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Opinioni e commenti
 

Svelato il volto de “L’origine del mondo”. Sgarbi: «Come per il soldato cadente di Capa l’immagine non perderebbe la sua potenza e originalità»
Pubblicato il 08-02-2013


Paris Match-Coubert-copSon trascorsi 147 anni da quando Gustave Coubert realizzò la controversa “L’Origine du monde”, tra le opere più celebri del pittore francese, esponente del neorealismo. Il primo piano dell’organo femminile è sempre stato a quanto pare “tagliato” all’altezza del seno della donna, adagiata su un letto e in atteggiamento lascivo. Sembra infatti che un appassionato d’arte abbia scoperto la parte superiore mancante, dando così un volto all’opera. Si tratta del viso di una donna bruna, con la testa rivolta all’indietro, gli occhi aperti e la bocca semichiusa. A rivelarlo è il settimanale francese Paris Match. “L’origine du monde” fu commissionata a Coubert, nel 1866, da un facoltoso collezionista d’arte turco, suscitando scalpore avendo come oggetto-soggetto l’organo genitale femminile.

UNA STORIA MISTERIOSA – A validare il dipinto ritrovato anche la storia che lo accompagna. Coubert, le cui opere precedenti avevano già provocato scandalo (il dipinto di curati sbronzi sembra esser stato distrutto), infatti preferì in questa occasione prendere alcune precauzioni: nascondere il volto della donna, non mettere la sua firma e non dare alcun titolo. Il quadro poi noto come «L’origine del mondo» passò alla storia, e oggi un collezionista inglese sostiene di possedere la parte mancante del dipinto, ossia il volto della ragazza, Joanna Hiffernan. Il fortunato collezionista acquista per poco più di mille euro il dipinto, nota che la tela è tagliata, trova le iniziali del produttore della tela, arriva a scoprire l’identità della donna, finché due anni dopo scarica da Internet «L’origine del mondo» di Courbet, la stampa a grandezza naturale (46 cm x 55 cm) e la mette vicino al suo dipinto: combaciano perfettamente. A confermare se si tratta o meno della parte mancante, si deve attendere il parere, ultimo e decisivo, degli esperti del museo d’Orsay di Parigi, ove la parte nota del quadro è esposta dal 1995, dopo esser stata dal 1954 all’interno dell’abitazione privata dello psicanalista Jacques Lacan. A discutere con l’Avanti! di quella che potrebbe rivelarsi una clamorosa scoperta è uno dei massimi esperti d’arte Vittorio Sgarbi.

Sgarbi se anche la perizia del museo d’Orsay confermasse l’autenticità del dipinto cosa significherebbe per l’opera?

Il tema è molto simile a quello del soldato morente di Robert Capa, un’immagine simbolica che qualcuno ha fatto credere originale mentre altri hanno messo in discussione: da un lato resta l’evidenza di quella foto mentre dall’altro l’ombra del sospetto ne ha limitato la forza. Nel caso di Coubert, l’opera è talmente eloquente che anche solo immaginare che sia nata con il ritaglio ritrovato non prevarrà sulla precedente. Come il soldato cadente di Capa, vero o costruito, l’immagine mantiene la sua potenza. Di immagini di soldati in guerra ne avevamo viste ma quella del corpo caduto no, così anche per Coubert dipinti di corpi nudi c’erano già stati ma il particolare del pube no.

Sarebbe un disvalore per un’opera che ha fatto scalpore proprio per il soggetto?

Non perderebbe valore, anzi porterebbe ad una sua concezione più ampia. È una ricostruzione filologica. Potrebbe avere una funzione didascalica e non integrativa perché l’opera per così come la conosciamo era già completa, non ne aumenta il valore ma ne fa comprendere il processo creativo. Lo zoommare il pube lo ha reso rivoluzionario, quindi esiste un margine di danno però sanato dallo stesso artista che ha realizzato anche la parte adesso ritrovata.

Comprato a 1400 euro, il dipinto se fosse autentico potrebbe valere 40 milioni di euro, quello che si dice un affare?

Potrebbe valere così tanto soprattutto perché potrebbe essere un Courbet originale, a questo si sommerebbe il valore aggiunto dato dal suo collegamento come parte di quell’opera.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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