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Opinioni e commenti
 

Bobby Kennedy III racconta l’Italia e la sua “Ameriqua”. Al suo fianco Baldwin, Giannini, Mastronardi e Silvestrin
Pubblicato il 07-03-2013


Ameriqua-Kennedy-DallaKennedy, un nome, una dinastia. Bobby III, uno dei nipoti della famiglia più famosa d’America (si chiama come il nonno, il fratello di John Fitzgerald), ha scritto un film, ‘Ameriqua’, di cui è protagonista con Alec Baldwin, Giancarlo Giannini, Alessandra Mastronardi, Enrico Silvestrin (in uscita il 16 maggio). Modi garbati e informali, racconta di essersi innamorato dell’Italia e di Bologna dove si e’ sentito un ragazzo qualunque: “Come molti studenti per mantenermi ho fatto tanti lavoretti, il cameriere, il barista”. La pellicola è ispirata a quel momento con le musiche originali di Lucio Dalla: “Abbiamo passato giornate bellissime con Lucio nella sua casa alle Tremiti. Era un uomo generoso che ha sempre sostenuto i giovani artisti”.

L’ITALIA E LA MIA ‘AMERIQUA’ – Ma Bobby ha voluto al suo fianco come coprotagonista il suo migliore amico, Lele Gabellone, al suo debutto come attore che in un modo o nell’altro ha segnato la vita di Bobby. Si sono incontrati a Bologna e ‘riconosciuti’, entrambi classe 1984, ‘anche se lui sembra piu’ vecchio di me di 10 anni’, scherza il giovane Kennedy. Feste, grandi mangiate, raduni, amori e imprevisti di percorso: il film – prodotto da Marco Gualtieri e Jabadoo con la regia di Marco Bellone e Giovanni Consonni – e’ un road movie tra New York e Bologna, che attraversa l’Italia partendo da Napoli. Alcune scene sono state girate alla Citta’ della Scienza prima che andasse completamente bruciata. La storia e’ un lungo ritorno a casa che ci mostra il folklore e i piu’ suggestivi paesaggi del Bel Paese. Ma tutto ruota intorno alla Bologna studentesca, quel formidabile 2007 nella sede emiliana della Brown University, dove Bobby ha conosciuto Lele. Il ventottenne rampollo Kennedy l’ha scritto e interpretato, fedele al ricordo di dodici mesi utili ad assorbire l’umorismo necessario: “Ci sono si’ stereotipi, ma sono estremizzati perché volevo prendere in giro gli americani e il loro modo naif di vedere questo paese”. Il rapporto dei Kennedy con l’Italia, rivela ancora il giovane erede, ‘e’ sempre stato forte: da quando JFK e’ venuto qui durante un tour in l’Europa, la nonna mi ha raccontato che l’Italia era il suo paese preferito. Da allora in ogni città italiana c’è una via Kennedy, anche a Lecce, dove abita Lele… ma e’ molto corta”, scherza.

IL MIO SOGNO FARE E’ UN FILM SUL NONNO – Bobby racconta di aver avuto la percezione di quanto avesse contato la sua famiglia solo verso i 10 anni: “Siamo una tribu’, una folla di gente, faccio fatica a ricordare tutti i nomi dei miei cugini. Una volta nella nostra casa a Cape Code, dove ci riuniamo tutti con nonna Ethel, a tavola con noi si e’ seduto un fotografo che era riuscito a intrufolarsi dalla spiaggia. Ognuno di noi credeva fosse amico dell’altro. Lo abbiamo smascherato solo alla frutta…”. Bobby ha un sogno: ‘Fra qualche anno, mi piacerebbe da regista fare un film sul nonno. Ma non riuscirei mai a vestire i suoi panni, ci vuole un attore all’altezza. Sapeva toccare la gente con semplicita”. Bobby e’ figlio di Robert JR, noto ambientalista: “Alec Baldwin recita un cameo nel film perché e’ amico di papa’. Ugualmente generoso e’ stato Giannini, un mostro sacro del cinema”. “Ameriqua è una commedia acerba ma senza recinti: Charlie (Bobby) e’ un neolaureato che, messo alle strette dalla famiglia, con gli ultimi soldi comprare un biglietto aereo per l’Italia e inizia un viaggio al confine tra sogno e realtà. Derubato al suo arrivo, trova conforto nel nuovo amico Lele, l’autoproclamato re di Bologna che lo portera’ alla scoperta di usi e costumi. Il produttore Marco Gualtieri racconta: “Quattro anni fa ero ospite dalla famiglia Kennedy a Washington per l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca ad un ricevimento: nella sala c’era mezza Hollywood. Bobby si rivolse a me convincendomi a produrre il film”. Bobby di Obama dice: “Quello che ha fatto per la Sanita’ non ha paragoni, ma molto c’e’ da fare, vedremo. Il problema delle armi e’ il nostro cancro”.

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