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Opinioni e commenti
 

Cipro, nuovo accordo in extremis
Pubblicato il 25-03-2013


Cipro-bancheI giorni successivi all’Eurogruppo dello scorso 15 marzo non sono stati facili per Cipro. Come si ricorderà, le autorità cipriote avevano ottenuto dai partners europei la disponibilità ad aiuti per 10 miliardi di Euro, a fronte però dell’impegno dei rappresentanti dell’isola di recuperare ulteriori 7 miliardi, necessari al salvataggio del sistema bancario e delle finanze pubbliche della piccola isola del Mediterraneo. Quando però, quelle stesse autorità, hanno dichiarato di voler reperire la maggior parte dei fondi necessari tramite un prelievo forzoso sui soldi depositati nelle banche cipriote, si è scatenata una sollevazione popolare e si sono levate le proteste dei russi, che deterrebbero circa un terzo di quei depositi. Il Parlamento cipriota ha così rigettato l’accordo.

VIAGGIO A VUOTO A MOSCA – Il ministro delle Finanze cipriota si è quindi diretto a Mosca, per chiedere non solo un allentamento delle condizioni del prestito di 2,5 miliardi di Euro precedentemente concesso da Mosca, ma anche ulteriori aiuti, che avrebbero evitato il prelievo sui conti correnti. In contropartita sembra abbia offerto quote delle banche cipriote, lo sfruttamento delle riserve di gas al largo dell’isola cipriota, che si stima siano rilevanti, la disponibilità a far insediare una base militare russa nell’isola.  La Russia, non ha accolto le ulteriori richieste cipriote, evidentemente ritenendole non interessanti o non credibili o non opportune in una ottica geopolitica.

DA CIPRO SOLO MISURE TAMPONE – Constatata la mancanza di valide alternative all’aiuto europeo, il Parlamento cipriota ha varato venerdì notte una serie di misure tampone, quali temporanee restrizioni ai flussi di capitale, per evitare che martedì prossimo, alla riapertura delle banche, i capitali ivi depositati fuggano all’estero evitando la tassazione. Ma anche la creazione di un fondo di solidarietà, destinato a finanziare banche e finanze pubbliche cipriote, che sarà presumibilmente alimentato anche con i fondi europei. Intanto, l’unica sostanziale buona notizia per Cipro è arrivata dalla Grecia. La banca ellenica Piraeus dovrebbe acquisire le filiali greche delle due principali banche cipriote, la Bank of Ciprus e la Popular Bank. Tale acquisizione ridurrebbe il fabbisogno finanziario cipriota, ma solo parzialmente. Al tempo stesso rappresenterebbe un primo taglio all’economia dell’isola.

SI DECIDE A BRUXELLESCipro deve trovare ancora qualche miliardo di euro, e deve farlo in fretta visto che la Banca Centrale Europea ha garantito liquidità alle banche cipriote solo fino a martedì. Ecco allora che i governanti ciprioti si cospargono il capo di cenere e domenica sera tornano a Bruxelles per negoziare un nuovo accordo con i partners europei ed ottenere i 10 miliardi di Euro di aiuti. Il piano B così concordato con l’Eurogruppo colpisce soprattutto  le prime due banche del  Paese. Cipro costituirà una bad bank che sarà progressivamente liquidata, a cui saranno conferiti gli attivi inesigibili della Popular Bank,  con una perdita netta per azionisti, obbligazioni e correntisti oltre i 100 mila euro. Saranno preservati unicamente i conti correnti fino a 100 mila euro che, insieme con gli attivi ancora performanti, saranno incorporati nella Bank of Cyprus, prima banca del Paese. La Bank of Cyprus sarà ricapitalizzata, anche convertendo in azioni le obbligazioni ed i depositi oltre i 100 mila euro. I depositi fino a 100 mila euro saranno dunque preservati. Sarà questo l’ultimo  atto dell’affaire cipriota? La piccola Repubblica a questo punto non sembra avere molte alternative per evitare il collasso della propria economia.

VINCITORI E VINTI – La gestione della crisi cipriota ha intanto lasciato sul terreno molti più vinti che vincitori. Ha vinto soprattutto chi fra poco dovrà misurarsi in una competizione elettorale. Questo è il caso della signora Merkel, che da un lato evita ai cittadini tedeschi di pagare più di quanto strettamente necessario per salvare un’altra delle fragili economie del Sud Europa, dopo Grecia, Portogallo e Spagna. Dall’altro, decretando la fine del modello di sviluppo economico cipriota, mostra al mondo come la potenza economica tedesca stia di fatto diventando potere imperiale. In un certo senso, vince l’Europa degli Stati che, condizionando la concessione degli aiuti allo smantellamento di una importante, per quanto poco trasparente, piazza finanziaria, riduce la concorrenza nell’attrazione di capitali.

