giovedì, 18 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Antonio Manganelli è morto, la Polizia perde il suo capo. Cancellieri: «Era il numero uno»
Pubblicato il 20-03-2013


Manganelli-poliziaNonostante non fosse leghista, Roberto Maroni gli aveva dedicato la sua vittoria nella Regione Lombardia, lo scorso 26 febbraio. Due giorni dopo il ricovero d’urgenza a causa di un edema cerebrale. L’intervento per rimuoverlo era stato definito perfettamente riuscito. Ma un’infezione respiratoria si è rivelata fatale. E Antonio Manganelli, capo della Polizia, si è spento stamane, all’ospedale San Giovanni di Roma. Cordoglio dalle Istituzioni: il responsabile del Viminale, Anna Maria Cancellieri lo ha definito «un numero uno come poliziotto e per le sue qualità mortali», mentre la neopresidente della Camera, Laura Boldrini ha ricordato che Manganelli «ha dedicato la vita al servizio delle istituzioni».

LA LUNGA MALATTIA – Manganelli, classe 1950, per due anni aveva combattuto contro una grave malattia. Nel pomeriggio dello scorso 24 febbraio era stato ricoverato d’urgenza all’ospedale San Giovanni di Roma per rimuovere un edema cerebrale, conseguenza di un’emorragia. L’operazione era stata definita perfettamente riuscita, e il paziente era stato indotto il coma farmacologico. Stamane, il suo cuore non ha retto in seguito a un’infezione respiratoria, risultata poi fatale.

LA CARRIERA DI MANGANELLI – Laureato in giurisprudenza, Manganelli si è poi specializzato in Criminologia clinica. Sin dagli anni ’80 aveva collaborato con i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per poi dirigere, nel 1991, il servizio centrale operativo (Sco) e l’ufficio dei collaboratori di giustizia. Questore a Palermo dal 1997 e poi a Napoli dal 1999 al 2000, e diventato prefetto nel 2000, Manganelli è stato nominato direttore centrale della Polizia criminale e vicedirettore generale della Pubblica Sicurezza, incarico nel quale dal 2001 ha assunto le funzioni vicarie dell’allora capo della Polizia, Gianni De Gennaro. Non partecipò al G8 di Genova nel 2001 e lo scorso luglio, a sentenze pronunciate sui fatti della scuola Diaz, Manganelli aveva dichiarato che: «Di fronte al giudicato penale, è chiaramente il momento delle scuse».

LE SCUSE DI MANGANELLI PER I FATTI DEL G8 – All’indomani della sentenza definitiva di condanna nei confronti vertici investigativi della polizia, coinvolti nel pestaggio e negli arresti alla scuola Diaz di Genova durante il G8 del luglio 2001, Manganelli, che in quei giorni non era in servizio, era intervenuto dichiarando: «Ai cittadini che hanno subito danni e anche a quelli che, avendo fiducia nell’Istituzione-Polizia, l’hanno vista in difficoltà per qualche comportamento errato ed esigono sempre maggiore professionalità ed efficienza». «Una scuola di formazione per la gestione dell’ordine pubblico prepara oggi il personale di Polizia» aveva poi ricordato il Prefetto.

Silvia Sequi 

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