuna al momento del crollo nel museo c’erano poche persone e nessuno è stato colpito in quanto la sala è delimitata, ai lati, dalle transenne che tengono lontani i visitatori dalle opere. I pezzi d’intonaco sono stati raccolti da una restauratrice, in vista della loro ricomposizione, ma sin dalla mattinata è iniziato l’intervento di restauro che si prevede di breve durata.

DAGLI UFFIZI DI FIRENZE AGLI SCAVI DI POMPEI – Ma l’incidente, per la dinamica che ha dell’inverosimile e per l’importanza internazionale di un patrimonio come quello degli Uffizi, rappresenta una perfetta metafora dello stato di abbandono nel quale versano i beni culturali in Italia, della loro precarietà e di quanto sia importante investire nella loro tutela e promozione. Da Nord a Sud il nostro è un Paese che dovrebbe fare dei beni culturali il suo fiore all’occhiello e invece li relega a fanalino di coda, ne dovrebbe fare la principale leva per ridare slancio all’economia nazionale e invece è ancora duro a morire il detto “con la cultura non si mangia”. Dagli Uffizi di Firenze agli scavi archeologici di Pompei lo stato dell’arte non cambia. Sempre ieri i ministri dell’Interno Annamaria Cancellieri, per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi e per la Coesione territoriale Fabrizio Barca erano a Pompei per dare ufficialmente inizio al restauro della Casa dei Dioscuri e del Criptoportico, ma i fischi di un nutrito gruppo di contestatori hanno scoperchiato il “vaso di Pandora” trasformando quella che sarebbe dovuta essere una giornata di festa in una nutrita sequela di polemiche su quanto poco si investa nel settore. Polemiche che son “venute giù” come i numerosi e gravi crolli che negli ultimi anni si sono susseguiti a Pompei: dalla domus dei gladiatori definito da Napolitano, «una vergogna per l’Italia» al cedimento di una trave di legno nel peristilio di Villa dei Misteri.

RIPARTIRE DALLA CULTURA – Mentre i ministri, accompagnati dal commissario europeo alle Politiche regionali Johannes Hahn, decantavano il Grande Progetto Pompei, con la finalità di messa in sicurezza e riduzione del rischio idrogeologico nell’area degli Scavi che prevede lavori per un costo 6 milioni dei 105 erogati da fondi europei e governativi, una trentina di precari dei Beni culturali e di restauratori ed i titolari delle due librerie Electa di Pompei, di recente costrette a chiudere, gridavano il loro malessere. Grida e fischi che sollevano l’attenzione sulla necessità di finanziamenti urgenti e stabili per i musei e per le Soprintendenze, ma anche di sbloccare i concorsi, rimettere in circolo la cosiddetta “trasmissione dei mestieri e delle esperienze”. Perché se avessimo beni architettonici restaurati, tenuti costantemente in sicurezza, aperti al pubblico e rilanciati attraverso specifici programmi promozionali verso l’utenza nostrana e soprattutto estera questo significherebbe realmente far ripartire l’economia, dare nuovo respiro al settore del turismo culturale e all’indotto tutto l’anno. Insomma con la Cultura, con la “C” maiuscola, si potrebbe mangiare.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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