martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ecco perché l’accordo con la Svizzera per restituire l’Imu è un pericoloso salto nel buio
Pubblicato il 05-02-2013


Svizzera-tasseRiavere indietro i soldi dell’Imu e non dover più pagare questa tassa sono due colpi da maestro in campagna elettorale. Peccato, però, che se diventassero realtà, il rischio per gli italiani sarebbe quello di rimetterci ben più della cifra sborsata per l’imposta sulla prima casa. Nel piano di copertura finanziaria presentato da Berlusconi a Milano, infatti, ci sono troppe falle pericolose che il Cavaliere non ha considerato o ha “distrattamente” omesso di comunicare agli italiani. Quelle stesse falle che non convincono fino in fondo neppure il leader del Pdl, come hanno correttamente riportato tutti i più autorevoli retroscenisti politici, e che lo hanno portato ad annunciare un condono fiscale tombale per pararsi dalle bocciature degli analisti economici. La criticità principale è rappresentata dal reperimento dei fondi sufficienti a coprire l’esborso. Berlusconi punta soprattutto sull’accordo con la Svizzera per l’emersione dei capitali italiani detenuti nel Paese elvetico, oltre che sul piano di riduzione della spesa pubblica e sullo sgrossamento del debito pubblico. Ma è certamente l’accordo con Berna il nodo cruciale di tutta la vicenda. E anche quello più rischioso di tutti. Questo, il Cavaliere, lo sa benissimo e proprio per questo teme che si possa trasformare in un boomerang.

Entrando nel dettaglio, secondo quanto si legge nel sito del Popolo della libertà, l’idea che ha in mente la destra è di chiudere un accordo come quelli già stipulati da Gran Bretagna, Austria e Germania, con una tassazione sui capitali detenuti in Svizzera che non superi il 27%. Premesso che Berlino ha bocciato l’iniziativa per intervento dei socialdemocratici, che hanno sentito per primi la puzza di truffa, le criticità dell’operazione risiedono nei reali obiettivi che la Svizzera (Paese da sempre ostile a rendere note informazioni su chi detiene capitali nelle proprie banche) si è posta con questi accordi bilaterali, definiti non a caso “Rubik”, dal nome dell’inventore del famosissimo cubo. Le banche elvetiche, infatti, in un sol colpo hanno portato a casa due obiettivi fondamentali: neutralizzare lo spauracchio dell’Eustd e continuare a garantire il totale anonimato ai propri clienti. L’Eustd è la Direttiva europea sulla tassazione del risparmio, un passaggio fondamentale per raggiungere la soglia del gold standard di trasparenza, a cui le istituzioni continentali lavorano ormai da molto tempo.

Anche questa normativa presenta diverse falle, ma nel corso degli anni sono stati individuati dei provvedimenti correttivi che renderebbero l’Eustd lo strumento più efficace (forse al mondo) per contrastare la fuga dei capitali dai Paesi europei. Una vera mazzata per gli istituti di credito elvetici e per la Sba, l’Associazione dei banchieri svizzeri, che infatti non ha mai nascosto o smentito di aver ideato gli accordi “Rubik” proprio per fronteggiare questo pericolo. Inoltre, Berna può serenamente conservare la storica “riservatezza” sui nomi dei titolari di conti correnti. Incassando addirittura qualche soldino, perché mantenere l’anonimato è diventato una sorta di servizio a pagamento, che per le casse di chi ne usufruisce è un esborso decisamente irrisorio, se non proprio ridicolo in taluni casi.

C’è poi un altro grosso rischio che si corre affidandosi in toto a futuri accordi con la Svizzera. Perché se le previsioni d’incasso calcolate si rivelassero sbagliate, chi risarcirebbe lo Stato del danno subito dalle proprie casse? Questo rischio è reale, concreto. Le stime (prudenziali) di Palazzo Grazioli si basano su “100/120 miliardi di euro di attività finanziarie in Svizzera riferibili a cittadini italiani”. Ma se anche un terzo di questi capitali, stimolato dalla possibilità che qualche governo andasse a ficcare il naso oltre i confini della patria, avesse già preso il largo per qualche altro paradiso fiscale più sicuro, i conti non tornerebbero più. Del resto i trucchi per aggirare i controlli sono davvero smisurati. Allora chi pagherebbe il conto per dei calcoli sommari e basati su cifre aleatorie, se non il cittadino contribuente, come è già accaduto per la scellerata decisione di togliere l’Ici anche a chi se la poteva permettere. La possibilità esiste, e lo confermano i dati di tutte le relazioni stilate finora, sia dalle istituzioni ufficiali (Banca d’Italia, Bce, Fed, magistratura), sia dalle reti di economisti e giuristi.

Tra queste la più recente (ed efficace) è del luglio 2012 e porta la firma di James Henry, ex capo economista della società di consulenza Mc Kinsey, esperto di tassazione e paradisi fiscali, che per il rapporto di Tax Justice Network ha incrociato varie fonti, compresi Fmi, Banca Mondiale, Onu, Banca dei regolamenti internazionali, scoprendo che tra Svizzera, Cayman, Barbados, Singapore, isole Vergini, Delaware e Nevada, sono nascosti tra i 21.000 e i 32.000 miliardi di dollari sottratti al fisco di mezzo mondo. Una cifra che, sostengono gli esperti, è destinata inesorabilmente a crescere a causa della crisi economica, ma soprattutto della scarsa, se non inesistente, legislazione adottata da alcuni Paesi per contrastare seriamente l’evasione fiscale. E l’Italia, grazie ai ciclici condoni di Berlusconi, rientra a pieno titolo in questa speciale e negativa categoria.

A questo punto, chi ha a cuore le sorti del nostro Paese non può che prendere con le molle gli annunci-spot di Berlusconi. Perché un conto è promettere un condono per recuperare disperatamente qualche voto, un altro invece è giocare con il futuro della gente con promesse che nascondono più insidie che benefici, pur di non ammettere che un ciclo politico si è miseramente concluso. Questo è un atto di una gravità assoluta, per chi ha governato per otto degli ultimi dieci anni, portando – numeri alla mano – il Paese sull’orlo del baratro. E visto che Berlusconi ha recentemente affermato di essere convinto che la dittatura fascista qualche merito l’ha avuto, allora siamo sicuri che gradirà la scelta di commentare la sua ultima proposta-choc con una delle frasi più celebri di Leo Longanesi: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano queste idee”.

Dario Borriello

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