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Finmeccanica, dalla “filosofia aziendale” ai rapporti commerciali con l’India a rischio. Maroni, Orsi? Indicato dal governo
Pubblicato il 13-02-2013


Orsi-Finmeccanica-tangentiRicorrere alla corruzione sarebbe la “filosofia aziendale” di Finmeccanica: un’abitudine; una cosa normale, anzi “naturale”, da prendere con “disincanto”. Le 64 pagine dell’ordinanza con cui il gip di Busto Arsizio Luca Labianca decapita il vertice aziendale, non fanno sconti alla prima holding italiana. Ma, soprattutto, confermano nella sostanza quanto sostenuto dal giudice di Napoli appena un mese fa: esisterebbe un “sistema Finmeccanica” che condiziona, con la complicità di funzionari pubblici corrotti, la gestione di tutte le fasi relative agli appalti. Intanto l’India sarebbe pronta a chiudere ogni rapporto commerciale con Finmeccanica e mettere l’azienda nella blacklist “se le accuse di corruzione venissero confermate”. L’arresto di Giuseppe Orsi, amministratore delegato del colosso italiano, e di Bruno Spagnolini, ad di Agusta Westland, è stato un terremoto a New Delhi. Terremoto anche in Italia con gli attacchi alla Lega da parte di Massimo Mucchetti (Pd): “C’e’ una responsabilità politica della Lega nella nomina di Orsi, è grande come una casa. Io non accuso Orsi, che ha la presunzione di innocenza come gli altri. Detto questo, esistono le responsabilità politiche e bisogna avere l’onesta’ intellettuale di farsene carico”. Accuse rispedite al mittente da Roberto Maroni che ha ribadito che Giuseppe Orsi “non e’ un uomo della Lega”. E poi l’affondo: “E’ amico di molti leghisti” ha aggiunto Formigoni, ribadendo però che Orsi fu nominato dal governo al vertice di Finmeccanica per “merito” e perché ad di Agusta, unica società di Finmeccanica “che produce utili”.

IL SISTEMA FINMECCANICA – Un sistema, aggiunge ieri il giudice di Busto, che si dà da fare per togliere l’inchiesta ai magistrati che indagano e azzittire la stampa che non si allinea. E’ direttamente il presidente e Ad Giuseppe Orsi a farlo: attraverso “contatti con ambienti del Csm per ottenere la nomina” del nuovo procuratore di Busto e, dunque, “escludere dall’indagine il magistrato” che indagava sul suo conto. E mettendo in atto una “strategia volta a costruire una campagna stampa a lui favorevole, sembra anche prezzolata, a dimostrazione…delle sue logiche operative o, comunque, a silenziare le voci dissonanti”. Insomma “si attiva in prima persona per impedire e ostacolare” l’indagine. Dunque a tirare le fila del sistema, secondo i pm, sono proprio i vertici: oltre ad Orsi, l’Ad della controllata AgustaWestland Bruno Spagnolini. Entrambi, sono le parole del gip “per ottenere l’aggiudicazione delle gare appaiono convinti dell’esigenza di ricorrere a tali sistemi operativi” (la corruzione, ndr). Quando gli investigatori vanno a casa della madre di Guido Haschke per una perquisizione, l’intermediario finge un malore e frana sul letto: lì sotto è nascosto un memorandum del 2010 riguardante la fornitura di mezzi Agusta all’India in cui si fa specifico riferimento alla tangente.

UNA GARA PER ADDETTI AI LAVORI – “Dunque l’AgustaWestland e per essa la sua dirigenza e lo Spagnolini in particolare – afferma il Gip – sembrano essere consueti al pagamento di tangenti e vi e’ motivo di credere che tale filosofia aziendale si ripeta anche in futuro se non resa vana attraverso gli arresti”. Considerazione valide anche per Orsi che “rivela il suo disincanto per la pratica tangentizia e, dunque, deve aggiungersi, il suo convincimento che la stessa sia un fattore naturale della pratica aziendale”. Ma che questo fosse il sistema in vigore in piazza Monte Grappa, gli “addetti ai lavori” lo sapevano bene visto che, almeno per quanto riguarda la gara dei 12 elicotteri, “erano ben a conoscenza delle modalità di aggiudicazione dell’appalto, dell’intervento di consulenti esterni nonostante il divieto e del ricorso a modalità corruttive per ottenere la commessa”. In Finmeccanica insomma vi era un ‘sotterraneo mormorio’ sull’affaire India, come dimostra la telefonata tra il responsabile dell’internal audit Giuseppe Bargiacchi e un tale Mario Orlando nel giorno in cui le autorita’ svizzere arrestano Haschke: “scatteranno… adesso penso” dice il secondo. “Bene, aspettiamo l’altro tintinnio di manette adesso”, risponde Bargiacchi.

QUELLA INEQUIVOCABILE “PUZZA D’OLIO” – Ed è proprio Haschke a fornire una ulteriore chiave di lettura della ‘filosofia aziendale’, quando ai pm racconta ad esempio che all’ex direttore commerciale Pozzessere “ho corrisposto tra 50 e 100mila euro in più occasioni… l’ho pagato perché mi introducesse in altri settori”. “Ricordo – ha messo a verbale – che a Londra gli diedi 10mila euro, li mise in tasca e poi mi disse di averli smarriti”. Oppure quando parla del rappresentante ufficiale di Finmeccanica in India, Girasole. “Gli ho corrisposto la somma di 200/220mila euro. Non ha avuto alcun ruolo nella vicenda… ma era al corrente di quel che accadeva…era il rappresentante di Finmeccanica ufficialmente ma era anche il nostro corrispondente…ufficiosamente. E’ per questo che…era da noi stipendiato con 10mila euro al mese”. E’ lo stesso Orsi, invece, a spiegare quale debba essere la linea da tenere con l’esterno, in una telefonata in cui parla di un articolo che deve ancora uscire e che secondo i pm é stato “predisposto” proprio dal presidente di Finmeccanica. “Ci devo mettere…tangenti mai?”, chiede l’interlocutore. “Tu pensa un po’ – risponde Orsi – …su questi argomenti in Italia si fa molta confusione…si finge di non sapere…allora tangenti mai mediazioni la dove sono ammesse”. E più avanti aggiunge: “la sente la puzza d’olio…arriva anche a lei?”. Il riferimento, scrive il gip, è “inequivocabile” e “sintomo della pratica, a cui costui sembra consueto, di raggiungere i proprio obiettivi con metodi non legittimi”. La sera in cui seppe di aver ottenuto l’appalto per gli elicotteri, racconta Haschke all’Ad di Ansaldo Energia Luciano Zampini (che lo mette a verbale), Orsi era a cena nello stesso ristorante della delegazione americana. “Mando” al tavolo della delegazione americana una bottiglia con un bigliettino con scritto “non sempre si può vincere” o qualcosa di simile. Il capo delegazione americano si alzò dal tavolo arrabbiatissimo ed abbandonò il locale”.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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