sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Renzi e Bersani di nuovo insieme. Il Pd riparte da Firenze
Pubblicato il 03-02-2013


Renzi-BersaniPier Luigi Bersani e Matteo Renzi si sono ritrovati pubblicamente lo scorso venerdì nella Firenze del giovane rottamatore uscito “rottamato” dalle primarie. Il comizio elettorale del Pd, in un noto teatro fiorentino e con più di tremila persone a gremire la platea, è stata la testimonianza forte di un Pd che sa lavorare insieme per il bene del Paese. Tantissime anche le persone che hanno potuto assistere al dibattito dai maxi-schermi installati all’esterno del teatro. L’appuntamento fra due politici che rappresentano il presente e il futuro del Pd si è svolto in un clima disteso dopo le ruggini delle primarie 2012, che gli ex-sfidanti hanno però ricordato e rivendicato con orgoglio.

PACE FATTA – Sin da subito Matteo Renzi ha sgombrato il campo dagli equivoci confermando la piena sintonia fra ruoli, obiettivi e linee guida dello schieramento: «Ha vinto lui – precisa il sindaco di Firenze in merito alle primarie – lo sostengo, abituiamoci alla lealtà – e aggiunge – noi siamo fatti così». Mentre Bersani, forte dell’endorsement di Renzi, ha ribadito la tenuta politica del maggiore partito italiano: «Noi non siamo oggi a contarci in un gioco di correnti – afferma il leder del centrosinistra – non ci sono Bersaniani e Renziani. C’è il Pd che è di tutti». E il segretario del Pd non ha mancato di riconoscere a Renzi il ruolo di protagonista credibile del rinnovamento interno, avvalorando la teoria che chi è giovane fa bene a farsi in quattro per ciò in cui crede.

MONTI E BERLUSCONI, ATTENTI A QUEI DUE – Le prime considerazioni politiche dell’incontro sono state sugli altri candidati premier. Renzi sa benissimo che Berlusconi non è ancora solo un ricordo per il popolo italiano. Ma non sono mancate stoccate anche al premier uscente Mario Monti. Renzi si è detto convinto che l’attuale atteggiamento del professore sia in totale contrasto con l’appoggio che il Pd ha largamente assicurato al governo tecnico. Anche Bersani ha fatto cenno alle vittime sacrificali dell’agenda Monti: «Non c’è la parolina esodati – e prosegue – abbiamo sostenuto un governo di transizione con lealtà. Ma certo non è un governo tecnico ma uno politico a poter dare una prospettiva al paese».

PAROLE CHIARE E NON FRAINTENDIBILI – In chiusura dell’incontro, i due esponenti del Pd hanno evidenziato quanto sia ancora lunga la battaglia nel nostro Paese per il riconoscimento di alcuni diritti individuali. La strada da intraprendere è quella della convergenza sulle politiche europeiste: «La questione dei diritti ai figli degli immigrati è una vergogna, e la risolveremo. La questione dei diritti degli omosessuali e delle unioni civili è una vergogna, e la risolveremo. Anche il diritto allo studio, dove ci sono 50.000 studenti in meno è una vergogna classista, e noi la risolveremo». Ha assicurato Bersani. Da questo decisivo incontro del Pd e della sinistra italiana parole chiare, decise e non fraintendibili.

Emanuele Bianchi

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