mercoledì, 20 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Joe Wright porta al cinema la sua Anna Karenina alias Keira Knightley
Pubblicato il 18-02-2013


Anna Karenina-keira knightleyAnche se di Anna Karenina se ne sono viste già diverse al cinema (quelle con Greta Garbo nel ’35, Vivien Leigh nel ’48 ad esempio) e in tv (in Italia un mitico sceneggiato Rai di metà anni ’70 con Lea Massari), quella diretta da Joe Wright, protagonista della notte degli Oscar con quattro nomination e che uscirà in sala il 21 febbraio, è tutta da vedere. E’ una versione appassionata e soprattutto coraggiosa del romanzo di Leone Tolstoj, la storia ad altissimo tasso di romanticismo e dramma tra Anna Karenina e il suo amante conte Vronsky.

KEIRA KNIGHTLEY  MUSA DELLA WRIGHT – Wright infatti, che per la terza volta dirige la sua musa Keira Knightley dopo Orgoglio e Pregiudizio e Espiazione, punta all’essenziale del dramma e forte della sceneggiatura del fenomenale Tom Stoppard (Oscar per Shakespeare in love) estremizza le scene facendole diventare quinte teatrali per esaltare le varie fasi del dramma come in un manuale d’amore dannato. Nella sfarzosa società dell’alta aristocrazia russa del 1874, che ha il mito della Francia, a San Pietroburgo Anna Karenina (Keira Knightley con costumi di una bellezza da urlo, realizzati da Jacqueline Durran) si muove a proprio agio: bella, ricca, mamma di un figlio, moglie di un ministro (Jude Law, quasi irriconoscibile), passa le giornate tra tè, balli, pettegolezzi con le amiche. L’incontro casuale alla stazione ferroviaria di Mosca con il bel conte Vronsky (Aaron Taylor-Johnson) è potente come una freccia di Cupido. Anna Karenina, abituata a fare l’amore con un uomo grigio e metodico che come se stesse facendo una qualunque commissione quotidiana apre ogni sera una scatoletta con dentro il preservativo, crolla inevitabilmente tra le braccia del conte. Tutta la società di San Pietroburgo ne parla, il marito di Anna reagisce al discredito imponendole l’aut aut, lei incinta di Vronsky fugge. Il resto della storia è arcinoto.

MESSA IN SCENA TEATRALE – Quel che è interessante è proprio la teatralità (estetizzante, nel bene e nel male) della messa in scena che rende quei personaggi archetipi amorosi. Questa versione di Wright del capolavoro di Tolstoj valorizza poi, mettendoli a confronto con i due amanti perduti, altri due innamorati: il mite, buono, quasi ascetico, sensibile proprietario terriero Levin (Domhnall Gleeson) e la principessa Kitty (Alicia Vikander), entrambi nobili e puri d’animo. Ci sono poi anche i temi sociali: le donne intrappolate in una società creata ad immagine e somiglianza dell’uomo, cui perdersi nell’amore fuori dal matrimonio equivaleva ad una condanna, lo scontro tra vita agraria e povera e lo sfarzo dell’aristocrazia. Il film, distribuito da Universal (che ha in programmazione, senza gran esito per la verità anche Les Miserables), ha avuto quattro nomination agli oscar ma tutte tecniche: miglior trucco, migliori costumi, migliore colonna sonora (il nostro Dario Marianelli) e migliore scenografia. Girato tutto in interni, negli studi Shepperton in Inghilterra (anche le scene all’aperto sono in realtà ricostruzioni in studio e sono volutamente finte e teatrali), Anna Karenina non è teatro filmato ma una rappresentazione teatrale, dove la scenografia cambia in corso d’opera, proprio mentre gli attori recitano lo spettacolo della vita e della disposizione del cuore degli uomini verso l’amore.

 

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