venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Un Grillo in piazza
Pubblicato il 05-02-2013


Son passato da piazza Prampolini e sono stato sommerso dalla folla, una folla immensa quale non avevo mai visto, se non per la Rosina che negli anni cinquanta diceva di vedere la madonna davanti al Duomo. Stavolta, in fondo alla piazza, più che un’immagine sacra si stagliava quella d’un omino dai copiosi riccioli bianchi che si agitava urlando frasi incomprensibili, tra le quali si intuivano offese e minacce. Gli altoparlanti funzionavano male, eppure la gente aumentava. E diventava qualcosa di simile a un popolo, un popolo di fedeli misto a curiosi, che non volevano privarsi dello spettacolo, anche se afferravano poco o niente.

Lo spettacolo viaggiante di Grillo nella sua puntata unica di Reggio Emilia ha decretato il suo ennesimo trionfo. Così mi è venuta spontanea una riflessione. Se il comico Grillo ottiene per il suo spettacolo viaggiante tanto successo e candida un attore, versatile ma prevalentemente comico, Dario Fo, alla presidenza della Repubblica, significa che l’aspetto teatrale della politica sovrasta ormai quello tradizionale, anzi ne sovrasta qualsiasi altro ingrediente.

Questo è certo l’effetto della crisi della politica, di questa politica, della seconda Repubblica mai nata, e di un’anomalia italiana, che fino a vent’anni fa contrassegnava il nostro paese come il più conservatore e che oggi lo rappresenta come il più incostante e spregiudicato del mondo. Perché i comici? Perché di tutti gli spettacoli a rappresentare la situazione italiana lo stile comico è forse il più idoneo e anche il più in linea col carattere italico. Dallo Scajola che non sapeva chi mai gli avesse comprato la casa, una sorta di Amleto in salsa ligure, al Fiorito che spandeva i soldi della regione per le sue vacanze, come un Marchese del Grillo qualsiasi, ai consiglieri della regione Lombardia del Pd che si compravano la Nutella, mentre quelli del Pdl preferivano i lecca-lecca, come i bambini dell’Antoniano, fino al caso Mps dove certo Mussari dai capelli simili al Vignali, sindaco arrestato a Parma (mai fidarsi degli uomini coi capelli così pettinati…), comprava le banche come se avesse i soldi del Monopoli.

Ridere sarcasticamente, perché il sarcasmo è l’arma più incisiva per sconfiggere l’avversario, diventa una scelta azzeccata. Non è un caso che un terzo comico abbia iniziato il suo spettacolo e dicono anche la sua rimonta. Usando più o meno la stessa arma appuntita nei confronti di Monti. E si tratta del primo comico che ha vinto le elezioni in Italia e le ha vinte tre volte. Parlo di SiIvio, l’imbonitore, suadente, persuasivo, il più piacione. Le sue mosse sono plateali, ma il fazzoletto col quale ha ripulito la sedia di Travaglio è forse l’atto teatrale più incisivo e irriverente che mai sia stato compiuto. Anche perché messo in atto in casa del nemico, Santoro, suo imprevedibile alleato.

E che dire della proposta non solo di eliminare l’Imu sulla prima casa, ma addirittura di riconsegnare ai cittadini il denaro versato nel 2012, con tanto di assegno? Poi c’è Ingroia che viene imitato da Crozza, o Crozza da Ingroia, c’è Maroni che vuole la secessione del Nord, ma è alleato con Grande Sud, c’è perfino Samorì, moderato in rivoluzione, e ci mancava. Il teatrino è quasi completo. Si mantiene fuori il solo Bersani, la cui unica mossa teatrale è per il momento quella di togliersi la giacca per somigliare a Renzi. Basterà? Difficile però pensare che Bersani si violenti e prometta per tutti un viaggio gratis a Bettola…

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