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Opinioni e commenti
 

Oscar Giannino si dimette da presidente di ‘Fare’, ma non da candidato premier
Pubblicato il 21-02-2013


Giannino-dimissioniSi dimetterà? Non si dimetterà? A svelare l’arcano che da qualche ora tiene banco negli ambienti politici è stato lo stesso Oscar Giannino su twitter ieri, mentre era in corso la direzione del movimento. Il leader di Fare per fermare il declino ha cinguettato: “Dimissioni irrevocabili da presidente in Direzione. I danni su di me per inoffensive ma gravi balle private non devono nuocere a Fare”. Ma le dimissioni sono solo parziali perché Giannino, come ha spiegato il membro della direzione nazionale di Fare Franco Turco “Giannino rimane, al momento, candidato premier di “Fare per fermare il declino”. Turco ha descritto Giannino come “molto provato dalla vicenda, ha avuto durante la riunione uno sfogo amaro e molto personale. Rimane candidato premier e abbiamo tutti chiesto che rimanga nel partito”.

SILVIA ENRICO IL NUOVO PRESIDENTE DI ‘FARE’ – A prendere il posto di Oscar Giannino alla presidenza di ‘Fare per fermare il declino’ è Silvia Enrico. Giannino, dopo il caso dei titoli accademici mai conseguiti, ha voluto rassegnare dimissioni irrevocabili, “anche per dare un segnale diverso -spiega Franco Turco, uno dei membri della direzione- abbiamo raccolto il suo sfogo amaro, e’ molto provato umanamente. Noi auspichiamo che resti e lo abbiamo scritto anche nel documento finale che la direzione ha redatto”. Turco puntualizza che “Giannino, tecnicamente, resta comunque candidato alla premiership, ma ha rassegnato le dimissioni come responsabile politico del partito”.

LA VICENDA – Per Oscar Giannino, è stato uno sgambetto sull’ultimo metro. La denuncia di Luigi Zingales sul master fasullo a Chicago ha rovinato, forse irrimediabilmente, la campagna elettorale di ‘Fare’ a pochi giorni dal voto. Così Giannino ha convocato ieri la direzione del partito dove si è presentato dimissionario. A dirimere la spinosa questione sono stati i 16 i membri della direzione di ‘Fare’ riuniti in un albergo nel quartiere Esquilino a Roma. Ha aperto Oscar Giannino per spiegare il bluff del master a Chicago e, a quanto si apprende, l’intervento è stato intervallato da reazioni di altri componenti, alcuni collegati telefonicamente dall’estero, come Luigi Zingales da Chicago. La direzione si è conclusa con un voto finale che ha deciso per le dimissioni di Giannino da presidente di “Fare” ma non da candidato premier del movimento. Poche dopo lo scoppio della polemica Giannino ha ammesso di aver fatto un errore madornale a vantare un master universitario mai sostenuto (erano solo lezioni di lingua inglese) e ha chiesto scusa. Ma le scuse dal candidato che ha fatto della meritocrazia il proprio vessillo non sono bastate a mettere a freno le reazioni politiche da più fronti. Il giornalista-politico ha inoltre smentito le voci che circolano di altre defezioni dopo Zingales (si fa il nome di Alberto Alesina).

LA VERSIONE DI GIANNINO SUL MASTER – Giannino si cosparge il capo di cenere e fornisce la sua versione. A Chicago nel ’94 ha frequentato solo delle lezioni private di lingua inglese. La storia del master secondo lui è nata su internet, forse perché ha sempre detto che il suo riferimento è la scuola economica di Chicago. Lauree e master alla prestigiosa Booth University (quella dove insegna Zingales) sono finite su Wikipedia, da dove uno stagista le ha copiate sul sito dell’istituto Bruno Leoni. “La mia colpa è non essermi accorto di tutto questo, perché non uso Wikipedia”. Già, ma su Repubblica Tv ha detto di avere fatto il master a Chicago… “L’errore e’ stato quello di parlare di un master e non di un corso”, risponde. Giannino rivendica di non aver mai taroccato i suoi curricula e si dice dispiaciuto per i suoi sostenitori, che si sono divisi in rete fra i delusi e quelli che vogliono andare avanti lo stesso. Ma il suo timore maggiore è per il voto, quando già vedeva vicino l’obiettivo delle soglie di sbarramento: “Non so quanto inciderà politicamente questa vicenda – commenta preoccupato -. Il problema è fra i tanti indecisi, che sono il nostro bacino di riferimento”. Ancora pochi giorni e sapremo. Adesso la sfida del movimento per superare la soglia del quattro per cento si fa difficilissima, specie se le regioni del Nord, dove il movimento aveva fatto breccia più che altrove, dovessero abbandonare “Fare” orfano del giornalista.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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