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Opinioni e commenti
 

The show must go on: Berlusconi, ma che ce frega dello spread
Pubblicato il 11-02-2013


Berlusconi-Spread“Ma che ce frega ma che ce ‘mporta”. Il Cavaliere sembra vivere una vera e propria regressione psicologica. Quando verrà definitivamente relegato agli annali della storia ci rideremo su. Fino ad allora però dobbiamo fare ancora i conti con un leader politico, ex primo ministro che, in preda ad “un’incontinenza” emotiva, continua ad offendere l’intelligenza degli italiani e a umiliare l’immagine del Paese.  «Gli italiani non devono preoccuparsi dello spread perché è la differenza tra quello che deve pagare la Banca d’Italia su titoli di prima emissione e quello che paga la banca tedesca, e non ce ne può importare di meno»: così Berlusconi spiega a suo modo, rinunciando all’efficienza milanese in favore di un menefreghismo capitolino.   

INDECENTE – Siamo alle solite “berlusconate”. Prima lo aveva lanciato, poi negato nonostante l’evidenza e ora con un giro di tacco ci ritorna su. Il “Condono tombale” s’addà fare. «Fa pagare le tasse a chi non le aveva pagate costringono quelle persone a diventare dei contribuenti da quel momento in poi» dice il cavaliere, che poi, in barba ad ogni decenza rilancia l’ennesima provocazione: «Restituiremo l’Imu come risarcimento», anche perché, sostiene l’ex primo ministro che incitava a non pagare le tasse, «La lotta all’evasione noi l’abbiamo raddoppiata già dal 2008, e nel 2011 abbiamo ottenuto 12,7 miliardi, il governo dei tecnici ha fatto meno bene di noi, si è fermato a 12 miliardi, e utilizzando metodi che hanno danneggiato le imprese».

GHE PENSO MI’, MA I CONTI NONO TORNANO MAI – Per il Cavaliere non ci sono problemi, fa calcoli e rassicura: «Gli stipendi degli impiegati pubblici – dice – si possono tagliare del 3% perché quando dieci vanno in pensione, poi ne vengono riassunti quattro e non dieci. Non è una cosa superficiale, abbiamo fatto uno studio serio su ogni filone di spesa. Secondo noi non c’è assolutamente bisogno di una manovra aggiuntiva». «Abbiamo per molti mesi studiato la situazione dei conti pubblici e delle nostre spese», rassicura Berlusconi, aggiungendo che «c’è assolutamente bisogno di abbassare le tasse per uscire da una recessione che ci attanaglia e che è colpa di questo governo tecnico che in 13 mesi è riuscito a fare cose incredibili».

SANREMO COME  LA FESTA DELL’UNITA’ – Da buon show man, Berlusconi torna a criticare la scelta di far partire il Festival di Sanremo come previsto: secondo il Cavaliere, la decisione della Rai sarebbe sbagliata «perché non ci voleva niente a spostarlo di due settimane». Poi, aggiunge: «Se il festival di Sanremo diventa la festa dell’Unità credo che il 50% degli italiani non pagherà il canone. Già abbiamo una legge disgraziata che è quella sulla par condicio». Come un vecchio comico ormai finito, ripete il ritornello di sempre. Ma, ormai, non ride più nessuno.

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