lunedì, 25 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il presidente Schulz lancia l’allarme: «L’Europa rischia il fiscal cliff»
Pubblicato il 08-02-2013


Schulz-Fiscal cliff«L’Europa è diretta verso il “fiscal cliff”, come gli Stati Uniti». Con il bilancio sul tavolo si avviterebbe «nel deficit strutturale» da cui gli stati cercano di uscire con l’austerity. E’ l’allarme che Martin Schulz lancia per spiegare perché il Parlamento europeo è pronto al veto sul bilancio europeo dei prossimi sette anni. Il presidente del Parlamento Europeo lo spiega prima nella girandola di bilaterali che precede il vertice europeo, poi nel suo discorso ai 27. E diventa alleato prezioso di Monti e Hollande contro i rigoristi a oltranza. Una presenza politicamente pesante, quella si Schulz, che rappresenta la vera novità del summit. Nel lunghissimo pre-vertice, infatti, il presidente dell’unica tra le istituzioni europee a essere eletta a suffragio universale incontra gli inquilini di Palazzo Chigi ed Eliseo, ma anche il belga Di Rupo, lo spagnolo Rajoy e l’austriaco Faymann, oltre che, naturalmente, il presidente permanente del Consiglio, Herman Van Rompuy.

IL PARLAMENTO NON APPROVA – Nei giorni scorsi, Schulz aveva parlato più volte con Angela Merkel. E quando finalmente il summit si apre, fa un discorso senza mezzi termini: «Con l’attuale proposta di bilancio, che rappresenta il minimo comun denominatore dei 27, il Parlamento non può assicurarne l’approvazione, e i gruppi hanno avviato le procedure per il voto segreto». Cioè, i governi non avranno modo di esercitare pressione per influenzare i parlamentari quando e se l’accordo che partoriranno dovesse mai arrivare davvero alla plenaria.

BILANCIO IN DEFICIT – Le “linee rosse” del Parlamento, che per la prima volta nella storia dell’Ue, in virtù del Trattato di Lisbona, ha l’ultima parola sull’approvazione sul bilancio, sono chiare. Due i punti chiave: la cifra sul tavolo troppo bassa (una forchetta fra 903 e 915 miliardi di euro per i “pagamenti”, ovvero la liquidità a disposizione fra il 2014 ed il 2020) e la sua distribuzione, quasi tutto per agricoltura e coesione, molto poco per crescita, infrastrutture, ricerca e occupazione. «Nessuno ha parlato del piano di crescita», sottolinea Schulz che ribadisce: «io comunque non firmerò mai un bilancio in deficit». Cosa che sarebbe vietata dai Trattati che, però, i governi violano bellamente. Già lo scorso ottobre, spiega infatti il presidente dell’Europarlamento, l’Europa era già «praticamente in bancarotta» e insolvente. E con le proposte sul tavolo, i debiti pregressi nel 2020 arriverebbero addirittura a 250 miliardi.

UN EQUILIBRIO DIFFICILE – Quindi se dovesse essere questo l’accordo finale, dice Schulz ai leader, sarà impossibile trovare una maggioranza che lo approvi. Non solo il centrosinistra fatto di S&D, Alde e Verdi, ma anche il Ppe non è disposto a fare sconti. Ieri il partito di maggioranza relativa è stato netto in plenaria: «Non possiamo essere condannati a sette anni di austerità». Diverso sarebbe se i governi accettassero almeno due richieste del Parlamento: adottare il principio di flessibilità (tra capitoli di spesa e tra esercizi annuali) ed una clausola di revisione che riapra la partita nel 2017. In questo caso sarebbe possibile trovare un compromesso.

LEGISLATURA IN SCADENZA – A dare forza al Parlamento, anche una questione strettamente politica. L’attuale legislatura scadrà nel 2014. Se approvasse il bilancio settennale, la prossima non avrebbe alcun margine di manovra. Così per i parlamentari è più accettabile la prospettiva di bocciare qualsiasi accordo ed andare all’esercizio provvisorio, che dovrebbe essere basato sul budget 2013 (che proiettato su sette anni darebbe un totale di 1026,06 miliardi). E poi riaprire le trattative il prossimo anno, con un nuovo Parlamento ed una nuova Commissione. Tanto che Schulz scandisce: «Oggi non è la fine di un processo, ma l’inizio».

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento