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Opinioni e commenti
 

Coppie gay, la Corte di Strasburgo dice sì all’adozione del figlio del partner. Concia (Pd): «Bene così, ma in Italia serve una legge ad hoc»
Pubblicato il 19-02-2013


Strasburgo-adozioni-gayIn un matrimonio gay sarà adesso possibile a uno dei partner adottare il figlio già adottato precedentemente dal coniuge. Lo ha stabilito una sentenza della Corte Costituzionale di Karlsruhe. L’Alta Corte era chiamata a decidere sul ricorso di una donna medico di Muenster, che chiedeva di adottare una bambina bulgara già adottata nel 2004 dalla sua partner. Il tribunale aveva finora respinto questa seconda richiesta di adozione da parte della coniuge lesbica. L’altro caso esaminato a Karlsruhe riguardava una coppia di gay, sposatisi nel 2002, in cui uno dei partner aveva adottato nello stesso anno un bambino rumeno. Soddisfazione è stata espressa da Anna Paola Concia, già deputato nonché candidata al Senato in Abruzzo per il Pd che auspica un adeguamento alla realtà da parte dei parlamenti nazionali, soprattutto quello italiano. 

I PRECEDENTI – Tre anni dopo l’altro coniuge aveva fatto la stessa richiesta di diventare padre del bambino già adottato, ma il tribunale l’aveva respinta. Nel frattempo i Verdi annunciano di voler presentare al Bundestag un progetto di legge per consentire ai gay di adottare bambini secondo le stesse modalità concesse alle coppie eterosessuali. La decisione odierna di Karlsruhe non riguarda infatti l’adozione comune di bambini da parte di coppie gay secondo le stesse modalità consentite alle coppie eterosessuali. Al momento non esiste a Karlsruhe nessun ricorso volto a chiedere la parificazione di questo diritto.

SENTENZA VALIDA IN 46 STATI – La sentenza, definitiva perché emessa dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo, riguarda l’Austria, ma i principi valgono per tutti gli altri 46 Stati membri del Consiglio d’Europa. Nella sentenza la Corte afferma che l’Austria ha violato i diritti dei ricorrenti perché li ha discriminati sulla base dell’orientamento sessuale dei partner, visto che in Austria l’adozione dei figli dei compagni è possibile per le coppie eterosessuali non sposate. Il caso in questione è nato da un paradosso: la concessione dell’adozione alla partner avrebbe fatto perdere i diritti alla madre naturale, sua compagna. I giudici di Strasburgo hanno affermato che il governo austriaco non è riuscito a dimostrare che la differenza di trattamento tra coppie gay ed eterosessuali è necessaria per proteggere la famiglia o gli interessi dei minori. Tuttavia la Corte ha nel contempo sottolineato che gli Stati non sono tenuti a riconoscere il diritto all’adozione dei figli dei partner alle coppie non sposate.

LA SENTENZA – Il caso su cui la Corte ha stabilito la violazione dell’articolo 14 e 8 della convenzione europea dei diritti umani, che sanciscono la non discriminazione e il diritto al rispetto della vita familiare, riguarda due donne che vivono da anni in una relazione stabile e il figlio che una di esse ha avuto da un uomo con cui non era sposata. Nel 2005 le donne hanno concluso un accordo di adozione per creare un legame legale tra il minore e la compagna della madre. Ma quando si sono rivolte al tribunale per far riconoscere l’accordo, questo ha opposto un rifiuto. In base l’articolo 182.2 del codice civile austriaco la persona che adotta ‘rimpiazza’ il genitore naturale dello stesso sesso, interrompendo quindi il legame con quel genitore. Nel caso in questione quindi l’adozione non avrebbe creato un nuovo legame o rimpiazzato quello con il padre, ma avrebbe reciso quello con la madre naturale del bambino.

CONCIA (PD), ADEGUARSI ALLA REALTÀ CAMBIATA – «Le corti fanno giustizia dei diritti. I parlamenti e le assemblee legislative non possono farsi rincorrere dalle sentenze, ma devono adeguarsi alla realtà che è cambiata» ha reso noto Anna Paola Concia, già deputato nonché candidata al Senato in Abruzzo per il Pd. «Mi sembra assurdo che si vada avanti a sentenze. I parlamenti nazionali devono fare leggi per ristabilire l’equilibrio secondo cui i parlamenti legiferano e la magistratura fa in modo che le leggi vengano rispettate. Auspico che anche il prossimo parlamento italiano faccia qualcosa in tal senso e che arrivi prima delle sentenze».

BERLUSCONI, NO A MATRIMONI, SI’ A TUTELA LORO DIRITTI – “Noi siamo nella linea della tradizione cristiana che e’ condivisa dalla maggioranza degli italiani: non ci piace pensare a dei matrimoni ufficiali fra omosessuali, pero riconosciamo i diritti di queste persone e auspichiamo che in Parlamento si trovi una maggioranza per tutelarli”. Così Silvio Berlusconi a proposito dei matrimoni tra gay.

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