martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

“L’apparenza inganna” ovvero l’arte della finzione per difendersi dalle ingiustizie sociali
Pubblicato il 26-02-2013


Solenghi-MicheliAlla Sala Umberto di Roma una divertente pièce teatrale dalle verità scottanti.

François Pignon, uomo onesto quanto modesto, è costretto a fingersi omosessuale per evitare il licenziamento da parte dell’azienda di profilattici in cui lavora da anni. L’equivoco inevitabilmente dà vita a una serie di esilaranti gag tra il timido protagonista (Maurizio Micheli) e il becero direttore (Tullio Solenghi), con un lieto fine dal gusto agro dolce per i tanti pregiudizi sociali smascherati e sbeffeggiati da questa delicatissima commedia.

Tratto dall’omonimo film francese del 2000 (titolo orginale: Le placard), L’apparenza inganna riporta in scena per la quinta volta il personaggio di François Pignon inventato da Francis Veber, nel 1973 con la pièce teatrale L’emmerdeur (in italiano Il rompiballe). A distanza esatta di quarantanni anni, il dramma della perdita del lavoro in età avanzata, il pregiudizio di genere, le difficoltà coniugali, il gap incolmabile tra genitori e figli, la totale mancanza di umanità da parte dei datori di lavoro, ma soprattutto l’odioso nonnismo tra colleghi, non sembrano aver perso di smalto e di sconcertante attualità.

Temi forti, ma trattati con il solito garbo dell’ormai collaudata coppia Micheli-Solenghi, ottimamente spalleggiata dai co-protagonisti Paolo Gattini e Matteo Micheli. Senza mai scadere nella volgarità, il duo riesce a rappresentare tutta la grettezza del genere umano, ma anche l’assurdo della vita, che, nel suo continuo divenire, è capace di ribaltare tutti i ruoli.

L’”Apparenza inganna” resterà in scena nella Sala Umberto di via della Mercede 50 a Roma fino al 3 marzo 2013.

 Cristina Calzecchi Onesti

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