domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Le dimissioni del Papa, un gesto di rinnovamento e modernizzazione del suo ruolo di G. Aquaviva
Pubblicato il 13-02-2013


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Come era prevedibile, la rinuncia di Benedetto XVI alle funzioni ed al titolo di Vescovo di Roma ha mosso una tale mole di commenti e di interpretazioni, anche tra loro diversissime, da rendere difficile l’individuazione delle conseguenze prevedibili di una decisione, che è comunque di portata storica. Cerco quindi di esporre sinteticamente due possibili conseguenze di questa decisione, che possono servire di orientamento per chi vuole continuamente a fare politica per il bene dell’Italia.

Primo: per la Chiesa Cattolica. Si tratta indubbiamente di un gesto che ha il senso di una chiamata urgente all’azione, all’iniziativa, alla riforma. Ratzinger di fatto dichiara esplicitamente che c’è bisogno, oggi, di una guida forte e autorevole in grado di agire e di incidere nel cammino della Chiesa, a partire dal suo governo centrale. Nel suo gesto c’è anche una linea di rinnovamento e di modernizzazione del ruolo papale; ma l’appello all’urgenza di una riforma del centro curale è preliminare e prevalente. Avrà successo? Io credo nella funzione dello Spirito santo e quindi mi sento di esprimere innanzitutto rispetto e preghiera; ma so anche che la volontà e le idee camminano sulle gambe degli uomini e che è lì che occorre guardare.

Secondo: per l’Italia politica. Se il nuovo Papa sarà italiano cambierà molto per il nostro Paese: e sicuramente in meglio. Ma anche se tornerà uno straniero il governo della Chiesa italiana non potrà non mutare negli uomini e negli obiettivi. Qui sta la conseguenza centrale del gesto imprevisto di Papa Benedetto: perché è un atto destinato ad accelerare o comunque a modificare il destino degli uomini della Curia ed il modo di raffrontarsi della Chiesa universale e del mondo con la centralità romana. Non si tratterà solo di tornare a predicare un’apertura verso l’esterno; come già sarà visibile nel corso della sede vacante, i cardinali italiani e quelli a loro vicini saranno obbligati ad assumere rispetto al governo della  Chiesa un ruolo di rinnovatori, pena la loro decadenza da qualsivoglia azione positiva, sia nel conclave che nella definizione delle linee di azione del nuovo Pontificato.

Gennaro Acquaviva

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