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Opinioni e commenti
 

Quell’Italia divisa tra fede e laicità. La storia dei fratelli Cacciotti
Pubblicato il 20-02-2013


Don Camillo-Quarto Stato

Sono due fratelli, due facce che ricordano quell’Italia descritta da Giovanni Guareschi nella saga “Don Camillo e Peppone”, figli degli stessi valori, della stessa cultura, che prendono due strade diverse. Parallele, ma pur sempre legate a filo doppio dalla fede nei valori della «democrazia, della giustizia e della libertà», come ha detto all’Avanti! Frère Alessandro Cacciotti, direttore del Collegio San Giuseppe-Istituto de Merode e fratello di Luigi, candidato del Psi al Consiglio regionale del Lazio. Un esempio di come fede e laicità riescano a muoversi su un binario che si origina negli anni ’50, in una società polarizzata tra il comunismo e l’anticomunismo. Una famiglia di un paesino della provincia romana, Carpineto Romano, «con forti radici cattoliche, dove però papà era un militante comunista acceso e mamma una fervente cattolica», racconta Frère Alessandro inquadrando il contesto che ha dato vita ai due percorsi di vita che rappresentano una sintesi tra la migliore cultura cattolica, quella imperniata sulla dottrina sociale della Chiesa, e la cultura socialista e laica.

LE CONVERGENZE PARALLELE – Continua ricordando gli anni della prima giovinezza il direttore del Collegio San Giuseppe: «Tra me e mio fratello ci sono 10 anni di differenza. Io sono nato nel ‘50 e lui nel ’60. I nostri percorsi si sono sviluppati parallelamente, indipendenti, anche da un punto di vista spaziale. Io, infatti, a 11 anni sono andato a studiare fuori del paese e avevamo opportunità di incontrarci solo nei periodi di vacanza. Forse proprio a causa della distanza, però, i nostri incontri erano molto carichi di significato e siamo riusciti a costruire un rapporto molto solido. Ricordo intense giornate estive passate a ripassare insieme le sue materie di studio».

LUIGI, ALESSANDRO TROVO’ LA FEDE CERCANDO IL MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI VITA –  «Le condizioni di vita di allora non offrivano grandi possibilità», spiega Luigi. «Mio fratello era un “enfant prodige”, e capì che se voleva fare qualcosa di importante doveva andare via. C’era un ordine che cercava “vocazioni” e lui era venuto in contatto con un esponente di quest’ordine, una persona di Carpineto, uno studioso che lo convinse a seguirli. Lui si fece convincere anche per trovare una via d’uscita dalla sua condizione. Fu successivamente che incontrò la fede vera, che si andò fortificando passo a passo negli anni, soprattutto attraverso la sua missione di stare tra i ragazzi e trasmettere i suoi insegnamenti». «Mamma pregava dalla mattina alla sera, passava tutto il giorno a recitare il rosario», spiega Luigi, «quindi mio fratello non poteva non subire la doppia influenza dei genitori. Credo che il suo modo di essere cattolico debba molto a quest’influenza: riesce in una certa misura a dividere la legge dello Stato dalla legge divina, non ha una visione fondamentalista perché soprattutto si rende conto che la società non può essere governata con i precetti delle religioni, pena la distruzione degli stessi patrimoni culturali apportati dalla religione. La sua è una difesa dei valori cristiani».

ALESSANDRO, LUIGI SI IMPEGNO’ DA SUBITO IN POLITICA  – «Luigi sin dall’inizio ha dimostrato passione e impegno in politica. Ha seguito le orme di uno zio socialista consigliere, assessore comunale e vicesindaco del Psi, molto stimato in paese» dice Alessandro affermando di considerare il fratello Luigi «un laico credente. Da ragazzo seguiva gli impegni all’interno del paese come ad esempio l’organizzazione di manifestazioni che vedevano sempre la partecipazione sia del Comune che della parrocchia. Era la volontà di impegnarsi nel sociale a farlo andare avanti».

IL SUO LAICISMO LO HA PORTATO A MEDIARE PER MODERARE LE INGERENZE – «Senza dubbio la laicità di Luigi – racconta il fratello Alessandro – ha rappresentato un punto saldo. Forse ancora più radicato grazie alla mancanza di una visione ideologica. Pur comprendendo l’importanza anche delle istituzioni ecclesiastiche ha sempre cercato di frenare le intromissioni del parroco e della parrocchia nelle questioni del Comune, ma con un atteggiamento di mediazione e mantenendo ottimi rapporti con entrambe le istituzioni del paese. Le sue attività, le sue decisioni hanno però sempre fatto riferimento alla Costituzione e alla laicità del diritto».

UN CREDENTE LAICO – Alessandro non ha dubbi. «So che, in fondo, mio fratello è un cristiano: per questo l’unione tra di noi è così forte. Ci ritroviamo, oltre che sul legame d’amore fraterno, anche nei valori fondanti della giustizia, della libertà e della democrazia. Inoltre, è forte la sua capacità di ascolto, caratteristica cristiana: quando siamo insieme in paese ci è difficile fare una passeggiata da un capo all’altro della strada perché parla con tutti». Alessandro afferma anche che ciò che più lo ha stupito del fratello è stato lo scoprire la sua grande pazienza e forza di volontà: «Lui da ragazzo ha avuto un percorso scolastico faticoso, ma poi ha veramente bruciato le tappe. Ha conseguito prima la maturità, poi la laurea mentre lavorava: un lavoro duro che lo costringe a sacrifici e a turni alle prime ore del mattino. Nonostante questo riesce ad essere un ottimo marito e padre con i suoi tre figli. Si fa ascoltare».

LA SCUOLA BENE DI PRIMARIA IMPORTANZA – Qualche punto di disaccordo? «Bèh, sulla scuola forse non condividiamo esattamente la stessa prospettiva», affermano entrambi. Alessandro dice, infatti che «la scuola cattolica è un punto un pò di scontro, anche perché noi preferiamo chiamarla non statale. Ma lui è aperto, come ho detto ha posizioni non ideologiche». Luigi, dal canto suo, spiega che Alessandro alla fin fine crede che «l’importante sia dare un servizio di qualità. Certo, io da amministratore pubblico e da socialista devo salvaguardare gli interessi della scuola pubblica».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

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@robbocap

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