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Opinioni e commenti
 

Pochi giorni e poco spazio per misurarci con noi stessi
Pubblicato il 21-02-2013


Pochi giorni ancora e poco spazio. Il voto è lì, di fronte alla volontà di ognuno di noi di esprimere il proprio volere, il proprio dissenso, la propria rabbia e la propria gioia. Alle spalle di tanti che vorrebbero far credere che il miglior modo per dimostrare il fallimento di intere classi dirigenti sia quello di astenersi dall’entrare in cabina elettorale. In quello spazio esiguo, a volte troppo stretto per contenere tutte le emozioni che ognuno porta con sé: pochi centimetri entro i quali far entrare le speranze che tutti noi nutriamo nei confronti di rappresentanti che portino avanti le nostre istanze prima di tutto, che intervengano sui bisogni dei cittadini, che finalmente facciano l’interesse generale del Paese. E che una volta per tutte attraversassero il corridoio del Transatlantico che porta all’aula della Camera con grande serietà, e non come il proscenio di un teatro da cui fare cabaret.

Ma la paura c’è, sta lì, è inutile negarlo. Insieme c’è la convinzione di rimanere delusi per l’ennesima volta nel leggere nei giornali dei mesi futuri l’errore di aver creduto a chi ha chiesto voti in campagna elettorale senza mantenere la parola data. Ed è proprio la convinzione di aver paura, di essere delusi e abbandonati da genitori politici putativi che deve spingere ognuno di noi, domenica e lunedì, a varcare quella benedetta soglia del seggio elettorale. Per farlo veramente abbiamo bisogno di fermarci a pensare in questi pochi giorni e in quei pochi centimetri. Devono essere questi a darci quella spinta reale per far sì che la voglia di credere, oltre che di sperare in un’Italia migliore non sia soltanto uno slogan da campagna elettorale.

Perché esiste un’Italia giusta, un’Italia che vuole premiare il merito, che vuole dare una speranza ai propri figli e che non intende essere abbandonata nelle mani di chi fino ad oggi ha fatto solo i propri interessi. Un’Italia fatta di gente stanca di promesse e trovate elettorali, ben più accorta nel selezionare la propria preferenza e mai convinta fino in fondo di fare la scelta migliore. Ma tale convinzione non esisterà mai fintanto e finquando a regnare sarà proprio la paura, l’ansia, il terrore di sbagliare e di vedere sbagliare. Per questo oggi più che mai il nostro Paese ci chiede uno sforzo, quello di non lasciarlo a se stesso, o in mano a burrattini con il viso e il capo impiastricciati, o ad altri dall’urlo facile a quel microfono che sputa fuori solo dissenso, ma che poi nell’atto della ricostruzione non saprà come agire. E’ in questi pochi giorni e in quel poco spazio che noi ci misureremo con noi stessi, con la nostra emotività, con quell’ultimo sforzo di non credere tutto perduto. Perché perduto fino in fondo non lo è mai nulla.

Giampiero Marrazzo

@giamarrazzo

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