martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Crisi finanziaria: una guerra valutaria è alle porte?
Pubblicato il 14-02-2013


Yen-Dollaro-Euro-SianoUno dei temi che sarà al centro dell’incontro del G20 in programma per il prossimo 15 e 16 febbraio a Mosca riguarda l’andamento delle principali valute mondiali, in grado di influenzare commerci internazionali se non intere economie. Da occidente e da oriente ultimamente si sono infatti moltiplicati i segnali di squilibrio valutario provenienti da varie banche centrali, che hanno iniziato a seguire politiche monetarie meno ortodosse per poter favorire l’occupazione o la crescita economica.

CRESCENTI SQUILIBRILo scorso dicembre la Federal Reserve, la banca centrale statunitense, ha confermato di voler adottare una politica di forte espansione monetaria, con tassi di interesse prossimi allo zero, fino a quando la disoccupazione USA non rientrerà entro il livello del 6,5%, o l’inflazione supererà la soglia del 2,5%. Negli ultimi tre mesi il dollaro si è così svalutato rispetto all’euro di circa il 6%. Anche la banca centrale giapponese ha attuato negli ultimi tempi una politica monetaria molto accomodante, tale da portare la valuta nipponica a svalutarsi fortemente rispetto all’euro. Negli ultimi tre mesi lo yen si è di fatto svalutato di circa il 25% rispetto alla valuta europea.

CONSEGUENZE PER L’ITALIA – Per gli esportatori italiani tutto ciò significa minori volumi o minori margini sulle vendite all’estero. Se si considera che l’export fuori dall’area euro ha rappresentato nel 2012 quasi il 60% del totale delle imprese italiane e che anche nel 2013 le esportazioni sono previste sostenere il PIL del nostro Paese, a fronte di una domanda interna stimata in calo, si comprende l’importanza di queste dinamiche valutarie sulla nostra economia.

EUROPA DIVISA – Anche se in Europa l’export rappresenta solo un quarto del PIL complessivo, i Paesi mediterranei non se la passano meglio di noi. Le imprese transalpine, ad  esempio, condividono le nostre difficoltà, tanto che il presidente francese Francois Hollande ha dichiarato nella sua recente audizione al Parlamento Europeo che l’euro non dovrebbe essere soggetto a fluttuazioni dovute a cambiamenti d’umore dei mercati. Hollande ha poi precisato che la zona euro dovrebbe avere una propria politica sui tassi di cambio, perché in caso contrario rimane esposta a cambiamenti e fluttuazioni dei cambi che non riflettono lo stato reale dell’economia. La proposta francese però non è piaciuta alla Germania, per due ragioni: primo, la Germania trae vantaggio dello status quo, essendo i suoi prodotti mediamente di qualità superiore e, quindi, favoriti a parità di prezzo. Secondo, è ancora molto forte il timore tedesco per l’inflazione che deriverebbe da politiche monetarie espansive, viste le conseguenze sociali che questa ha prodotto nella prima metà del secolo scorso.

LA POSIZIONE DELLA BCELa Banca Centrale Europea, dal canto suo, ha respinto ogni pressione sulla propria politica monetaria, ribadendo al contempo che il target della BCE riguarda al momento unicamente la stabilità dei prezzi e non l’andamento del cambio o la disoccupazione. Peraltro la BCE, nelle iniziative di cui si è fatta promotore e garante negli ultimi mesi, ha sempre ribadito che la crisi economica deve rappresentare l’occasione per i Paesi più indebitati di attuare quelle riforme indispensabili a raggiungere una maggiore competitività. Questa posizione è stata recentemente confermata da Draghi nel suo discorso dinanzi al Parlamento spagnolo, dove ha affermato che la condizionalità con cui l’European Stability Mechanism concede gli aiuti ai Paesi in difficoltà, altro non è che un catalizzatore delle riforme indispensabili per produrre quella crescita che la politica monetaria può solo assecondare, ma non drogare.

TASSI DI MERCATO, MA E’ PROPRIO COSI’? – Anche il G7 si appresta a portare al G20 la posizione che i tassi di cambio devono essere regolati dal mercato, e non da autorità esterne. Siamo d’accordo, ma se gli altri attori del mercato non si comportano lealmente, cosa fare? L’Unione Monetaria Europea sembra voler tenere la barra dritta sulla stabilità della moneta, costi quel che costi a livello sociale, fiduciosa che vi saranno vantaggi nel medio lungo termine. Non così Stati Uniti e Giappone. Nessuno al G20 dichiarerà dunque una esplicita guerra valutaria, ma occorre far attenzione a non far diventare il credo di molti nell’alibi di qualcuno. Il mondo cambia ed occorre saper capire e dominare il cambiamento, non subirlo.

 Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. Al momento gli indirizzi monetari di USA e Giappone sembrano piu’ in sintonia con la necessità di concentrare l’attenzione sui fattori sociali e sulle politiche di sostegno del lavoro.

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