sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Previsioni elettorali
Pubblicato il 18-02-2013


Si apre la settimana decisiva. Eppure la campagna elettorale è stata finora oscurata dalle dimissioni del Papa, un evento che non si verificava da ottocento anni, e perfino da Sanremo, che ha prodotto, in fondo, la sua imitazione più irriverente. Anzi, ormai, la politica è sopraffatta dalla sua caricatura. Tanto che a sette giorni dal voto si invita Bersani a non fare il Crozza e Grillo a continuare a fare la politica teatrale sottraendosi a qualsiasi confronto.
Grillo non vincerà le elezioni, anche perché, se dovesse accadere l’imponderabile, se cioè il suo movimento ottenesse la maggioranza alla Camera, sarebbero i suoi stessi elettori a mangiarsi le mani per averlo votato. L’Italia non avrebbe un governo, al Senato nessuno potrebbe fare maggioranza con lui, il Paese si trascinerebbe in una nuova prova elettorale dopo avere eletto un presidente della Repubblica di vocazione estremista, lo spread salirebbe a mille e con ogni probabilità Grillo sarebbe costretto ad emigrare, bandito dagli stessi suoi elettori.
In fondo la sua lista è l’unica che si può votare solo perché si è convinti che non governerà. Anomalia tutta italiana, invero. E soprattutto anomalia delle anomalie in un sistema elettorale in cui si dovrebbe scegliere proprio il governo. Berlusconi dichiara d’essere ormai in corsia di sorpasso. Io non lo credo. Certo può aiutarlo nella rimonta quel nugolo di sigle che porta con sé. Tra Fratelli d’Italia, la Destra, il Mir, e non so cos’altro; l’alleanza tra Pdl e Lega aggiungerà qualche punto, e non solo quello della lista che arriverà prima sotto il due per cento e che avrà per questo diritto al recupero.
Anche un’impossibile vittoria di Berlusconi complicherebbe la situazione economica. Al di là delle sfacciate promesse elettorali un nuovo governo Berlusconi-Alfano, un tandem davvero curioso dove il presidente del Consiglio sarebbe nominato dal suo ministro dell’Economia, provocherebbe un peggioramento della credibilità dell’Italia in Europa, oltretutto dopo un decennio di governo assai deludente.
Penso che l’unico equilibrio accettabile sia un asse tra la sinistra di Bersani e il centro di Monti. Sia ben chiaro. Anch’io ho giudicato assai discutibile quel cambio di ruolo in campo del presidente del Consiglio che si è improvvisamente trasformato da arbitro a giocatore, senza peraltro smettere la sua precedente funzione. Però è evidente che Bersani, anche a prescindere dai risultati del Senato, non potrà governare col 35 per cento dei voti. Ha ragione Emanuele Macaluso. Berlinguer sosteneva che non si può governare col 51, Bersani non può ritenere che lo si possa fare col 35, approfittando di una legge elettorale che assegna la maggioranza assoluta alla Camera alla coalizione più forte. E Vendola dovrà convincersi perché è intelligente e la matematica non è difficile da capire. E così pure la logica della democrazia. Il resto sarà spazzato via dal voto utile, compresa la lista di Ingroia che avrà così assunto la nobile funzione di aver eliminato Di Pietro proprio mentre alcuni socialisti rientrano in Parlamento. Ma si, a volte la storia è proprio giusta.
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