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Opinioni e commenti
 

Caso marò: è bufera sul governo
Pubblicato il 25-03-2013


Marò-IndiaNon si placano le polemiche sulla strategia adottata dal governo italiano che ha rimandato, in extremis, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in India. Domani, infatti, la Camera dei deputati ospiterà un dibattito che si annuncia molto acceso proprio in merito al caso dei due fanti di marina. Il responsabile degli Esteri, Giulio Terzi, ed il titolare della Difesa, Giampaolo di Paola, dovranno far valere le loro ragioni sull’opportunità di aver considerato soddisfacenti le risposte indiane sul rispetto dei diritti umani dei marò, mentre, da più parti, si è sottolineato vivacemente che i due rischiano sempre, anche se ipoteticamente, la pena di morte.

I MARO’ IN INDIA – Da parte loro oggi i marò hanno fatto la prima apparizione all’interno dell’ambasciata dove risiedono, intervenendo ad una Messa speciale per la domenica delle Palme, a cui hanno partecipato anche il sottosegretario Staffan de Mistura e l’ambasciatore d’Italia Daniele Mancini. Latorre e Girone hanno assistito, in abiti civili, al rito religioso al cui termine Latorre ha rilasciato una dichiarazione in cui ha detto: «Siamo militari, abbiamo le stellette. Sappiamo obbedire, nella buona e nella cattiva sorte».

LE CRITICHE DI GASPARRI E DEI VERTICI MILITARI – Duro oggi il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, secondo cui «la vicenda dei marò, con il contorno di bugie del governo sul rischio di pena di morte per i nostri militari, è allucinante». Il leader del Pdl si è detto convinto che «le forze armate non possono patire questo scempio». E, se ieri il capo di Stato Maggiore della difesa, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, aveva auspicato una rapida conclusione della vicenda «che sta sempre più assumendo i contorni di una farsa», oggi è stata la volta dello Stato Maggiore dell’Aeronautica ad intervenire per assicurare riguardo ai marò che «sono loro la priorità».

IL DIBATTITO IN INDIA – La vicenda ha alimentato anche un vivace dibattito in India, dove l’opposizione di centro-destra del Bjp ha accusato il governo di avere stretto un accordo nascosto con l’Italia fornendo «inammissibili garanzie», per i marò, magari con l’intervento della presidente del partito del Congresso, l’italiana Sonia Gandhi.

L’AVVOCATO INDIANO: «ESCLUSA PENA DI MORTE» – Al riguardo, la più importante novità della giornata, a New Delhi, è stata un’intervista rilasciata ad un quotidiano da Fali Sam Nariman, presidente dell’Ordine degli avvocati indiani, costituzionalista ed autorità nel campo degli arbitrati internazionali, che ha escluso che nell’incidente in mare del 15 febbraio 2012 in cui sono stati uccisi due pescatori indiani possa essere applicata in India la pena di morte. «Siamo di fronte – ha detto – ad un caso di confusione di identità, e questa è una posizione plausibile. I marò italiani – ha proseguito – molto probabilmente hanno scambiato i pescatori indiani per pirati. Certo l’incidente c’è, ma non si tratta di omicidio premeditato». Quindi «l’assicurazione data dal ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid che la pena di morte non verrà chiesta per i due marinai non è fuori luogo. Stiamo alimentando – ha concluso – controversie dove non esistono».

IL GOVERNO NEGA ACCUSE DI ACCORDI – La presenza di qualsiasi tipo di accordo o garanzia è stata negata sia dal ministro Khurshid, sia dal suo collega alla Giustizia Ashwani Kumar. Ed oggi il ministro della Difesa, A.K.Antony, ci ha tenuto a sottolineare da Trivandrum, in Kerala, che i due marò italiani sono ritornati in India grazie ad un atteggiamento «deciso» della Corte Suprema e del governo del Paese.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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