sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Promised Land, Gus Van Sant guarda al futuro con ottimismo
Pubblicato il 21-02-2013


Promise Land-Matt Damon

In concorso al 63° Festival di Berlino e in uscita contemporanea nelle sale cinematografiche italiane Promised Land di Gus Van Sant racconta la grande crisi dell’America di oggi e, di riflesso, quella di tutto il mondo occidentale, guardando però al futuro con l’ottimismo di chi crede nella capacità dell’uomo di reagire alle avversità dei periodi storici più difficili e di rimettersi in gioco facendo leva sui principi etici del rispetto per la comunità e per l’ambiente che ci circonda.

LA TRAMA – Il regista di Elephant e di Milk si affida ad un soggetto scritto a quattro mani da Matt Damon, che nel film interpreta la parte del protagonista Steve Butler, e da John Krasinski, il suo rivale ambientalista. La storia è quella di un rappresentante della Global, potente corporation che si occupa del business delle riserve di gas naturale, alle prese con gli abitanti di una cittadina della Pennsylvania per ottenere i diritti di sfruttamento dei loro terreni, promettendo in cambio un benessere economico fino a quel momento irraggiungibile. Spalleggiato da una collega altrettanto cinica e arrivista – che ha il volto di Frances McDormand – Butler, dopo aver corrotto il sindaco di turno, dovrà fare i conti, però, con un vecchio insegnante di biologia e con un giovane ambientalista intenzionato a far saltare la trattativa.

L’AMERICA DI OGGI SECONDO VAN SANT – Partendo dalla crisi come dato di fatto non più nuovo, come dura realtà che ormai deprime e attanaglia l’intero tessuto sociale, Promised Land mostra il volto di un’America che sembra essere giunta sull’orlo di un precipizio: il modello capitalistico imperante, fondato sullo sfruttamento esasperato di risorse umane, naturali e finanziarie, è costretto a misurarsi con gli effetti nefasti prodotti dalle sue stesse logiche condotte all’estremo e prive di qualsiasi vincolo morale. La parabola del venditore di sogni, del truffatore di professione che viene infine truffato, divenendo in questo modo vittima dello stesso sistema che lo ha generato e che arriva a redimersi compiendo scelte diametralmente opposte all’utilitarismo e alla spietatezza delle azioni precedenti, assume un significato decisamente politico, di valenza storica e di messaggio universale che varca i confini del fatto di cronaca (Elephant), del disagio esistenziale degli adolescenti (Paranoid Park) o delle minoranze ghettizzate (Milk).

IL REGISTA E L’ATTORE: CONNUBIO VINCENTE – Promise Land avrebbe dovuto essere il film d’esordio di Matt Damon dietro la macchina da presa, ma a causa di impegni presi in precedenza l’attore coprotagonista di Salvate il soldato Rayan ha dovuto rinviare la sfida della regia ad un nuovo appuntamento. Al suo posto, per volontà dello stesso Damon, la gestione del set è stata affidata all’autore che lo aveva già diretto in Will Hunting – Genio ribelle, in Scoprendo Forrester e nel meno noto Gerry; contrariamente a quanto si può immaginare, tenuto conto dell’importanza conferita allo stile nella sua personale visione cinematografica, Gus Van Sant ha confessato a Damon che “la regia è fatta al 95% dalla scelta del cast”. Un sodalizio quello tra i due artisti statunitensi che continua a funzionare ad orologeria, anche in un film apparentemente estraneo all’intera opera vansantiana per l’ottimismo di fondo che nel finale si apre ad una speranza di cambiamento.

Nicola Cordone

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