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L’intervista – Ustica, Il presidente della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo: «Adesso intervenga l’Europa»
Pubblicato il 04-02-2013


usticaUstica punto e a capo. Dopo la storica sentenza della Corte di Cassazione, che arriva a oltre trent’anni dal disastro, si è definitivamente sancito che, ad abbattere il DC9 dell’Itavia, non fu una bomba ma un missile. I familiari delle vittime, i loro difensori e chi pretende giustizia, ora vuole andare avanti, sottoporre all’attenzione dell’Europa il caso. «Ci rivolgeremo al vicepresidente Ashton e alla stessa Commissione affinché attivino tutti i loro poteri per dare una risposta che si aspetta da troppi anni» afferma Erminia Mazzoli, presidente della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo, intervistata dall’Avanti!. Un “potere” che, oggi più che mai, si rivela necessario utilizzare: una sovranità europea che deve farsi sentire di fronte a chi, in tutti questi anni, ha taciuto, ha omesso, ha mentito. Nessuno, a Roma, a Parigi, a Londra può più nascondersi dietro un dito. Lo ha stabilito, nel suo più alto grado, un tribunale “In nome del Popolo italiano”.

Il pronunciamento della Cassazione sul caso Ustica segna uno spartiacque. Come presidente della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo ritiene che sia venuto il momento di sollevare la questione a livello europeo?     

La questione, in realtà, è già all’attenzione delle istituzioni europee. Sin dall’inizio dell’anno scorso le associazioni dei familiari delle vittime si sono rivolte alla Commissione petizioni per chiedere che il caso fosse portato in sede europea e sottoposto all’attenzione delle massime istituzioni europee.

Cosa è accaduto in quella sede?

Abbiamo messo a confronto i cittadini con i rappresentanti della Commissione esecutiva che, a dire la verità, ha dato una risposta molto burocratica, ovvero che tutto il materiale da analizzare apparteneva al perimetro di  competenza nazionale, cioè che si trattava di una questione di competenza dell’Italia. Noi abbiamo obiettato che si dovesse agire nell’ambito di una piattaforma di cooperazione giudiziaria che richiede l’intervento delle Istituzioni europee, quindi della Commissione, perché paesi come Francia, Gran Bretagna e Stati uniti rispondessero alle rogatorie avviate dalla magistratura italiana e fornissero la documentazione necessaria per accertare davvero cosa sia accaduto quella notte del giugno del 1980 sui cieli di Ustica.

Dopo il pronunciamento definitivo della Cassazione cosa farete?

Con questa verità sancita definitivamente dalla magistratura nel suo più alto grado è necessario andare avanti e non fermarsi ora che si è aperto lo spiraglio. Quindi ci rivolgeremo al vicepresidente Ashton e alla Commissione affinché attivino tutti i loro poteri per dare una risposta che si aspetta da troppi anni.

Che tipo di interventi volete attivare?

Dopo la pronuncia della Cassazione, si rivela improrogabilmente necessario accertare se siano state date disposizioni dai parte dei vertici politici e militari di paesi stranieri, e della stessa Italia, che abbiano permesso l’eventuale presenza o il passaggio su quello spazio aereo di velivoli militari quella notte. Si deve fare chiarezza per capire se e come sono stati eventualmente impegnati velivoli militari, che tipo di attività abbiano svolto e che tipo di operazioni abbiano compiuto su quell’aerovia civile. Si deve definitivamente accertare se se ci sia stata una violazione delle necessarie garanzie di sicurezza dei passeggeri a bordo del volo Itavia.

Trattandosi di documenti “molto delicati” quale reale possibilità si ha di accedervi?

È vero che il potere di accesso illimitato a certi documenti delle istituzioni europee, in questo tipo di ambito, sono tali solo a livello teorico. Poi si deve verificare di volta in volta il grado di difficoltà che presenta l’accesso agli specifici documenti. Ma, le possibilità ci sono e sono tante se si attiva l’intervento della Commissione. Le battaglie dei familiari di questi anni, e di tutti quelli che hanno contribuito a fare luce, dimostrano che non si è lottato invano. E’ ora che l’Europa intervenga per far valere i diritti dei cittadini e non solo per tassarli o per far rispettare i dettami economici. Abbiamo recepito il trattato di Lisbona e la Carta fondamentale dei Diritti che sancisce questo, cioè che l’Europa deve intervenire al di là degli egoismi dei singoli stati per tutelare la loro sicurezza e garantire il diritto alla verità e alla giustizia. In questo caso non fornire piena collaborazione rappresenta una palese violazione di questi principi.

Roberto Capocelli

 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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