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Opinioni e commenti
 

Libri, il liberalsocialismo secondo Alessandro Gilleri
Pubblicato il 07-02-2013


Dopo Monti LiberalsocialismoL’ultimo saggio di Alessandro Gilleri “Dopo Monti: liberalsocialismo. L’alternativa ai populismi per uscire dal pantano della Seconda Repubblica” rappresenta un’autentica “riscoperta” del pensiero socialista accompagnata da una proposta politica fatta per i cittadini in modo chiaro e propositivo. Il libro, già disponibile presso Feltrinelli, Ibs, Libreria universitaria, Webster, Deastore e Mondadori, è suddiviso in tre parti: la cronaca e il commento dell’ultimo ventennio nell’ottica socialista, uno spaccato storico dei protagonisti della storia socialista, che consente di conoscere anche nomi poco noti (per esempio i militanti uccisi per le battaglie agrarie) e infine una parte politico-programmatica che deriva dall’elaborazione di una serie di documenti a livello europeo, anche relativi ai congressi del Psi. A chiudere il libro vi è una sintesi che riprende e attualizza i 13 punti di Carlo Rosselli, teorico del liberalsocialismo. La conferenza stampa di presentazione del libro si è svolta stamane presso il “Caffè Tommaseo” di Trieste. Oltre all’autore sono intervenuti Francesco Russo, segretario provinciale Pd di Trieste, nonché capolista al Senato nel Friuli Venezia Giulia, e Gianfranco Orel, segretario provinciale Psi. Avanti! ne ha parlato con l’autore Gilleri, militante socialista e, negli ultimi vent’anni, protagonista nel Friuli-Venezia Giulia della ricostituzione del Psi.

Gilleri, perché ha deciso di scrivere un saggio sul liberalsocialismo?

È un’idea che mi è venuta già da tempo, circa 5 anni fa in occasione delle precedenti elezioni. Ma forse non era il momento per procedere. Con questo libro ho voluto attualizzare e rilanciare il pensiero di Carlo Rosselli, che non solo è stato un grande oppositore del fascismo, ma anche il teorico del liberalsocialismo. Il pensiero di Rosselli incarna i primordi di ciò che è la società civile attuale. Basti pensare al sindacato e alle categorie. È dunque di grande attualità.

Lei cita la IV scorciatoia dalle “Scorciatoie e raccontini” di Umberto Saba: “Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi. Vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli”. Perché?

Con il saggio intendo offrire un contributo programmatico con l’ambizione di modificare questo antico vizio. Il poeta triestino lo riferisce agli italiani, io alla sinistra.

In che senso?

Basti ricordare la scissione di Livorno, la rottura tra la corrente massimalista e quella riformista o l’episodio in cui Achille Occhetto ritirò i ministri dal governo Amato. Un antico vizio tipico della sinistra italiana. Secondo me l’appoggio dei socialisti a Bersani rappresenta un concreto tentativo di superamento di questo vizio.

Cosa si attende nel prossimo futuro?

L’Italia è ancora in questa fase di ristagno dalla quale deve uscire. Al di là degli errori commessi dai socialisti, il socialismo deve fare riferimento al riformismo e all’Europa. Le idee socialiste che devono essere sviluppate devono concernere il Welfare, la cultura, la ricerca, l’università passando per l’ambiente, l’energia, i diritti civili, la laicità e la giustizia. Inoltre, le piattaforme digitali devono diffondere il socialismo e la sua storia affinché le nuove generazioni possano avvicinarsi ed entrare in contatto con la tradizione del socialismo riformista italiano.

Silvia Sequi

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