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Opinioni e commenti
 

Bersani presenta il programma del “governo di cambiamento”. Ok della Direzione nazionale, Renzi compreso
Pubblicato il 07-03-2013


Bersani-direttivo-Pd

Bersani lancia otto punti per trovare un’intesa con il Movimento 5 Stelle e sbarra la strada ad accordi con il Pdl. Il segretario raccoglie il sì quasi unanime la Direzione nazionale del Pd (un solo astenuto), che si stringe al suo leader nel difficile, ma non impossibile, tentativo di stabilire un contatto con Grillo che risolverebbe l’attuale impasse politica. Il leader democratico incassa, seppur da lontano, anche la fiducia di Matteo Renzi, che presenzia alle prime due ore di lavori, ma poi lascia il Nazareno senza intervenire e rientra a Firenze dopo un pranzo capitolino, che il suo portavoce definisce “assolutamente non politico”. Il sindaco e il segretario si sono comunque sentiti prima e dopo la riunione.

IL PROGRAMMA DEL “GOVERNO DI CAMBIAMENTO” – Il programma, che Bersani indica per un “governo di cambiamento”, ha come primo punto il superamento dell’austerità, conciliando rigore nei conti e investimenti pubblici produttivi. Immediatamente dopo gli interventi sull’emergenza sociale e il lavoro, che prevedono, ad esempio, pagamenti della P.A. alle imprese con titoli del tesoro dedicati e potenziamento della Cassa Depositi e Prestiti per la finanza d’impresa. Ma anche l’allentamento del Patto di stabilità, la Banda larga, il salario o compenso minino, la salvaguardia degli esodati, una nuova spending review, riduzione e rimodulazione dell’Imu, un piano di piccole opere a partire da scuole e strutture sanitarie, misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale, il blocco dei condoni e rivisitazione delle procedure di Equitalia.

SPENDING REVIEW – Non mancano inoltre proposte per dimezzare il numero dei parlamentari, cancellare le Provincie, rivedere degli stipendi per chi svolge incarichi elettivi in ambito nazionale e locale, dare nuove norme ai partiti e una legge elettorale con doppio turno di collegio. E ancora, Bersani mette al quarto punto una legge sulla corruzione, sulla revisione della prescrizione, sul reato di autoriciclaggio, norme efficaci sul falso in bilancio, sul voto di scambio e sul voto di scambio mafioso e nuove norme sulle frodi fiscali. Il tutto da affiancare a una legge sui conflitti di interesse, sull’incandidabilità, l’ineleggibilità e i doppi incarichi. Il segretario dei Democratici punta inoltre sull’economia verde e lo sviluppo sostenibile per riqualificare il territorio e dare nuovo slancio alle imprese italiane.

DIRITTI CIVILI – C’è poi il punto sui diritti civili, con in testa le norme sull’acquisto della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri e per minori nati in Italia, le unioni civili di coppie omosessuali secondo i principi della legge tedesca e una legge contro il femminicidio. Bersani propone anche un piano di contrasto all’abbandono scolastico e potenziamento del diritto allo studio con risorse nazionali e comunitarie, un adeguamento e messa in sicurezza delle strutture scolastiche e l’esaurimento delle graduatorie dei precari della scuola e reclutamento dei ricercatori.

LE REAZIONI DELLA DIREZIONE – Su questo programma il Partito democratico si è ritrovato pienamente: da Emiliano alla Puppato, da Fioroni a Visco, da Franceschini a Ignazio Marino. E che restituisce speranza per quell’accordo con il Movimento 5 Stelle che consentirebbe di evitare il “piano B”, quello che Bersani non vuole nemmeno prendere in considerazione, ovvero il ritorno alle urne. Qualche piccola polemica, prontamente ridimensionata dai big del Pd, è comunque nata dall’intervento di Massimo D’Alema. L’ex premier, infatti, ha chiesto di “superare il complesso dell’inciucio” non escludendo accordi con un centrodestra senza Berlusconi. La sua esortazione non è stata presa in considerazione da Bersani, che garantisce di non stare “corteggiando Grillo” ma pensando al Paese. Le consultazioni sul programma, intanto, sono già online mentre oggi il leader democratico vedrà Monti, in attesa di “affidarsi a Napolitano”, con il quale si è già sentito al termine della Direzione nazionale. La palla, insomma, è in gioco: ora sta a Grillo (e agli eletti del M5S) decidere se raccogliere il passaggio o mandarla in tribuna.

Dario Borriello

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Commenti all'articolo
  1. Condivido l’iniziativa di Bersani compresi gli otto punti da proporre al M5S con la speranza che quest’ultimo condivida il percorso. Dalla risposta che ha dato non mi sembra disponibile per nessuno accordo se non ad un governo di minoranza dei soli grillini. Io al posto di Bersani e dell’intera coalizione, glielo farei fare. Quello che invece la coalizione, a mio avviso non deve fare, è l’accordo con il PDL, come sostiene Dalema. Credo che sarebbe la fine di tutto il centro sinistra. Mi riesce difficile capire come uno come Dalema possa proporre una cosa che non sta ne in cielo ne in terra. Come pensa Dalema,con un governo di unità nazionale, portare una legge sul conflitto d’interesse, sulla corruzione, sulla soppressione delle provincie, sul taglio degli stipendi, sul falso in bilancio, la salvaguardia degli esodati, il blocco ai condoni tombali, un salario di cittadinanza, la legge elettorale ecc.- Dalema si sarà dimenticato che il governo di unità nazionale, che a mio avviso non avrebbe dovuto nascere mai, l’ha mandato a casa proprio il PDL 4 mesi fa. Non voglio pensar male, ma qualche volta ci si azzecca, diceva qualcuno, probabilmente Dalema sta pensando ad una possibile elezione a capo dello Stato se no non avrebbe fatto una proposta del genere.

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