VITTORIA DI PIRRO – Perde fortemente Cipro, e non solo perché vede il suo apparato di servizi finanziari ridimensionarsi, ma anche per la magra figura che ha fatto con l’Europa e con la Russia. Anche il prezzo che paga l’Europa dei popoli è molto alto, con un astio crescente tra popoli del Sud e popoli del Nord Europa, ben raffigurata emblematicamente da un poster tenuto nelle mani da un manifestante cipriota, che raffigurava la Merkel con i baffi di Hitler. Ma, anche dal punto di vista economico, permangono molti dubbi. Permettendo di prelevare parte dei risparmi depositati sui conti correnti, anche se solo quelli più cospicui, l’Eurogruppo ha creato un pericoloso precedente. Gli investitori, temendo che una simile misura si possa applicare ai capitali depositati presso banche di altri Paesi in difficoltà, potrebbero spostare i propri soldi in Paesi più virtuosi. Sarebbe un vantaggio per la Germania, ma una sconfitta per gli altri Paesi e per l’Europa tutta. Ancora, perde l’Europa nei confronti della Russia, i cui interessi sono colpiti dal prelievo messo in atto a Cipro. Perde l’Europa agli occhi del mondo, lasciando che un proprio Paese vada in giro ad offrire banche, riserve energetiche, basi militari.

NECESSARIA PIU’ LUNGIMIRANZA – Cipro ha un peso infinitesimale nell’economia europea e sarebbe potuto collassare con ripercussioni marginali per gli altri Paesi dell’Eurozona. Ecco perché lo si è affrontato con durezza e severità. Cipro non è esente da colpe, sia ben chiaro. Il suo era un modello che nei fatti non ha retto e che andava ripensato prima di arrivare al punto in cui siamo. Ma l’Europa avrebbe fatto del bene a se stessa, se avesse agito con maggiore generosità. Si sarebbe mostrata intelligente e lungimirante, ad esempio, chiedendo a fronte dell’aiuto totale, una pesante ristrutturazione del sistema bancario cipriota ed una quota rilevante nella società energetica che sfrutterà nei prossimi anni le riserve di gas cipriote.

UNA NUOVA VISIONE DELL’EUROPA – L’Eurozona è apparsa invece ancora una volta ostaggio dei troppi cicli elettorali, che interessano i vari Stati che la compongono. Ed i ripetuti errori che si commettono nella gestione di questo tipo di crisi alimentano risentimento verso l’Europa. La conseguente nascita di movimenti populisti, tanto a Nord quanto a Sud, a sua volta ci allontana dall’obiettivo del benessere e delle pace fra i popoli europei. Occorre dunque affrontare al più presto il tema di una rinnovata governance europea, che trasformi l’Europa degli Stati nell’Europa dei Popoli. Si potrebbe partire, ad esempio, conferendo maggiori poteri al Parlamento europeo, obbligando i candidati a presentarsi contemporaneamente in più Paesi per essere eletti, dar vita ad un Governo europeo che gestisca le materie più essenziali quali sviluppo economico, agricoltura, difesa, cultura, votare direttamente un Presidente europeo unico. Certo, fin quando non si troverà il coraggio, la credibilità  e la forza di portare avanti queste idee, rischiamo di passare dalla mala gestione di una crisi all’altra.

Alfonso Siano

 

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Commenti all'articolo
  1. Il caso cipriota ha rivelato una certa indolenza del Governo Italiano a commentare pubblicamente gli accadimenti che stanno interessando l’isola mediterranea. Ma non era stato presentato come un punto di forza dell’esecutivo Monti la capacità di far sentire la voce dell’Italia e di incidere sulle decisioni dell’Eurogruppo?La linea d’intervento adottata da Bruxelles non potrebbe interessare indirettamente anche l’Italia ? L’economista tedesco Joerg Kraemer qualche giorno fa ha dichiarato che un prelievo del 15% sui depositi risolverebbe il problema del debito anche in Italia. Non era il caso di intervenire piu’ attivamente e con maggior voce per sostenere il punto di vista di Roma sull’ipotesi che un Paese lasci l’euro

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